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La brutta sorte di un self made man

Mi ero ripromesso di parlarne, in un certo modo. Anche se brevemente. E lo farò, di sicuro. Soprattutto la prossima volta che avrò modo di incontrare ragazzi affidati in prova a servizi, in comunità o quelli che vengono detti “a penale”. Lo accenno qui.

Il mese scorso è capitato un fatto che aveva dell’incredibile, soprattutto per chi, come me, studia la storia della Camorra barese e le sue evoluzioni. Un titolone campeggiava su tutti i giornali: “Arrestato Andrea Montani”. Non era tanto il titolo a sconvolgere, quanto la notizia. Non c’era alcuna nuova inchiesta su qualche nuovo traffico o qualche neonata paranza. Semplicemente, quell’arresto era la diretta conseguenza di un furto in appartamento. Ancora più agghiaccianti le parole con cui il boss si esprimeva: “Devo campare!”

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Scuote, una notizia del genere. Ed è però fortissima, soprattutto a Bari, soprattutto in alcuni contesti. Perchè Andrea Montani, conosciuto dai più o come “Renzino” oppure come “Malagnac” (scippatore) è una figura mitica. E’ il self made man che si incoronò boss, si scisse dai Diomede, scatenò una guerra feroce e conquistò il CEP. E dal carcere vide la sua creatura, sulla quale non aveva più diretto controllo – almeno a leggere le sentenze – dominare incontrastata. Ed affermarsi ancora oggi come modello di clan agguerrito, determinato, così forte da imporre la propria presenza anche senza una investitura di lignaggio. Semplicemente con le enormi capacità e la incrollabile e violenta determinazione.

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I ragazzini, soprattutto al CEP, in quella figura, in Andrea Montani, ancora adesso, a trent’anni di distanza, vedono sempre un esempio. Una figura mitica, inarrivabile, cui ispirarsi, perchè, come mi disse uno dei ragazzini di cui parlo, a margine di un incontro con loro… “A Malagnac non si può arrivare… puoi provare a copiare, ma come lui non puoi mai essere…” Credo sia molto utile l’esempio dell’ultima deriva della vita di quel boss, che ha comunque con la sua stessa esistenza scritto pagine davvero importanti. Perchè quell’arresto, le sue parole, sono emblematiche di dove vada a concludersi sempre una parabola come la sua. Come emblematico è l’aneddoto che lo vuole, appena scarcerato, sotto casa di Michele Emiliano – il pm che lo incastrò – a chiedere che fosse il Governatore a trovargli un lavoro, dopo trent’anni di galera. Appuntamento, evidentemente non andato a buon fine.

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