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Azzardo. Diamo i numeri! Quelli veri…

Un brevissimo flash. Dopodomani potrete leggere un mio contributo esaustivo in merito. Solo qualche curiosità per potervi orientare al meglio.

Vi siete mai chiesti quanto effettivamente si gioca in Italia? Quanti soldi vengono spesi ogni anno, in totale ed in media da ogni singolo cittadino – se anche i neonati potessero spendere – per tentare la sorte? E a fronte di quei soldi spesi, quanti ne vengono vinti? Che ricaduta reale ha il gioco nelle nostre esistenze? C’è un più o un meno da mettere davanti al saldo finale? Capirlo è interessante.

Vi siete mai chiesti, ad esempio, quanto costi invece la ludopatia come patologia, sulle spalle del sistema sanitario nazionale, in termini in intervento, assistenza, reinserimento? E vi siete domandati, a margine di questa patologia, che impatti sociali ci siano, in termini di contatto con la criminalità organizzata? Vedete, secondo chi lavora ogni giorno in associazioni e terzo settore, in aiuto delle vittime dell’usura… Beh, il gioco è diventata la ragione principale di indebitamento delle famiglie. Più della crisi, capite!

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I numeri di Bari, in merito, li leggerete tutti nel pezzo che uscirà dopodomani su E-Polis Week. E che prenderò l’impegno di condividere in lettura anche qui, per i più pigri.

Nel frattempo, però, vi lascio con una sola suggestione, relativa al dato nazionale… giusto appena per solleticarvi l’interesse.

In Italia, nel 2017, si sono spesi in giochi d’azzardo quasi 75 Miliardi di Euro. Sapete quanto pesava, lo stesso anno, la manovra finanziaria dello Stato italiano? 27 miliardi di Euro. Capaci tutti di fare una semplice proporzione, vero?

Ludopatia, Usura, Azzardo… I business “in chiaro” della Camorra Barese

Allora: a margine delle giornate Micaeliche di Carbonara qualche coordinata in più.

Parliamo di ludopatia, azzardo ed usura, ancora. Perchè è di questi giorni anche la notizia che pentiti altamurani – i fratelli Nuzzi – coinvolti nelle inchieste sul clan Parisi, avrebbero affermato che proprio quel sodalizio criminale, attraverso piattaforme in chiaro riconducibili al figlio del boss, Tommaso, rappresenterebbero uno strumento di approvvigionamento di capitali davvero importante per il clan. amendola1Che attorno al gioco d’azzardo si concretizzassero da sempre gli appetiti dei clan, in città, è fatto storico e acclamato. Col controllo delle bische, già dai primi anni ’80, personaggi del calibro di Antonio Capriati si sono imposti all’attenzione di tutti come boss e uomini di camorra. Quel che è cambiato, negli ultimi quarant’anni, è che parte consistente del gioco si è fatta legale. E con gli smartphone e determinate applicazioni è possibile portarsi in tasca una sala giochi. I sodalizi di camorra più all’avanguardia questo lo hanno capito. E chi aveva capitali ed agganci giusti, probabilmente, è già stato in grado di fare il “salto”. Le dichiarazioni dei Nuzzi, quando parlano di piattaforme con un doppio canale – chiaro e nero – per il gioco, sono dunque non solo attendibili, ma concrete tracce di lavoro per gli inquirenti.

Quello che a noi preme rimarcare qui è che sempre più, in modo sempre più pervasivo, il gioco si sta affermando come strumento di riciclaggio di capitali, perchè davvero molto larghe sono le maglie non tanto delle concessioni pubbliche, quanto della fidelizzazione di agenzie per conto di altre realtà che SOLO FISCALMENTE sono riconosciute dallo Stato ma sulle quali gli enti e le amministrazioni operano controlli di sicurezza in entrata molto più blandi. eb4a450ad657e18c03474cfd69ee9eb8_169_xlE’ quindi sempre più concreto il rischio che si affilino a portali o grandi network di scommesse, in modo del tutto legale, soggetti riconducibili anche “alla lontana” ai clan. E che questo permetta a quei sodalizi due cose: innanzitutto riciclare in quelle società gran parte dei capitali sporchi. In seconda battuta, installare luoghi di azzardo legalizzato offre ai clan la possibilità di radicare, a margine di quei luoghi e quegli affari, giri pericolosissimi di usura di prossimità. Con la compiacenza quando non il concorso di gestori con pochi scrupoli che propongono una pratica non legale, quella del “quadretto”, ossia del conto aperto da saldare a fine mese. Questa pratica, è provato, nei fatti fa perdere drasticamente la percezione di spesa al cliente che, a fine mese, spesso, si ritrova con debiti difficilmente estinguibili – finendo per essere preda delle tentazioni di ricorrere al prestito di prossimità, che in luoghi come le sale giochi fa spesso rima con usura.

Ancora, e davvero in ultima analisi, appena come suggestione, tocca ricordare come inchieste passate abbiano disvelato i rapporti strettissimi intercorrenti tra le grandi mafie dell’est operanti nel grande business delle scommesse pilotate e i clan locali inseriti nel circuito del betting e delle sale d’azzardo. C_27_articolo_75862_immagineprincipaleSono molte le possibilità di sinergia praticabili a margine delle scommesse sportive. Anche grazie ad una fitta rete che lavora all’interno delle comunità migranti attraverso le connessioni social 1 a 1 (whatsapp e simili). Non è difficile, con le giuste connessioni con chi “movimenta capitali” all’interno di quelle comunità, lavorare alla lievitazione “ad arte” di determinate quote sportive per poi speculare su risultati di partite vendute. Il tutto, ovviamente, permettendo a chi gestisce le sale guadagni in chiaro enormi a margine di investimenti di denaro già sporco. A Bari è già successo che alcuni giocatori pagassero care determinate “cattive frequentazioni”.