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Torniamo sul foggiano

Il 20 aprile scorso, la Polizia ha stroncato una organizzazione criminale in territorio abruzzese. Il gruppo era dedito al traffico di stupefacenti ed agiva sul territorio di Pescara praticamente in regime di monopolio, controllando il mercato della droga di importanti centri come Pescara, Montesilvano e Francavilla a Mare. Quel che più ci interessa, però, è il canale di approvvigionamento del gruppo, che aveva la sua base logistica ben ancorata sulle pendici del Gargano e nei comuni di Foggia e Manfredonia.

Sì, perché il gruppo dei pescaresi poteva permettersi di agire indisturbato, vantando un potere militare obiettivamente sovradimensionato rispetto alla struttura, proprio perchè altro non era che un tentacolo di un gruppo ben preciso: quello dei Libergolis di Monte Sant’Angelo.

Le indagini, infatti, hanno dimostrato come la linea di comando e quella di approvvigionamento del gruppo fossero saldamente controllate da elementi di primo piano delle consorterie criminali dei Perna di Vieste, dei Francavilla di Foggia e dei Renegaldo di Manfredonia, tutti saldamente legati da un vincolo di alleanza strategica con il potente clan Libergolis, egemone in alcuni territori del Gargano e in espansione verso il golfo di Manfredonia.

L’indagine sul traffico è nata proprio a margine di quelle più complesse scattate all’indomani del quadruplice omicidio di San Marco in Lamis, in cui rimasero uccisi, oltre a due incolpevoli contadini, anche due uomini di punta del clan Romito.

Cosa ci dicono queste indagini? Semplice. Dal Gargano, ormai forti di un potere economico e militare di tutto rilievo, alcuni gruppi stanno estendendo la propria influenza ed il proprio controllo anche ad altre zone della provincia e stanno mettendo il naso fuori dai confini regionali, individuando territori deboli in cui installare proprie centrali di appoggio. I LIbergolis, ormai incontrastati dopo il pesantissimo colpo inflitto ai Romito, sembrano insomma pronti ad affermarsi con uno strapotere incredibile, anche in luoghi in cui prima altri sistemi criminali imperavano. Del resto, la loro opera di supporto costante al gruppo Sinesi Francavilla, su Foggia, è indice di un interesse crescente verso i territori un tempo controllati dalla Società Foggiana. Ora, con il gruppo di Giosuè Rizzi e Rocco Moretti stroncato dalle ultime operazioni di polizia, il campo per i montanari sembra essersi definitivamente sgombrato. Resta da capire se gli uomini della mafia garganica vorranno davvero scendere dai monti in città o si accontenteranno di mettere un piede attraverso altre organizzazioni.

Polveriera foggiana

La fine di aprile ci ha regalato importanti novità sul territorio foggiano. Tutte, in coda alla tragica fine del maresciallo dei carabinieri ucciso a Cagnano Varano.

Nell’ordine: si è tornato a sparare nei territori che le mafie garganiche controllano e si contendono. Il primo a morire è stato il boss di Trinitapoli Cosimo Damiano Carbone, storico alleato dei Moretti di Foggia. Lo hanno ucciso sotto casa, la notte del 19 aprile. Ed è il secondo fatto di sangue a TRinitapoli dall’inizio dell’anno; il 20 gennaio a morire era stato Pietro De Rosa. Nella cittadina a cavallo tra le province BAT e Foggia sembra esplosa una guerra. E il dettaglio che a subire, per ora, siano i personaggi in qualche modo legati ai Moretti di Foggia ed a sparare siano le materie di nuovi criminali, collegati in qualche modo ai gruppi di Manfredonia la dice lunga sulla propensione di questi ultimi a tentare espansioni verso sud, andando ad occupare territori finora considerati cuscinetti verso la zona dell’andriese e la grande area controllata dalla Camorra Barese.

Ancora fuoco, questa volta a Vieste, dove a morire è stato il giovane boss Girolamo Perna, pezzo da novanta della Mafia Garganica. Ed è un omicidio interessante, dal punto di vista degli equilibri nel delicato scacchiere garganico, quello di Perna. Perché segnala una ripresa del conflitto tra il gruppo Raduano e quello Iannoli-Perna. Entrambe le batterie provengono dalla vecchia famiglia dei Notarangelo, egemone a Vieste fino ad una decina di anni fa. La dissoluzione delle precedenti linee di comando e la separazione dei due rami ha portato ad una escalation nel conflitto per il predominio sul territorio, con i Perna spalleggiati dai Libergolis ed i Romito a fianco dei Raduano. Quella che si delinea sul territorio di Vieste, importantissimo snodo economico per le mafie interessate al controllo sul traffico di stupefacenti in una rinomata località turistica ed al controllo su pizzo estorsioni e concessioni, è quindi una guerra non solo tra batterie criminali, ma tra pezzi interi di un sistema mafioso, interessati a ridisegnare confini e chiarire pesi e valori in campo.

Cosa si aspetti, ancora, per definire ad altissimo rischio la situazione in una serie diversa di territori della provincia, ad oggi, resta ancora un mistero.

Primarie del Centrodestra. Quel che mi piacerebbe chiedere ai candidati, se li intervistassi…

Sottotitolo imperativo: perché ci sono questioni che fanno la differenza, soprattutto quando si parla di amministrare una città.

Partiamo subito con il botto: Secondo lei esiste una emergenza, a Bari, che si chiama Camorra Barese, ma per comodità possiamo tranquillamente chiamare “mafia” se preferisce?

Nell’ultimo quindicennio, sul rapporto tra Amministrazione e Periferie si sono confrontate diverse e differenti ricette. Tutte partivano da un presupposto. Le periferie vanno curate con maggiore attenzione. Ha solo un verbo a disposizione – infinito presente – per descrivermi il rapporto che vorrebbe, come amministratore, instaurare con le periferie di Bari.

Quartiere Libertà: quanto è importante il colore della pelle quando si parla di devianza, criminalità, sicurezza. E sempre parlando di Quartiere Libertà: cosa mi dice rispetto ai dati serenamente reperibili in Questura sugli autori dei reati di spaccio e prostituzione? Chi delinque in questi campi? Come agire?

Questione mercati generali e piccolo commercio: esiste il pizzo a Bari? Come amministrazione cosa è intenzionato a fare in merito al problema, per sostenere un comparto produttivo essenziale per la città?

Questione sicurezza: telecamere. Sì o no? E se sì dove? se no, perchè?

Questione abitativa: qual’è attualmente il tasso stimato di irregolarità nel campo dell’abitare? Intenda, per irregolarità tanto quelle dei proprietari, quanto quelle degli assegnatari in caso di alloggio popolare. Se non conosce il dato preciso 2017 andrà benissimo un aggettivo o un numero su una scala da 1 a 10.

Periferie – Disoccupazione – Giovani: sempre che a suo parere esista mafia a Bari, crede esista una connessione tra quel trinomio e la propensione a delinquere dei giovani? Che tipo di interventi, nel caso, ha in mente per il prossimo quinquennio?

Madonnella, Bari Vecchia: Movida. Che tipo di rapporto ha intenzione di instaurare con gli operatori del settore. E come intende sposare le giuste aspirazioni del settore ristorativi e dell’entertaining con quelle dei residenti e dei cittadini che reclamano sicurezza a margine?

Che interventi pensa possibili per la periferia NORD di Bari ed i quartieri di Enziteto e Catino? E per il CEP – San Paolo, dove a due passi dagli uffici dell’amministrazione, in via Ricchioni, indisturbata, da tempo, ha il proprio quartier generale una agguerrita paranza di camorra? (lo dicono i magistrati)

Quanti immigrati risiedono, vivono, frequentano stabilmente il quartiere di San Pio, Enziteto?Quali le emergenze di sicurezza di quel quartiere?

 

Grazie per la gentilissima disponibilità!

Che succede a nord di Bari?

Ne parlavamo proprio due giorni fa.
Di sicuro, da qualche mese, Foggia è un posto più sicuro. Sarà vero? Dobbiamo crederlo, vista la forza con cui procura e forze dell’ordine hanno agito.

Questo però non vuol dire che la situazione, a Nord di Bari, sia pacificata. Nè vuol dire che la battaglia alle mafie darne sia vinta. Perchè proprio i Sistemi danni sono i più complessi, diversificati e radicati che il territorio pugliese abbia mai conosciuto. Non potrebbe essere altrimenti, se consideriamo che, alla fine, proprio la provincia di Foggia è la prima ad aver avuto contatti e continuità col mondo della Camorra. E non dobbiamo dimenticare che è proprio attraverso la Camorra e Cutolo che il padrino Rizzi è entrato nell’orbita dei Bellocco e di Rogoli, aprendo le porte di Foggia città alla prima emanazione della Sacra Corona Unita. Il problema è che, nella Capitanata, agivano già indisturbate realtà criminali ben più antiche e radicate. Almeno tre.

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A Cerignola, i gruppi che da sempre, a margine dei grandi business della ricettazione, dell’assalto a Tir e ai Treni e della droga. Più legati ad andriesi e bitontini, sull’onda di una antica alleanza che faceva della direttrice interna ss98, adesso 231, la via della ricettazione di autoveicoli e merce. Con il suo hub autostradale e la sua posizione strategica, Cerignola è divenuta ormai centrale per tute le questioni che riguardano lo sviluppo economico della provincia dauna. L’unica fortuna è quella che da sempre i cerignolani sono criminali interessati più a non veder intaccata la propria supremazia nel campo della grande ricettazione, che a tentare una pericolosa guerra per l’acquisizione di più zone di influenza.
A Manfredonia, con il controllo del golfo, dei traffici via mare e dello stupefacente, alcune batterie di anni si contendono la piazza. Arrivando anche a far strage. Facile da comprendere la violenza incredibile di questo conflitto: attorno a Manfredonia rutto un asse di enorme investimento, con l’area del polo industriale da ripensare e riqualificare. Allo stesso tempo, la vicinanza del centro a grandi realtà turistiche rende ghiottissime occasioni di investimento dei capitali e di acquisizione di enormi piazze di spaccio., Soprattutto in un momento storico in cui la piazzaforte estiva di Gallipoli è in forte calo. Si spiega così la recrudescenza ciclica di conflitti. Anche con altri gruppi, provenienti da altri contesti ed altre tradizioni. Come i gruppi dei montanari. Quelli del Gargano.
Appunto, il Gargano. Sul promontorio sempre i clan operano una presenza costante e condizionante in quasi tutti gli aspetti della vita di piccole comunità rurali. E tutto sono fuorché dei bruti analfabeti come una certa tradizione arcaicizzante ci ha fatto credere per troppo tempo. Sono ormai proiettati a business enormi, dal controllo delle politiche agricole e forestali, a quello sui flussi turistici. Dal grande business della droga a servire comunità piccole e ma ambite per la mole di domanda che sviluppano, fino a quello, ormai provato, del controllo del caporalato. Ed a margine, sul grande traffico di esseri umani.

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Ecco… qui ci sta il bubbone grosso… Perchè è vero che ormai sono proprio i gruppi dei garganici a controllare l’enorme business delle braccia e degli schiavi – e qui caporalato e prostituzione non si distinguono mai nettamente. Ma è anche vero che sullo stesso business, in un’area non troppo lontana, da sempre è un’altra la mafia che agisce. Ed è il Sistema di San Severo, che si occupa del controllo dell’agricoltura, soprattutto nella grande zona di raccolta dell’alto Tavoliere. Del resto, i gangster di San Severo, mai davvero articolati in una sola struttura, sono il riferimento criminale per un territorio vasti ed importante, logisticamente ed economicamente. E sono ormai forti di un operato praticamente monopolistico in una serie di traffici diversificati. Con contatti ormai strutturati da anni, tanto con le altre malattie pugliesi, quanto soprattutto con l’asse che conduce a Napoli. Il conflitto per le braccia, è bene saperlo, attende solo la miccia per detonare.

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Una situazione fluida, magmatica… ed in velocissimo mutare.
Non cantiamo vittoria troppo presto, quando si parla di Foggia e della sua provincia. C’è un sistema difficile da comprendere e disarticolare. Perchè, più che una singola organizzazione con più teste, si parla proprio di una serie ben diversificata di strutture che non operano quasi mai in sinergia o secondo una unica direzione strategica. Ma agiscono sullo stesso territorio, inquinandolo e rendendolo una delle province più arretrate e difficili d’Italia.

Legalità al Libertà – Lavori in corso

Chissà cosa avrà da dire Salvini? Chissà cosa avrà da dire Romito? Nessuno si è espresso, in merito. Eppure entrambi avevano tuonato sui problemi reali del Libertà. Salvo poi non accorgersi che questi si chiamava degrado, povertà, esclusione sociale ed anche abusivismo. L’abusivismo praticato dai baresi contro concittadini e migranti.

E l’abuso altro non era che la concessione, in affitto, di tuguri, garage, depositi, catapecchie. Senza nessun tipo di contratto, anzi con quella che si configurava in tutti i modi come una truffa ai danni quantomeno del catasto. E delle tasche di tutti noi, che invece alle imposte relative agli immobili (IMU e simili) facciamo fronte in modo limpido.

Di questa illegalità divenuta nei fatti “legale” nessuno vuole parlare. Nemmeno quello che la Lega continua a chiamare Candidato Sindaco. Fabio Romito, che è quello che poi tutta questa bagarre l’ha per fortuna – e suo malgrado – scatenata con la sua passeggiata nel rione Libertà – quella in cui andavano scovati i neri irregolari che delinquevano, tace. Troppo impegnato a capire se saranno le primarie a stabilire chi condurrà il centrodestra nelle prossime amministrative o riuscirà a deciderlo il tavolo politico dei signori del centrodestra.

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Di questa illegalità non tace invece l’amministrazione. Che si sta occupando da un mese di censire lo stato dell’abusivismo e sta intimando – con tempi brevissimi – una messa in legalità delle situazioni. Bene, davvero.

Perchè quello che sta emergendo è uno spaccato triste, squallido. Uno spaccato che coinvolge per primi i baresi, che quelle unità immobiliari le affittavano. Uno spaccato degradato in cui, però, l’unica cosa che esce salva è la dignità di chi, in quelle condizioni, era costretto a viverci. Una dignità che si fa pudore, vergogna, nel mostrare le condizioni in cui si viene tenuti. Una dignità che si fa pretesa, nel momento in cui si chiede di poter vedere la propria situazione regolarizzata, come diritto.

Quel che lascia attoniti, in tutto questo, è il silenzio delle forze di Sinistra di questa città. Per capirci, quelle istituzionali. Perchè poi, al Libertà, attivi su questa vicenda, ci sono i comitati spontanei, ci sono le solidarietà di vicinato, ci sono le realtà di base. Mancano le forze che istituzionalmente si indignano per la presenza di Casapound tra quelle strade… e però non spendono un rigo, sui social, nelle interviste, nelle lettere con preghiera di pubblicazione ai giornali, per dire qualcosa su una questione che a Bari è centrale. Perchè incrocia le questioni della marginalizzazione a quelle della legalità, le questioni della fiscalità a quelle della criminalità. No, su questo non si parla. Ed è un peccato. Anzi, è Il Peccato. Perchè proprio Bari, che di problemi di marginalizzazione vive e della ricucitura delle periferie avrebbe un gran bisogno, negli scorsi mesi si è vista scippare grossa parte dei finanziamenti per i bandi periferie. Ed incrociare le battaglie, quando ci sono sinergie possibili, è sempre una scommessa vincente.

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Nel frattempo, per fortuna, l’impegno per la legalità dell’amministrazione non si ferma. E questo è un merito che a questa amministrazione va riconosciuto – sebbene ancora troppi siano i demeriti delle passate gestioni a stessa targa politica perchè il conto possa definirsi a saldo zero. Continua l’impegno per l’emersione delle situazioni nere, grigi, illegali. E si finisce per scoprire che un altro quartiere popolare, San Pasquale, sconta le stesse problematiche, seppur in tono minore. Ed in salsa quasi completamente barese.

C’è margine, prima di invocare le grandi questioni di sistema e le piccole tristi faccende di poltrone e giacchette, per una riflessione seria non tanto sullo stato dell’arte – che è impietosamente sotto lo sguardo di chi voglia vedere – quanto più sul “che fare?” A guardare le discussioni delle ultime settimane, viene da rispondere tristemente di no.