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La paura sta evaporando…

Questa è solo una premessa ad un discorso più ampio. Spezzetto molto le discussioni per una ragione semplice: il tempo medio di lettura di un testo da un device è molto breve. Si è parecchio accorciata la nostra soglia di attenzione. Si è illividita la nostra capacità di concentrazione rispetto a testi che forniscano informazioni e che elaborino pensieri, concetti, teorie. Un trattato – anche brevissimo – che parta da alcune basi tutte da enunciare e si sviluppi con tesi e antitesi per raggiungere una sintesi, qui, impiegherebbe 3 o 4mila parole. Tempo di lettura? 30 minuti. Siamo seri… non ci si arriverebbe infondo. Allora preferisco spezzettare i passaggi, sperando restino più facilmente impressi.

Voglio parlarvi di un mutamento che avverto, soprattutto nei luoghi che studio e per studio frequento ed osservo. Voglio parlarvene anche ispirato dalla trasmissione Presa Diretta del 16 settembre – che sicuramente potete trovare online disponibile sugli archivi di raiplay. Perché Iacona con quella trasmissione ha messo molta carne al fuoco sul piatto della sicurezza/insicurezza urbana. E sul piatto della paura. E forse non lo sa neppure, ma in molti passaggi ha spazzato via con un sol colpo di spugna quello che un sociologo come Bauman ha teorizzato in un decennio: la liquefazione della paura. Le periferie di Iacona, ieri, narravano di una paura che si è fatta ancora qualcosa di diverso, tanto dai solidi del “Muro” del “Noi e Voi”, del “Nemico conosciuto” quanto dai liquidi del “loro” del “tutt’attorno” del “sono assediato” del “sono solo”.

Andiamo con ordine e definiamo il concetti di liquidità e quello che temo di poter provocatoriamente proporre come upgrade. Anni fa, un maestro e decano della sociologia – Bauman, qualcuno lo avrà almeno sentito nominare – cominciò sul serio a fare fortuna pubblicando una montagna di libri che, nei fati, indagavano un mutamento evidente nella nostra società. Un mutamento che pervadeva – meglio, sommergeva – moltissimi degli aspetti del nostro vivere sociale. Definì questo mutamento discioglimento. E da lì sfornò una serie di volumi i cui titoli contenevano sempre l’aggettivo LIQUID*. Intendete, ovviamente, l’asterisco come segno che il genere dell’aggettivo, a seconda del nome che definiva, poteva cambiare da maschile a femminile. E così: Vita, Amore, Paura diventarono LIQUIDI.

paura-liquidaEra un concetto estremamente interessante ed assolutamente rivoluzionario. Baumann scandagliava tutti gli aspetti della nostra nuova vita, comparandoli con quelli che avevamo sperimentato fino solo a 50/60 anni fa. Anzi, per molte pagine, i paragoni si attestavano addirittura ad un ventennio prima della pubblicazione – per cui, microsecondi sul grande orologio del tempo umano qui in Terra. Guardava a come era cambiato il nostro rapporto con il mondo del lavoro ed a come questo cambiamento aveva investito a domino tutta una serie di altri aspetti della nostra esistenza – anche solo quello dell’organizzazione del tempo vita. Guardava all’avvento della socialità 2.0 (badate bene, Amore Liquido è il testo di riferimento ed è dei primi anni 2000… Facebook era ancora molto meno diffuso ed invasivo di oggi). Guardava alle chat, alla moltiplicazione dei luoghi di contatto virtuale tra persone anche lontanissime, che stringevano relazioni di vario tipo senza nemmeno essersi mai stretti la mano, a volte – estremizzo i punti focali, sia chiaro! Guardava anche alla PAURA ed a come questa era cambiata, divenendo non solo TIMORE DI UN NEMICO O DI UNA MINACCIA, ma molto spesso, addirittura, PAURA DEL VIVERE. Perché al fondo di tutti questi discioglienti, Baumann ci metteva un dato importante e molto spesso sottovalutato nella lettura degli ultimi decenni: l’avvento di una post-modernità invasiva ed aggressiva che aveva finito per corrodere in modo profondo tutte le certezze costruite negli ultimi due secoli di esperienza umana e sociale. I concetti solidi della stretta di mano, del lavoro come strutturazione di un percorso preciso che impegnava e caratterizzava l’esistenza… anche la presenza di un muro solido tra un NOI ED UN LORO lasciavano posto ad indistinti e nebulosi concetti – tutti però parecchio sedativi, al principio – come il poke, la chat, l’online/offline, la mobilità orizzontale e verticale (quando ancora il concetto di precarietà non era stato ben compreso) la minaccia impalpabile disciolta tra di noi. Ecco: amore, vita e paura diventavano di colpo concetti liquidi. E fermandoci alla PAURA – che è concetto essenziale quando si parla di sicurezza e criminologia – ecco, questa diventava di colpo indistinta. Non esistevano più i nemici dell’est e dell’ovest. La minaccia diveniva di colpo “globale”: terroristi capaci di colpire perché disciolti tra noi, spacciatori, gang, psicopatici della porta accanto, contestatori animati dal desiderio di sovvertire un ordine globale rassicurante – gli ordini, calati dall’alto, imposti, chissà perché sono sempre rassicuranti: deresponsabilizzano dall’obbligo di scegliere e costruire e dunque rasserenano. Le città mutavano forma, le periferie divenivano luoghi difficili, le auto si facevano mostri corazzati come i SUV, le armi ampliavano il proprio parterre includendo tra loro gadgetterie acquistabili online. Quel che assieme al mondo fuori mutava, oltre al crollo dei muri, era però anche e soprattutto il rapporto stesso tra INDIVIDUO e COMUNITA’… inteso anche e soprattutto come STATO. Quel che mutava era il rapporto tra un NOI sempre più declinato al singolare – nel concetto di cittadino – ed un NOI sempre più distante ed indefinibile quando si parlava di CITTADINANZA E SOCIETA’. Va da sé che, nel momento in cui le minacce si moltiplicano ed io non so bene a chi rivolgermi perché tutto si fa magmatico, indistinto, impersonale… la mia paura AUMENTA. E PERVADE… proprio come un liquido. Passa sotto le porte blindate, si infila negli interstizi del vivere. Muta forma per farsi ogni volta sempre più invasiva. Finisce per avvolgermi, sommergermi, annegarmi.

Zygmunt_Bauman_1Quando è liquida. Quando la PAURA ha comunque una sua forma più o meno INTUIBILE sebbene non chiaramente definibile. Un Liquido sta lì, lo vedo. Sono capace di motivarne la presenza, sono capace di descriverlo usando aggettivazioni chiare. E soprattutto, per quanto complesso, sono capace di sviluppare strategie adattive che mi permettano anche di arrivare a confrontarmi con quella paura. Maneggiarla e contenerla.
Bauman purtroppo se n’è andato da qualche tempo – pochissimo a dir la verità. Eppure, di sicuro, sarebbe pronto subito a riprendere in mano alcuni concetti e dover ammettere che questi vanno sottoposti ad un vigoroso, robusto aggiornamento.
Perché nella velocità incredibile con cui ci confrontiamo con una post-modernità che si supera di giorno in giorno, è molto probabile che anche i concetti di liquidità siano ormai non superati ma semplicemente passati ad uno stadio ancora più indefinito. E se sono le leggi della fisica a doverci condurre, perché queste sono quelle suggerite efficacemente dal maestro… allora forse è il caso di dire che siamo di fronte ad una società che da liquida sta passando allo stato gassoso. Una società che vede i concetti ed i capisaldi di VITA – RELAZIONI – PAURA mutare ancora e radicalmente forma, fino a nebulizzarsi nell’aria, diventare gas… essere per loro stessa natura dovunque senza sforzo. Non avere più forma ma riuscire ad arrivare davvero in ogni luogo. Ed essere sempre meno visibili, sempre più avvolgenti, sempre più subdoli. E non è tanto una questione di evaporazione… che per sua stessa natura lessicale ci suggerisce una prossima sparizione dell’oggetto in questione. Quasi fosse una provocazione vien da chiedersi se il breve momento di osservazione di Baumann non fosse solo un passaggio – peraltro rapidissimo – di un corpo da solido a gassoso.

E se il maestro si fosse semplicemente trovato ad osservare la materia che repentinamente si faceva gas. E l’abbia colta solo nel momento in cui questa era instabilmente liquida? Mi ripeto, convinto che sia l’occasione per aprire un focus di riflessione sul mondo che più da vicino ci circonda. Se, tutto attorno, la minaccia si fosse semplicemente fatta aria che respiriamo? E di conseguenza la paura fosse semplicemente passata ad uno stato gassoso, nebulizzato tutto attorno? Io non lo so. Non ho l’autorevolezza, la formazione, l’esperienza per mettermi a confutare le teorie di un maestro come Bauman… ma quel che vedo – avendo studiato e ristudiato il suo Paura liquida, che peraltro si fa leggere davvero con enorme piacere – è che sempre più i concetti da lui enunciati in quel testo non resistono alla prova dei fatti. Sono uno strumento importante, ma a volte restano terribilmente indietro. Come atterriti anche loro, da una paura che giorno dopo giorno si fa sempre più asfissiante. E sempre più immotivata – quantomeno molto mal indirizzata.

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Ingegneria sociale… ci avete mai pensato?

D’accordo. Forse molti non coglieranno subito la ragione per cui oggi scegliamo di parlare di un tema che può apparire parecchio distante da quelle che sono le tematiche solite del blog. Sarà magari chiaro tra qualche riga. Intanto prendetela come una divagazione criminologica e di intelligence ed analisi su un mutamento sociale.

terlizzi-4.jpgPochi hanno davvero contezza di quante siano le variabili sotto la lente di ingrandimento degli analisti quando si parla di “mutamenti sociali” di una nazione. Uno dei più importanti, il meno considerato ed il meno conosciuto è quello che punta ad evidenziare “qualitativamente” e non “quantitativamente” come ed in cosa cambiano i profili di sicurezza interna di quella nazione. In altri termini, come cambia il rapporto tra il singolo cittadino ed il resto del corpo sociale quando il tramite tra il primo ed il secondo è un intervento delle Forze dell’Ordine. Mettendola ancora più semplicemente, come cambiano le regole che lo Stato impone alle sue forze di polizia per l’espletamento delle loro funzioni. Come cambia il lavoro dei poliziotti, come cambiano i loro doveri, le loro regole di ingaggio. Cosa possono e non possono fare, cosa sono tenuti ad utilizzare, quali strumenti, quali armamenti, quali divise.

tsit-default.jpgNegli ultimi venti anni la nostra società è MOLTO cambiata, secondo questo indicatore.
Il primo, ENORME, mutamento si è avuto con la preparazione del G8 di Genova. Per essere precisi, sotto il governo di Massimo D’Alema. IN quei due anni, Ministro degli Interni Bianco, si sono introdotte una serie di consistenti modifiche nel modus operandi delle forze di polizia. In particolare, quello che è radicalmente mutata è la frazione di Polizia che si occupa di Ordine Pubblico: i reparti Mobili – la Celere. E questo perché ci si ritrovava a fronteggiare un mondo PRE 11-9 nel quale il “nemico” identificato era il variegato mondo della CONTESTAZIONE. Ora: al netto di ogni discussione politica che si può aprire sull’etica di modifiche di questo tipo, è evidente che uno Stato, inserito in contesti in cui la sua Sovranità è per parte delegata, sceglie secondo una propria scala di valori cosa sia più meritevole di tutela e cosa meno e quali siano gli strumenti più adeguati. A noi interessa rimarcare che, a seguito di quelle modifiche, la nostra società è cambiata. Un esempio? Presto detto: le manovre di contenzione, trasmesse attraverso formazione apposita USA al personale scelto della Polizia e dei Carabinieri sono tristemente state trasmesse – con autorizzazione – a tutti gli operatori di Pubblica Sicurezza delle varie forze. Inclusi i Vigili Urbani. E’ di triste attualità il fatto che quel tipo di manovre uccida.  E che sia spesso utilizzato improvvidamente e senza la corretta preparazione. Al tempo stesso, fateci caso, da molto tempo in operazioni di polizia particolari e simili, invece delle manette sono comparse le fascette di plastica. Roba di poco conto? Sì, comprensibile che la vediate così. Io però qui ho il dovere di invitarvi a riflettere su quale sia la ragione per cui si stravolge un mezzo ed un metodo standardizzato in secoli. Semplice: la posizione cui quello strumento costringe l’arrestato è di gestione molto più agevole per l’operatore di sicurezza. Allo stesso tempo, però, può esporre il “costretto” a danni anche molto seri. Danni a carico dell’apparato respiratorio e cardiaco. Danni che possono arrivare fino al detestabile “esito fatale”: la morte.

Dopo Genova, per molto tempo, anche a fronte di cambiamenti epocali nel nostro mondo, non si sono registrate enormi modifiche. Non nel nostro paese. E’ del tutto evidente che il controllo estensivo e molto pervasivo che le agenzie di altri paesi operano sul mondo del web si riverbera automaticamente anche sulle nostre esistenze. Ma per quel che ci riguarda, fino a qualche anno fa, la polizia non è cambiata.

taser-2-1055500.jpgCon Salvini arriva invece una doppia modifica molto molto consistente nella galassia della sicurezza. Innanzitutto viene introdotto il Taser, la pistola elettrica. In seconda istanza, questo governo sta varando una modifica di interesse nel mondo del “porto d’armi” che è destinata a fare scuola. Non tanto perché autorizza chiunque abbia uno straccio di documento che attesti l’iscrizione presso un qualsiasi campo di tiro accreditato – incluse vere e proprie bocciofile del tiro a segno – ad acquistare armi da guerra come l’AK47, ma soprattutto perché non impone più l’informativa qualificata ai familiari del richiedente porto d’armi. Posso comprare armi e tenerle in casa anche senza dire nulla a mio marito o mia moglie. Fermatevi un attimo a riflettere su questo dato e sovrapponetelo al dato di omicidi in famiglia in Italia. Non vi chiedo neppure di sovrapporre a questi dati il ben più ridotto dato sulle rapine in casa e su reati predatori di tipo violento. E’ innegabile che in Italia la famiglia ammazzi più di qualsiasi altro soggetto. Eppure scegliamo di non ascoltare più i familiari prima di autorizzare qualcuno a detenere un’arma da fuoco.
190659459-4d399e2b-daa2-465f-9c2b-e1af885cd64a.jpgAncor più interessante è il caso del Taser in dotazione sperimentale ad alcuni reparti della Polizia di Stato. Al netto della dovuta ed accurata formazione che viene fatta, è innegabile che questo strumento si ponga come semplice “ausilio dissuasivo”. Non si sventa una rapina col Taser. Non ci si risolve un inseguimento. Allora… perché? Semplice: perché il Taser – che non uccide se non in casi particolari – è uno strumento comodissimo per mettere velocemente in condizione di non nuocere un bersaglio disarmato senza che l’operatore debba utilizzare troppa energia per farlo. Rendere inoffensivi a manganellate non è quella passeggiata di salute che si può immaginare, del resto. Usare un taser significa premere un grilletto. Non devo – credo – chiarirvi quanto, ancora una volta, questa modifica sia orientata non tanto a garantire una forma di contrasto reale e fattivo alla criminalità predatoria, quanto più uno strumento di contenzione e repressione più efficace nei confronti di problemi diversi, quasi tutti disciolti nel mare magnum non tanto della “difesa da una minaccia” quanto più della “rassicurazione di una paura”. Poi c’è la piazza, chiaro. Ma, per fortuna, ancora adesso, il Taser non risulta in dotazione diffusa ai reparti Celere. In ultimo, ma non per ultimo, piaccia o no a chi sta gestendo queste modifiche – perché analisi in merito ci sono, basta avere la pazienza di cercarle – ci spostiamo verso un rafforzamento di quella PAURA diffusa. Ed ampliamo COSCIENTEMENTE la nostra CERTEZZA DI ESSERE INSICURI. È questo che ci inocula il NUOVO diritto di detenere armi: il mio vicino è armato – tutti si armano – posso armarmi – devo armarmi? – lo hanno fatto tutti, sì, DEVO. Non dimenticate, poi, che anche il COME APPAIONO i tutori dell’Ordine è importante. Perché inconsciamente ci comunica DA CHI PROTEGGERCI. Chi è il nemico? E se la Polizia cambia e si dota di un’arma nuova che serve a contenere ‘uno uguale a me’… vuol dire che la minaccia è ovunque!

Siamo pronti alla NUOVA società della paura?

Riflettiamo su quanto cambia la società. Anche e soprattutto a partire da queste modifiche che appaiono banali. Che spesso non guardiamo neppure.
Davvero, nella nostra società, così per come essa è piuttosto che per come ci viene raccontata, il Taser e la pistola facile sono uno strumento che risolve problemi? E quand’anche appaiano risolutivi… quali problemi, davvero, risolvono? E come cambiano noi, più che la Polizia, queste modifiche?