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Ingegneria sociale… ci avete mai pensato?

D’accordo. Forse molti non coglieranno subito la ragione per cui oggi scegliamo di parlare di un tema che può apparire parecchio distante da quelle che sono le tematiche solite del blog. Sarà magari chiaro tra qualche riga. Intanto prendetela come una divagazione criminologica e di intelligence ed analisi su un mutamento sociale.

terlizzi-4.jpgPochi hanno davvero contezza di quante siano le variabili sotto la lente di ingrandimento degli analisti quando si parla di “mutamenti sociali” di una nazione. Uno dei più importanti, il meno considerato ed il meno conosciuto è quello che punta ad evidenziare “qualitativamente” e non “quantitativamente” come ed in cosa cambiano i profili di sicurezza interna di quella nazione. In altri termini, come cambia il rapporto tra il singolo cittadino ed il resto del corpo sociale quando il tramite tra il primo ed il secondo è un intervento delle Forze dell’Ordine. Mettendola ancora più semplicemente, come cambiano le regole che lo Stato impone alle sue forze di polizia per l’espletamento delle loro funzioni. Come cambia il lavoro dei poliziotti, come cambiano i loro doveri, le loro regole di ingaggio. Cosa possono e non possono fare, cosa sono tenuti ad utilizzare, quali strumenti, quali armamenti, quali divise.

tsit-default.jpgNegli ultimi venti anni la nostra società è MOLTO cambiata, secondo questo indicatore.
Il primo, ENORME, mutamento si è avuto con la preparazione del G8 di Genova. Per essere precisi, sotto il governo di Massimo D’Alema. IN quei due anni, Ministro degli Interni Bianco, si sono introdotte una serie di consistenti modifiche nel modus operandi delle forze di polizia. In particolare, quello che è radicalmente mutata è la frazione di Polizia che si occupa di Ordine Pubblico: i reparti Mobili – la Celere. E questo perché ci si ritrovava a fronteggiare un mondo PRE 11-9 nel quale il “nemico” identificato era il variegato mondo della CONTESTAZIONE. Ora: al netto di ogni discussione politica che si può aprire sull’etica di modifiche di questo tipo, è evidente che uno Stato, inserito in contesti in cui la sua Sovranità è per parte delegata, sceglie secondo una propria scala di valori cosa sia più meritevole di tutela e cosa meno e quali siano gli strumenti più adeguati. A noi interessa rimarcare che, a seguito di quelle modifiche, la nostra società è cambiata. Un esempio? Presto detto: le manovre di contenzione, trasmesse attraverso formazione apposita USA al personale scelto della Polizia e dei Carabinieri sono tristemente state trasmesse – con autorizzazione – a tutti gli operatori di Pubblica Sicurezza delle varie forze. Inclusi i Vigili Urbani. E’ di triste attualità il fatto che quel tipo di manovre uccida.  E che sia spesso utilizzato improvvidamente e senza la corretta preparazione. Al tempo stesso, fateci caso, da molto tempo in operazioni di polizia particolari e simili, invece delle manette sono comparse le fascette di plastica. Roba di poco conto? Sì, comprensibile che la vediate così. Io però qui ho il dovere di invitarvi a riflettere su quale sia la ragione per cui si stravolge un mezzo ed un metodo standardizzato in secoli. Semplice: la posizione cui quello strumento costringe l’arrestato è di gestione molto più agevole per l’operatore di sicurezza. Allo stesso tempo, però, può esporre il “costretto” a danni anche molto seri. Danni a carico dell’apparato respiratorio e cardiaco. Danni che possono arrivare fino al detestabile “esito fatale”: la morte.

Dopo Genova, per molto tempo, anche a fronte di cambiamenti epocali nel nostro mondo, non si sono registrate enormi modifiche. Non nel nostro paese. E’ del tutto evidente che il controllo estensivo e molto pervasivo che le agenzie di altri paesi operano sul mondo del web si riverbera automaticamente anche sulle nostre esistenze. Ma per quel che ci riguarda, fino a qualche anno fa, la polizia non è cambiata.

taser-2-1055500.jpgCon Salvini arriva invece una doppia modifica molto molto consistente nella galassia della sicurezza. Innanzitutto viene introdotto il Taser, la pistola elettrica. In seconda istanza, questo governo sta varando una modifica di interesse nel mondo del “porto d’armi” che è destinata a fare scuola. Non tanto perché autorizza chiunque abbia uno straccio di documento che attesti l’iscrizione presso un qualsiasi campo di tiro accreditato – incluse vere e proprie bocciofile del tiro a segno – ad acquistare armi da guerra come l’AK47, ma soprattutto perché non impone più l’informativa qualificata ai familiari del richiedente porto d’armi. Posso comprare armi e tenerle in casa anche senza dire nulla a mio marito o mia moglie. Fermatevi un attimo a riflettere su questo dato e sovrapponetelo al dato di omicidi in famiglia in Italia. Non vi chiedo neppure di sovrapporre a questi dati il ben più ridotto dato sulle rapine in casa e su reati predatori di tipo violento. E’ innegabile che in Italia la famiglia ammazzi più di qualsiasi altro soggetto. Eppure scegliamo di non ascoltare più i familiari prima di autorizzare qualcuno a detenere un’arma da fuoco.
190659459-4d399e2b-daa2-465f-9c2b-e1af885cd64a.jpgAncor più interessante è il caso del Taser in dotazione sperimentale ad alcuni reparti della Polizia di Stato. Al netto della dovuta ed accurata formazione che viene fatta, è innegabile che questo strumento si ponga come semplice “ausilio dissuasivo”. Non si sventa una rapina col Taser. Non ci si risolve un inseguimento. Allora… perché? Semplice: perché il Taser – che non uccide se non in casi particolari – è uno strumento comodissimo per mettere velocemente in condizione di non nuocere un bersaglio disarmato senza che l’operatore debba utilizzare troppa energia per farlo. Rendere inoffensivi a manganellate non è quella passeggiata di salute che si può immaginare, del resto. Usare un taser significa premere un grilletto. Non devo – credo – chiarirvi quanto, ancora una volta, questa modifica sia orientata non tanto a garantire una forma di contrasto reale e fattivo alla criminalità predatoria, quanto più uno strumento di contenzione e repressione più efficace nei confronti di problemi diversi, quasi tutti disciolti nel mare magnum non tanto della “difesa da una minaccia” quanto più della “rassicurazione di una paura”. Poi c’è la piazza, chiaro. Ma, per fortuna, ancora adesso, il Taser non risulta in dotazione diffusa ai reparti Celere. In ultimo, ma non per ultimo, piaccia o no a chi sta gestendo queste modifiche – perché analisi in merito ci sono, basta avere la pazienza di cercarle – ci spostiamo verso un rafforzamento di quella PAURA diffusa. Ed ampliamo COSCIENTEMENTE la nostra CERTEZZA DI ESSERE INSICURI. È questo che ci inocula il NUOVO diritto di detenere armi: il mio vicino è armato – tutti si armano – posso armarmi – devo armarmi? – lo hanno fatto tutti, sì, DEVO. Non dimenticate, poi, che anche il COME APPAIONO i tutori dell’Ordine è importante. Perché inconsciamente ci comunica DA CHI PROTEGGERCI. Chi è il nemico? E se la Polizia cambia e si dota di un’arma nuova che serve a contenere ‘uno uguale a me’… vuol dire che la minaccia è ovunque!

Siamo pronti alla NUOVA società della paura?

Riflettiamo su quanto cambia la società. Anche e soprattutto a partire da queste modifiche che appaiono banali. Che spesso non guardiamo neppure.
Davvero, nella nostra società, così per come essa è piuttosto che per come ci viene raccontata, il Taser e la pistola facile sono uno strumento che risolve problemi? E quand’anche appaiano risolutivi… quali problemi, davvero, risolvono? E come cambiano noi, più che la Polizia, queste modifiche?