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Fornacelle, istruzioni per l’uso

Per il terzo anno consecutivo, dal 2016 ad oggi, ecco ripartire l’iniziativa di sensibilizzazione e formazione dei commercianti ambulanti in vista delle prossime celebrazioni di San Nicola a maggio. Ed ecco di nuovo il corso di formazione per la correttezza amministrativa e per la buona somministrazione imposto a chi voglia poi aggiudicarsi uno spazio di vendita nei luoghi stabiliti a priori dall’amministrazione.

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Decaro continua nel suo percorso di legalità riproponendo l’iniziativa che due anni fa diede il via ad un momento di frizione sociale memorabile per la città di Bari: la rivolta delle forcelle. E lo fa cosciente dell’importanza di affermare i principi di legalità in un contesto da decenni divenuto appannaggio di logiche diverse: malaffare, imposizioni, camorra. Ancora una volta, quest’anno, l’amministrazione fa capire con questo impegno che non può esistere spazio per l’illegalità all’interno di un contesto socialmente importante e vissuto dalla cittadinanza con l’intensità che da sempre i baresi assicurano al Santo di Mira.

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E quello dell’amministrazione si sta rivelando un percorso vincente, se si guarda a due dati: il numero di abusivi, per stessa ammissione degli ambulanti, è sensibilmente calato. Mentre è schizzato alle stelle il numero di controlli. Un ottimo segnale in una città spesso medioevalmente refrattaria ai concetti di ordine e socialità. Allo stesso tempo, determinate inchieste della magistratura, per esempio Ariete, hanno dimostrato come forte e permeante fosse il controllo dei clan su quel settore della vita cittadina. Riprova? le minacce di morte al Sindaco che da quei giorni del 2016 è destinatario di una scorta.

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C’è da augurarsi che negli anni, a margine di questi corsi che garantiscono formazione e titoli spendibili anche in altri contesti per gli ambulanti che decidono di partecipare, ci sia anche un quadro operativo più largo che definisca spazi di questo tipo anche durante l’estate, nella stessa zona. Destinando alla somministrazione ambulante e alle iniziative simili, spazi e regole precisi. Perchè le tradizioni sono dure a morire. E lo è anche l’occhio della criminalità, che su certe buone abitudini dei baresi non si chiude mai.

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Le signorine…

Qualche anno fa, uno dei tanti curiosi UFO che la prima amministrazione Decaro si era trovata accanto – non certo senza colpe – durante il suo cammino, ebbe a proporre, come soluzione finale del problema “prostituzione” che sarebbe valsa la pena utilizzare il lanciafiamme sui tuguri di San Giorgio – lungomare a Sud. Con simpaticissimi echi che rimbalzavano serenamente tra Apocalypse Now e le goliardate del IV Reich sul potere disinfettante delle fiamme. Era fresco allora il clamore e vibrante l’indignazione per quello che un servizio televisivo de Le Iene aveva sbattuto sotto il grugno di tutti i baresi: orchi nient’affatto stranieri pagavano e abusavano minori rom nei pressi dello Stadio San Nicola – altra tappa obbligata dei tour del vizio, a Bari.

I baresi, di colpo, sembravano scoprire che il vizio si stendeva tutt’attorno. Tra “bambini di vita”, mercenari del transgenderismo, scambisti, prostitute, schiave. E la politica, senza visione e senza progettualità, si ritrovava scoperta a dover improvvisare, tra il pugno di ferro civile del Sindaco e l’imbecillità di gentaglia come il consigliere di cui sopra.

Risultato? Un pochetto di clamore nei primi giorni, qualche buon colpo assestato dalla magistratura sul giro di pedofili che approfittava dei bambini rom…
Poi, però, più niente. Come se bastasse limitarsi al compitino.

Nessuno che si prendesse la briga, ad esempio, di censire l’offerta anche solo attraverso la consultazione dei nuovi strumenti che il mondo digitale offre a chi si voglia prostituire o a chi sia in cerca di una mezz’ora di compagnia.
Si scoprono cose interessanti sempre, se si ha la buona abitudine di guardare, senza pruriti e senza vergogna.

Si scopre ad esempio che il lungomare di Palese è una piccola Amsterdam del sesso sudamericano, proprio come l’ingresso di Santo Spirito. Si può scoprire che la zona di Palese Macchie è quella più conosciuta per l’offerta di transessuali. Oppure imbattersi in una ridda di annunci riguardanti la zona d’accesso di Santa Fara/Picone/Cotugno. Oppure rendersi conto che in quella zona curiosa in cui le vie dal centro si buttano nel Libertà è fiorito un mercato impressionante di sesso a pagamento. E QUESTO SOLO PER FERMARCI ALL’OFFERTA IN APPARTAMENTO. Non sono censibili, con questi strumenti, i veri e propri safari che si possono condurre sulle complanari della tangenziale, fino al confine con Triggiano.
Tra annunci professionali su portali dedicati al mondo escort ed annunci legati al circuito della prostituzione di basso cabotaggio, non meno di cento differenti professioniste del sesso. Escluse le “schiave di strada”. Il tutto, con un tasso di autoctone pari – stando a quanto dichiarato negli annunci – di appena una decina di signore/signorine.

Dati interessanti che meritano di essere letti perché tengono stretta una riflessione obbligatoria, a margine dello sgombero di inizio anno del quartiere del sesso a San Giorgio. Ottanta/novanta donne, giovani e meno giovani, che occupano per quindici/ventuno giorni un appartamento a scopo di praticarvi l’arte più antica del mondo… un affitto lo pagheranno a qualcuno. E saranno coordinate, almeno in parte, da una organizzazione che gestisce le turnazioni, tiene in contatti con i proprietari, garantisce la protezione. Possibile che sia così difficile capire?

Non serve indignarsi. Non basta più a nascondere un dato: Bari è una città in cui pezzi interi di cittadinanza sono conniventi con un sistema criminale. Bari è una città dove, serenamente, c’è gente, TANTA GENTE, che accetta compromessi incredibili con la propria coscienza civile. E si rende complice di un sistema di sfruttamento, schiavismo, barbarie. Perchè, è bene ricordarlo, dietro ogni porta in cui opera una prostituta, è molto probabile si nasconda l’ultimo anello di una catena che traffica in immigrazione, schiavismo, tratta di esseri umani. Chi affitta a questa gente i propri appartamenti è colpevole di quei reati tanto quanto chi quei corpi li acquista – sì, acquista – commercializza, violenta ogni giorno.

Valgono a poco i rigurgiti contro gli orchi, se ogni giorno un pezzo di città, nell’indifferenza, nella connivenza, nel guadagno, accetta di essere in prima persona orco. Vale a poco invocare il napalm, se non si ha voglia di chiamare le cose col proprio nome.

Di fronte a questo, l’amministrazione ha dato un primo, tiepido segnale: i proprietari delle case sono stati denunciati per aver affittato le proprie unità immobiliari coscienti che all’interno si sarebbe avviata la prostituzione. Un primo passo. Un percorso che va approfondito, però. Perchè in un campo delicato come quello delle connivenze italiane rispetto alla tratta degli esseri umani, allo schiavismo sessuale, non si possono accettare alibi o lasciare zone grigie. Ora men che mai, vista la cultura media che impera.

Il mercatino bio di Madonnella

Vi ricordate il macello successo a Piazza Chiurlia a Natale del 2016? Decaro decise di rivitalizzare l’ingresso a Bari Vecchia con un mercatino natalizio. I clan, che dovevano ancora fargli pagare la storiaccia delle forcelle del precedente San Nicola, mandarono a far chiasso, casino e taglieggio tutte le primavere delle loro famiglie, i ragazzini.

E finì che scattarono titoloni, vigilanza, socialità. Ed il mercatino di Piazza Chiurlia fu difeso. E visse belle giornate. Finì che la cittadinanza dimostrò vicinanza ad un percorso virtuoso come quello voluto da Decaro contro gli ambulanti abusivi, ma soprattutto contro le mani dei clan sulle feste patronali. Sul controllo criminale su pezzi del folklore, della tradizione, dell’economia.

A Madonnella, lo scorso Natale, è andato in scena un copione simile, eppure diverso. Il mercatino Bio non era promosso dal comune. E i clan di Madonnella non avevano “scorze” con l’amministrazione. Quello che è successo è un fatto più grave. Perchè p vero che tra le bancarelle del mercatino bio hanno cominciato a girare minacciosamente brutte facce del quartiere. Il problema è che quelle persone, in soccorso, le hanno chiamate alcuni esercenti del quartiere, preoccupati dalla possibile concorrenza delle bancarelle. Ed i vigili arrivati in soccorso si sono trovati davanti gente di sistema e commercianti, assieme, che a mezza voce suggerivano a tutti di chiuderla lì, smontare il mercatino. Perchè, evidentemente, lì comandavano altri.

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A poco è servita la vigilanza civile di quartiere, l’entusiasmo con cui tanti cittadini hanno difeso e dato solidarietà agli espositori: il mercatino ha fatto i bagagli ed è andato via.

Spiace. No, meglio, fa rabbia.
Perchè anche questo ci racconta di una città troppo abituata a vivere gomito a gomito con il Sistema, con la Camorra, con le famiglie. Ci racconta di una città e più ancora di un corpo sociale che è davvero troppo abituato a chiamarli coi vezzeggiativi i boss. Ed a credere che in nome di un qualche rapporto di vicinato – che a Madonnella il racket sui negozi non esiste come fenomeno endemico – si sia in diritto di chiamare a difesa la “malagente” solo e soltanto per vantare una propria prepotenza.

Oppure è ormai tristemente vero che ci sono pezzi interi di questa città che, nella contiguità con certi ambienti e certe figure, finiscono per credere che “certi sani e vecchi metodi” siano quelli giusti per far valere, non si capisce a quale titolo, un diritto che tra le brave persone ha solo il nome di prepotenza?