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Foggia: non solo Ultras

Attenzione a liquidare gli impazzimenti delle scorse settimane come reato comune a sfondo ultras. Come materiale di esclusivo appannaggio della DIGOS, insomma. Quel che è successo a Foggia, dopo il derby perso contro il Lecce ed a margine dell’esonero di  mister Padalino, è qualcosa di molto più grave ed inquietante.

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Gli attentati incendiari di quella notte, che hanno coinvolto società sportiva, aziende dei proprietari e giocatori, sono altro. Sono il segno evidente quantomeno di una città che vive un periodo di imbarbarimento forte, feroce, palpabile. Sono il segno di una città che, anche con la sua faccia più pulita, non riesce davvero ad emanciparsi completamente dalla forma aggressiva e feroce del reato, per discutere, arrabbiarsi, dibattere. E più ancora sono il segno di una infiltrazione pericolosa di ambienti contigui al crimine organizzato anche all’interno di piccole ma pericolosissime frange del tifo. Di quel mondo, insomma, che al fianco di una società sportiva occupa parte importante dell’agenda sociale di una comunità. E se è vero, com’è vero, che la tifoseria di Foggia, nella stragrande maggioranza, è composta da sportivi, entusiasti, tifosi veri, è pur vero che pezzi microscopici di quella galassia sono schegge impazzite pericolosissime. Sono schegge infiltrate da soggetti contigui a ben altri mondi. Schegge che evidentemente hanno maldigerito la gestione di una fase delicatissima come quella appena trascorsa… e sono pronti a porgere il conto alla nuova proprietà. Approfittando di un momento di debolezza evidente del gruppo di giocatori, minati nella fiducia da penalizzazioni e da scarsi risultati. Anche la situazione delle finanze societarie dell’ultimo trimestre sta contribuendo ad esacerbare gli animi, con la paventata ipotesi di una ulteriore penalizzazione per la squadra. Quelli che la società vive in questi giorni sono momenti molto delicati. Ma assieme ad essa dovrebbe vivere le stesse preoccupazioni tuta la città. Perchè una comunità che reagisce, anche solo per piccoli pezzi, col fuoco e con le bombe, nel silenzio e nell’omertà generale, è una città che non sarà mai al sicuro rispetto ad altre bombe ed altri attentati. Ed è una città che alza bandiera bianca. Foggia, però, questa resa, non la merita e non può affatto permettersela.

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Perché Salvini è pericoloso per il calcio, soprattutto a Bari?

Il ministro degli interni Salvini ha davvero fatto il diavolo a quattro per riuscire a farsi affidare la cura della sicurezza interna del nostro paese. Fatto gravissimo. Perché al netto di ogni possibile differenza ideologica e guardando SOLO tecnicamente la faccenda, è comunque molto grave che le questioni di promessa elettorale rappresentino poi la stella polare di una gestione. Soprattutto in materia di ordine pubblico e sicurezza, dove i desiderata devono sempre fare i conti con questioni più alte, più grandi, di maggiore importanza.

E finora, tranne alcuni pessimi esempi, tutti figli della urgenza di accontentare il proprio elettorato ed erodere consensi al M5S, tutti i tiri di Salvini sono pessimamente orientati. Esecrando il decreto sicurezza nella parte relativa alla gestione dei migranti.
Delirante e visionario rispetto alle questioni spicce di ordine pubblico.
Impreparato rispetto alla gestione delle conflittualità interne.
Immobile quando non pericolosamente ingenuo nelle parti relative al contrasto alla criminalità organizzata.
Pasticcione oltre ogni limite a guardare agli interventi in materia di Legittima Difesa e porto d’armi.

Un dicastero delicato come quello degli Interni, poi, in un mondo che corre veloce come il nostro, deve anche essere capace di esprimere prontezza di riflessi. Ed in questo, nella capacità di rispondere prontamente rispetto ad emergenze concrete, il ministro non brilla.

Anzi, come al solito dimostra di non conoscere le questioni di cui parla e cui pensa di poter porre rimedio.

Un esempio? La gestione dell’emergenza Ultras in Italia.
L’uomo comune riuscirebbe paradossalmente a far meglio. Proprio col buon senso.

  •  Salvini NON accetta la possibilità di sospendere le partite in presenza di atteggiamenti violenti o razzisti da parte delle tifoserie, all’interno dello stadio. Si nasconde dietro l’alibi di non darla vinta ai violenti. In realtà sa bene che richierebbe di perdere fette consistenti del consenso giovanile, soprattutto nelle grandi città a nord del Po, che esprimono grandissime tifoserie organizzate quasi mai orientate da un atteggiamento inclusivo e tollerante (ad eccezione della curva granata che è da sempre specchio di un diverso modo di fare tifo!)
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  • Salvini invoca il ritorno a tifoserie capaci di esprimere una organizzazione interna di tipo associato e capaci di confrontarsi per questo sulle grandi questioni delle trasferte organizzate. Terreno scivolosissimo, casato dalla nostra legislazione per due motivi.
    – Il primo è di mero ordine pubblico: il numero di sconti ed incidenti gravissimi avvenuti nel periodo delle trasferte organizzate era molto più alto, con esiti spesso drammaticamente più gravi. Se la nostra percezione è variata è perché è diverso il modo di informare, anche sulle microvicende, è diverso il nostro modo di ricevere le informazioni (la notifica è diversa dall’edizione del TG) e non perchè le trasferte autogestite con mezzi propri siano più pericolose. Crescono i numeri di scaramucce, diminuiscono molto i numeri collegati a fatti gravi. X capirci: la tragedia di Milano non si sarebbe evitata con un treno speciale… l’aggressione sarebbe stata portata con mezzi diversi direttamente al vagone, col rischio di esiti fatali molto più gravi.
    – Il secondo, ben più subdolo ma pesante: le tifoserie italiane, già senza una organizzazione come quella pretesa dal Ministro, sono infiltrate pesantemente dalla criminalità organizzata. Prendere a modello situazioni profondamente differenti, come l’Inghilterra, in cui non esiste la MAFIA, è folle. Il potere delle organizzazioni criminali italiane è enorme e la capacità di influenzare soggetti sociali – che il ministro pretende di trasformare in riconosciuti – così delicati come i gruppi di curva è una nobilitazione che si rischia di dare ed una amplificazione di potere ed autorevolezza criminale e sociale che l’Italia non può permettersi. Soprattutto in un universo debole come quello sportivo, che è già leva per traffici odiosi collegati alle mafie.
  • Salvini ciancia di celle negli stadi e sicurezza militarizzata. A quali tema guarda, Salvini? Quale mondo del calcio è il suo riferimento? Conosce Salvini la profonda differenza tra il mondo del pallone italiano (ormai da anni costretto a riscriversi per soggetti e limiti economici ogni giorno a causa della crisi generale economica che lo investe) e quello inglese (dove i denari affluiti da investitori stranieri sono così tanti che anche piccoli club di serie C hanno stadi di proprietà che costruiscono e gestiscono in autonomia e sicurezza privata che possono pagare)?

E veniamo appunto a Bari.Sì, vero, Salvini è convinto che la mafia a Bari sia solo quella Nigeriana, che i problemi del Libertà siano quelli di spacciatori e magnaccia, che uno Stadio come l’UFO di Renzo Piano possa essere un pilota di questa riforma, perchè da ristrutturare, da inserire in una riqualifica, perchè animato da una tifoseria grande e non troppo chiassosa, perchè nelle mani di un presidente danaroso.

Salvini ignora che: a Bari la mafia c’è. Tanto che infesta la curva. Ne sono stati più volte provati i legami – tra tifoserie e clan – da una serie di processi. Ci sono stati DASPO ed arresti in seguito a risse e violenze scatenate in curva a margine non tanto di dissidi con altri gruppi, ma di questioni interne quasi sempre legate al mondo criminale e non a quello calcistico. C’è una tifoseria che negli anni si è incattivita, nell’ultimo anno ha collezionato una serie di sanzioni personali – complice un delirante percorso di svezzamento in serie D, dove gli scontri sono all’ordine del giorno ma non fanno notizia e l’attenzione delle forze dell’ordine è gioco forza limitata. C’è soprattutto uno stadio ormai inefficiente, tuto da rifare – vero – ma comunque di proprietà comunale. E c’è una proprietà che può anche scegliere di fare i salti mortali, ma ha a che fare con una tifoseria che supera di numero e di gran lunga anche colleghi di serie A. Peraltro con una sacca di mafiosità diretta, al suo interno, davvero preoccupante.

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Queste cose Salvini le sa? Ha bisogno di una bibliografia di riferimento? Ha pensato a parlarne con i Questori che a Bari, dal 2014, si sono succeduti? Ne ha parlato con il Sindaco di questa città? O si affida solo al suo Delfino Romito per farsi spiegare cos’è la mafia a Bari? Se così fosse c’è da vederla dura: il giovanotto di cui sopra non si è mai accorto che a Bari c’è la Camorra Barese. E ci auguriamo non vada mai in curva, a Bari. Perchè una cosa lo accomuna a Salvini: l’uso ossessivo dei social.
E c’è una foto che la dice tutta, sulla inattendibilità di Salvini quando parla di mettere le mani sulle faccende legate al razzismo nel mondo del calcio.
Questa qui sotto. Col signor Lucci, capoultras plurisegnalato ed indagato per una possibile collusione con agglomerati criminali calabresi, proprio a margine del suo ruolo di “uomo forte” della curva.

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