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Legalità al Libertà – Lavori in corso

Chissà cosa avrà da dire Salvini? Chissà cosa avrà da dire Romito? Nessuno si è espresso, in merito. Eppure entrambi avevano tuonato sui problemi reali del Libertà. Salvo poi non accorgersi che questi si chiamava degrado, povertà, esclusione sociale ed anche abusivismo. L’abusivismo praticato dai baresi contro concittadini e migranti.

E l’abuso altro non era che la concessione, in affitto, di tuguri, garage, depositi, catapecchie. Senza nessun tipo di contratto, anzi con quella che si configurava in tutti i modi come una truffa ai danni quantomeno del catasto. E delle tasche di tutti noi, che invece alle imposte relative agli immobili (IMU e simili) facciamo fronte in modo limpido.

Di questa illegalità divenuta nei fatti “legale” nessuno vuole parlare. Nemmeno quello che la Lega continua a chiamare Candidato Sindaco. Fabio Romito, che è quello che poi tutta questa bagarre l’ha per fortuna – e suo malgrado – scatenata con la sua passeggiata nel rione Libertà – quella in cui andavano scovati i neri irregolari che delinquevano, tace. Troppo impegnato a capire se saranno le primarie a stabilire chi condurrà il centrodestra nelle prossime amministrative o riuscirà a deciderlo il tavolo politico dei signori del centrodestra.

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Di questa illegalità non tace invece l’amministrazione. Che si sta occupando da un mese di censire lo stato dell’abusivismo e sta intimando – con tempi brevissimi – una messa in legalità delle situazioni. Bene, davvero.

Perchè quello che sta emergendo è uno spaccato triste, squallido. Uno spaccato che coinvolge per primi i baresi, che quelle unità immobiliari le affittavano. Uno spaccato degradato in cui, però, l’unica cosa che esce salva è la dignità di chi, in quelle condizioni, era costretto a viverci. Una dignità che si fa pudore, vergogna, nel mostrare le condizioni in cui si viene tenuti. Una dignità che si fa pretesa, nel momento in cui si chiede di poter vedere la propria situazione regolarizzata, come diritto.

Quel che lascia attoniti, in tutto questo, è il silenzio delle forze di Sinistra di questa città. Per capirci, quelle istituzionali. Perchè poi, al Libertà, attivi su questa vicenda, ci sono i comitati spontanei, ci sono le solidarietà di vicinato, ci sono le realtà di base. Mancano le forze che istituzionalmente si indignano per la presenza di Casapound tra quelle strade… e però non spendono un rigo, sui social, nelle interviste, nelle lettere con preghiera di pubblicazione ai giornali, per dire qualcosa su una questione che a Bari è centrale. Perchè incrocia le questioni della marginalizzazione a quelle della legalità, le questioni della fiscalità a quelle della criminalità. No, su questo non si parla. Ed è un peccato. Anzi, è Il Peccato. Perchè proprio Bari, che di problemi di marginalizzazione vive e della ricucitura delle periferie avrebbe un gran bisogno, negli scorsi mesi si è vista scippare grossa parte dei finanziamenti per i bandi periferie. Ed incrociare le battaglie, quando ci sono sinergie possibili, è sempre una scommessa vincente.

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Nel frattempo, per fortuna, l’impegno per la legalità dell’amministrazione non si ferma. E questo è un merito che a questa amministrazione va riconosciuto – sebbene ancora troppi siano i demeriti delle passate gestioni a stessa targa politica perchè il conto possa definirsi a saldo zero. Continua l’impegno per l’emersione delle situazioni nere, grigi, illegali. E si finisce per scoprire che un altro quartiere popolare, San Pasquale, sconta le stesse problematiche, seppur in tono minore. Ed in salsa quasi completamente barese.

C’è margine, prima di invocare le grandi questioni di sistema e le piccole tristi faccende di poltrone e giacchette, per una riflessione seria non tanto sullo stato dell’arte – che è impietosamente sotto lo sguardo di chi voglia vedere – quanto più sul “che fare?” A guardare le discussioni delle ultime settimane, viene da rispondere tristemente di no.

Sindaci delle Periferie

A Lecce, nelle passate settimane, un intero sistema è finito sotto la lente della Magistratura. Tanto che, in una notte, tra arresti e denunce a piede libero, amministratori pubblici, dirigenti ed impiegati comunali ed addirittura un senatore, sono saliti agli onori della cronaca, assieme a due sacristi del capoluogo, come organizzatori di un sistema criminale che su un piatto della bilancia metteva i consensi elettorali, sull’altro assegnazioni di alloggi popolari e favori sessuali.

Le verità, in Italia, le scrivono le sentenze per fatti come questi. Il condizionale, dunque, è d’obbligo. E però, la vicenda, intera e così com’è, deve farci riflettere.

imagesAl netto dei risvolti osò della vicenda, sembra che il cuore di tutto fosse lo scambio reale tra interi pacchetti di voti ed alloggi. Quello che non è definitivamente chiaro è se chi agiva – i sacristi coinvolti – promettessero ed orientassero i voti in cambio di una personalissima facilitazione (ti ripago la casa per me con un tot di consensi tacciabili) oppure il loro sforzo in campagna elettorale e nell’orientare i votanti all’urna fosse ripagato col diritto di decidere ed imporre assegnazioni per conto terzi. E qui la storia si farebbe decisamente più complessa. Più preoccupante. Ma allo stesso tempo più utile.

Utile a cosa? Utile a ricordare che è proprio annidata dentro le maglie di quello scambio, quel preciso scambio, la capacità delle mafie di radicarsi, fare proseliti ed accreditarsi presso pezzi interi del nostro blocco sociale come “soggetti politici”. 49a91a962de32973abb16e69f49243f6--giovanni-jungleE’ proprio attraverso scambi e gestioni di rapporti di questo tipo che, negli anni, alcuni boss a Bari ed i Puglia – ecco, Lecce sembra non fare eccezione – hanno costruito la propria fortuna di interlocutori sociali e politici. Basta guardare alla parabola di Savino Parisi a Japigia, basta una banalissima, semplice scorsa agli atti del processo BlueMoon, per vedere come, proprio nella capacità di orientare consenso in cambio di potere presso gli uffici case popolari ci stia annidato il potere di un capocorda. La sua capacità di diventare Sindaco del Rione.

Non va sottovalutata, questa faccenda. Non va sottovalutata perché ci racconta ancora tre dettagli importantissimi per capire quanto, effettivamente, tante parti della nostra società risultino ancora esclusi dai giochi e vulnerabili a sirene criminali.
Innanzitutto ci dice che c’è sempre una concreta probabilità che le competizioni elettorali risultino inquinate. Ancora, ci dice che quello del diritto alla casa è ancora un terreno su cui lo scontro e l’allarme sociale deve rimanere alto – perché, lo si voglia o no, una costante di tutti questi procedimenti è sempre e comunque il contraccambio promesso dai politici in cambio di voti: la casa. bari-pru-japigia-5-4In ultimo, ci dice che è ancora molto facile, a fronte di manciate di voti e consensi, per un boss, riuscire a governare un meccanismo delicato che esclude o riconosce diritti – ed è quindi assolutamente evidente quanto sia semplice, per soggetti del genere, accreditarsi sempre più come agenzie sociali invece che come agenti dell’illegalità.
In Puglia, purtroppo, una storia di cui Lecce è solo l’ultimo capitolo scritto. Una storia che non accenna ad avviarsi alla fine!