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Sindaci delle Periferie

A Lecce, nelle passate settimane, un intero sistema è finito sotto la lente della Magistratura. Tanto che, in una notte, tra arresti e denunce a piede libero, amministratori pubblici, dirigenti ed impiegati comunali ed addirittura un senatore, sono saliti agli onori della cronaca, assieme a due sacristi del capoluogo, come organizzatori di un sistema criminale che su un piatto della bilancia metteva i consensi elettorali, sull’altro assegnazioni di alloggi popolari e favori sessuali.

Le verità, in Italia, le scrivono le sentenze per fatti come questi. Il condizionale, dunque, è d’obbligo. E però, la vicenda, intera e così com’è, deve farci riflettere.

imagesAl netto dei risvolti osò della vicenda, sembra che il cuore di tutto fosse lo scambio reale tra interi pacchetti di voti ed alloggi. Quello che non è definitivamente chiaro è se chi agiva – i sacristi coinvolti – promettessero ed orientassero i voti in cambio di una personalissima facilitazione (ti ripago la casa per me con un tot di consensi tacciabili) oppure il loro sforzo in campagna elettorale e nell’orientare i votanti all’urna fosse ripagato col diritto di decidere ed imporre assegnazioni per conto terzi. E qui la storia si farebbe decisamente più complessa. Più preoccupante. Ma allo stesso tempo più utile.

Utile a cosa? Utile a ricordare che è proprio annidata dentro le maglie di quello scambio, quel preciso scambio, la capacità delle mafie di radicarsi, fare proseliti ed accreditarsi presso pezzi interi del nostro blocco sociale come “soggetti politici”. 49a91a962de32973abb16e69f49243f6--giovanni-jungleE’ proprio attraverso scambi e gestioni di rapporti di questo tipo che, negli anni, alcuni boss a Bari ed i Puglia – ecco, Lecce sembra non fare eccezione – hanno costruito la propria fortuna di interlocutori sociali e politici. Basta guardare alla parabola di Savino Parisi a Japigia, basta una banalissima, semplice scorsa agli atti del processo BlueMoon, per vedere come, proprio nella capacità di orientare consenso in cambio di potere presso gli uffici case popolari ci stia annidato il potere di un capocorda. La sua capacità di diventare Sindaco del Rione.

Non va sottovalutata, questa faccenda. Non va sottovalutata perché ci racconta ancora tre dettagli importantissimi per capire quanto, effettivamente, tante parti della nostra società risultino ancora esclusi dai giochi e vulnerabili a sirene criminali.
Innanzitutto ci dice che c’è sempre una concreta probabilità che le competizioni elettorali risultino inquinate. Ancora, ci dice che quello del diritto alla casa è ancora un terreno su cui lo scontro e l’allarme sociale deve rimanere alto – perché, lo si voglia o no, una costante di tutti questi procedimenti è sempre e comunque il contraccambio promesso dai politici in cambio di voti: la casa. bari-pru-japigia-5-4In ultimo, ci dice che è ancora molto facile, a fronte di manciate di voti e consensi, per un boss, riuscire a governare un meccanismo delicato che esclude o riconosce diritti – ed è quindi assolutamente evidente quanto sia semplice, per soggetti del genere, accreditarsi sempre più come agenzie sociali invece che come agenti dell’illegalità.
In Puglia, purtroppo, una storia di cui Lecce è solo l’ultimo capitolo scritto. Una storia che non accenna ad avviarsi alla fine!

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