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Suggestioni interessanti

A margine di una delle tante iniziative belle e formative che gli amici di Carbonara mettono su, ho avuto modo di riflettere su un aneddoto raccontato dal dottor Rossi, Procuratore Aggiunto a Bari.
Si parlava di “nome”, di “ragione sociale dei clan” come strumento per incutere paura e rinsaldare il vincolo tra quartiere e paranza. E del nome come “arma” che gli uomini del gruppo usano per ottenere quel che vogliono, come minaccia diretta.

Bene, il dottor Rossi raccontava un aneddoto interessante, scaturito da indagini collegate al clan Parisi ed al suo periodo di estorsioni nei cantieri edili. Da tempo la malavita ha capito che è molto più sicuro e remunerativo obbligare gli imprenditori all’assunzione di personale legato al clan piuttosto che obbligarli al pagamento diretto di una decima. Quantomeno, in questo modo, il vantaggio economico non è materiale, diretto e facilmente contestabile. E così capita sempre più spesso che alla solita e conosciuta richiesta estensiva si sostituisca l’obbligo di assunzione di guardiani e maestranze. Per i cantieri più piccoli; quando si parla di grandi imprese, ad essere imposti sono sempre più spesso i subappaltatori.

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Orbene: ci sta il fratello, uno dei fratelli, di Savino Parisi che avvicina un imprenditore NON barese. Un imprenditore anche abbastanza grosso e titolato. E con l’affermazione
“Mi manda Savinuccio, devi metterti assunti questi due o tre operai!” cerca di imporre la propria presenza ed il proprio controllo criminale. L’imprenditore, che il nome di Savinuccio non lo conosceva, più di una volta finisce per glissare con “faccia sincera” dimostrando che lui, con un certo Savino, non ha mai preso accordi e quindi non vede perchè debba accettare l’imposizione del signore di cui sopra.
Per stessa ammissione delle parti, il Dottor Rossi ha potuto verificare che la reazione del fratello del boss di Japigia fu quella di un uomo caduto in confusione, balbettante. Come la risolveva, adesso, la faccenda… Ora che il nome di Savinuccio non diceva nulla alla futura, sperata vittima? L’estorsione non si concretizzò. Gli uomini di Savino Parisi quel cantiere lo lasciarono perdere.

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Efficace come aneddoto. Efficace perchè chiarisce una volta e per tutte che gli strumenti, alla fine, li abbiamo tutti. E che basta anche un po’ di faccia tosta – e tanto coraggio – per provare ad arginare le richieste e le pretese di questi signori. Anche perchè, in una città come Bari, dove la denuncia come sistema sta prendendo piede… è difficile che i clan possano concretamente arrivare a porre in essere escalation vere e proprie. Certo, Rossi lo precisa, ci sta il codino di questa vicenda che vede l’imprenditore inconsapevole – più che coraggioso – che si vede rimproverato da un collega barese… e questo la dice lunga sulla mala abitudine di non tenere a distanza di sicurezza certi brutti personaggi. Ma c’è anche tanta speranza che proprio gesti come questo possano fare scuola, davvero.

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Do Ut Des – Gli spaccati inquietanti nascosti dietro le solite sentenze

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La notizia non è quella delle condanne contro gli uomini del consolidato sodalizio Parisi. Quella non è più una notizia, soprattutto negli ultimi anni, che ci hanno abituato ad una lotta senza quartiere all’organizzazione che ha tenuto ben salde le redini della Camorra Barese a Japigia.

Quello che fa notizia, a margine del primo grado del processo sull’inchiesta “Do ut Des” è invece la condanna, per fiancheggiamento, di alcuni titolari di imprese edili. E fa notizia perchè, per la prima volta nero su bianco, questa sentenza certifica che, ormai, un pezzo del tessuto imprenditoriale cittadino non può dirsi estraneo alla questione della Camorra Barese. Ed assieme, vuol dire che non possiamo più mettere la mano sul fuoco sulla impenetrabilità del nostro tessuto produttivo alle infiltrazioni di tipo mafioso.

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Che questa fosse una triste realtà lo si era intuito già dal 1995, dall’epoca delle inchieste contro le Case di Cura Riunite. Che ci fossero problemi di riciclaggio attraverso imprese operative sl nostro territorio ce lo avevano detto già le inchieste Domino e Domino bis. In questi ultimi casi, però, quel che era finito sotto la lente degli inquirenti era l’eventualità che le ditte che partecipavano ad appalti pubblici fossero diretta emanazione, attraverso prestanome, dei boss cittadini. Oggi, invece, le sentenze certificano che una serie di ditte non direttamente riconducibili ai clan si lasciavano pilotare dalla regia occulta – nemmeno tanto – del clan Parisi per l’organizzazione della propria attività. E’ un dato che ci obbliga a riflettere. Perchè fino ad ora si era sempre parlato di imprenditoria come “vittima”. Oggi, anche a Bari, siamo costretti a constatare come non sia più così. Non sempre, almeno.