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I centauri

Attenzione a liquidare certi fenomeni come “residuali” e certi comportamenti come “bravate”. Soprattutto, attenzione a non chiamare le cose col proprio nome. Nelle ultime settimane è sotto gli occhi di tutti, per le vie del quartiere Libertà, quanto pericoloso possa essere sottovalutare un fenomeno. Soprattutto quando a farlo sono le istituzioni nazionali. Quando a farlo è un candidato sindaco in pectore. Quando a farlo è un Ministro degli Interni – non l’ultimo arrivato in materia di sicurezza, ordine pubblico, legalità. bari-672x372

“Spacciatori, immigrati… le ore contate!” Non una parola, una, per sbaglio, né da Salvini, né da Romito, sulla Camorra che nel quartiere Libertà ha una delle sue centrali operative. Ed ecco che le cosche, indisturbate e rassicurate, rialzano la testa. A modo loro, col carsismo tipico di chi ha fatto scuola presso i grandi vecchi di Sicilia, Campania e Calabria. O anche “le serali” da una vecchia volpe come Donato Laraspata – il primo, vero Camorrista, a Bari, a riconoscere ed innalzare i giovani rampanti del quartiere a veri e propri Boss. Perché, anche senza sparare e senza spezzare le gambe a qualche negoziante in ritardo col pizzo, la Camorra per strada sta rialzando la testa. In un modo più subdolo e meno impattante, a livello strettamente giurisprudenziale. Ma con una ferocia sottesa che di certo non sfugge alla stragrande maggioranza dei residenti. Persone oneste e piene di dignità che con queste storie hanno paura a convivere. Si chiama carsismo: la tendenza dei fenomeni ad immergersi, fino scomparire quasi agli occhi. Eppure restare in agguato, fermi, conservando energie, risistemando linee e gerarchie, aspettando che un pericolo o una emergenza passi. E nello stesso tempo, continuando a far danni e guasti. Come l’acqua che si infiltra tra le intercapedini e sembra sparire. Ma dopo un mese butta fuori muffa, ferri corrosi, intonaci sgretolati.

-wFJ4f4NPerché, parliamoci chiaro – lo abbiamo accennato parlando della nebulizzazione della paura – cos’è questa novità delle gare su due ruote per le vie del quartiere se non una dimostrazione evidente che per quelle strade, tra quegli isolati, la legge la detta qualcuno di diverso dallo Stato? Cos’è se non una inquietante dimostrazione non solo di come un clan controlli il territorio, ma di come sia in grado di gestirlo, manipolarlo, disporne. Il tutto, come sempre, in modo non evidente, lontano da quelle strategie che finirebbero per attirare una reazione violenta delle forze dell’ordine. Appaltando il sistema di imposizione di una logica a ragazzini – spesso neppure imputabili – attraverso non reati ma “bravate”. Illeciti, dal punto di vista amministrativo. Bravate, ragazzate, a guardarle dal salotto di casa, lontano da Via Crisanzio, dal fondo di Via Dante o dalla Piazza del Redentore. A viverci, tra quelle strade, si impara invece presto a chimare quelle “bravate” in altro modo. Si impara presto a capire che i motori che sfrecciano, le staffette che bloccano il traffico, si chiamano “Qui comando io!” tuonato nemmeno fosse una raffica di mitra dal ragazzino figlio, nipote, fratello, cugino di…
http---i.huffpost.com-gen-1847287-images-n-DANIELINO-628x314E non dimentichiamoci una cosa: quando si parla di strategie di questo tipo non si può dimenticare che queste corse, alla fine, in un quartiere in cui bambini e ragazzini non hanno grandi alternative di svago e luoghi di socialità, tra strada ed oratorio, diventano anche comode vetrine per modelli sub-culturali. Oltre che occasioni e luoghi di reclutamento che null’altro può sostituire in un quartiere come quello.

Non chiamiamole bravate, insomma!

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La paura si nebulizza.

Ancora quartiere Libertà: lo abbiamo spiegato ieri il perché.

Abbiamo provato a chiederci se la categoria di “liquidità” come stato della paura possa ancora essere considerata calzante ed attuale per la nostra città. E abbiamo dovuto convenire che di sicuro è stata adeguata, come definizione, almeno fino a qualche anno fa. Dobbiamo rivedere questa certezza. Alla luce di alcuni fatti importanti che vanno segnalati. Perché alcuni anni sono bastati, davvero. E le cose sono drasticamente cambiate.

Guardiamo alla criminalità organizzata, innanzitutto. Del resto è la vera emergenza del quartiere. Almeno, una delle tre che abbiamo scelto come vetrino di confronto.
La criminalità è molto cambiata. Negli ultimi cinque anni più che mai. Libertà resta la centrale operativa della Federazione. Eppure, la scopriamo luogo conteso, tra Strisciuglio (in qualsiasi delle loro denominazioni presenti nel quartiere) e gruppo storico dei Mercante. Homini novi contro vecchi senatori della Camorra barese, vecchi padri fondatori. Ed infatti, negli ultimi sei anni, il Libertà ha convissuto con uno stato di guerra permanente – e neppure troppo a bassa intensità – per il predominio criminale sul territorio. Nulla di nuovo, rispetto a quello che dicevamo ieri? Non proprio. Perché le guerre hanno sempre un vincente ed un perdente. E perché la storia, quella da tramandare in alcuni contesti, solitamente è quella che scrive chi ha vinto. E se un vincente può essere identificato, negli ultimi cinque anni, al Libertà, beh questo è il blocco che fa capo alla Federazione Strisciuglio. Perché è quello che si è imposto militarmente sull’altro. E perché, per alterne vicende processuali, attualmente è quello che ne è uscito meno malconcio, dalla guerra in Aula con la Giustizia. E se è vero che sono i vincenti a scrivere una Storia, proponendo ed imponendo i propri modelli, allora è anche vero che le generazioni nuove di malavita, i millenials della Camorra, al Libertà hanno già pronto un imprinting che disconosce da subito i modelli storici della criminalità barese, quelli granitici e solidi. E ne sposa di nuovi, più liquidi. Al contempo, però, innovandoli. Non dimentichiamocelo: i millenials della camorra, oggi, hanno già passato un apprendistato almeno, al Libertà. Ed assistito già a due guerre. Hanno modelli che spesso non hanno neppure il doppio dei loro anni. Con questi modelli sviluppano una continuità di pensiero, relazioni, emotività, strumenti, molto più forte di quella che svilupperebbero con un “vecchio” di camorra. Cosa ancora più grave e preoccupante, dettaglio che ci fa capire come anche la liquidità sia inadeguata, applicano le lezioni e le perfezionano, le aggiornano.

I-funerali-di-MesutiE’ di qualche giorno fa la notizia della diffusione di un nuovo, pericolosissimo passatempo tra i giovanissimi di Camorra: la sfida a colpi di sgasate, a cavallo di moto rombanti, per le strade del quartiere. A margine, un giro di scommesse clandestine. Attorno un sistema rodato per garantire che queste attività si svolgano senza che nessuno disturbi. Cos’è questa, che ormai è tradizione ed abitudine consolidata, se non una forma ancora più gassosa di controllo del territorio? Pochi anni fa, un fatto aveva sconvolto la comunità: un cittadino albanese, Florian Mesuti, in visita a Bari a degli amici, solo perché intervenuto in difesa di un ragazzino che conosceva, aggredito durante una rissa di strada, era stato letteralmente giustiziato. Per la strada, tra la gente. Colpevole, col suo intervento, di aver messo in discussione l’autorità criminale di un gruppo di ragazzini – secondo la Procura capeggiati da uno dei figli del boss Caldarola. Ed infatti, a processo per quell’omicidio, il fratello maggiore di quel ragazzino sarà riconosciuto colpevole di omicidio e si prenderà 14 anni; il primogenito di Lorenzo Caldarola. Quell’omicidio, l’esecuzione di un uomo estraneo alle logiche ed alle strutture della malavita, giustiziato solo perché aveva messo in discussione una autorità differentemente costituita, era già da solo la testimonianza di quanto ormai la malavita non fosse più un blocco granitico, fermo in un punto, lontano dal quale si può vivere tranquilli. No, la malavita, al Libertà, con quell’omicidio barbaro, testimoniava come potesse raggiungere altri luoghi, altri contesti, normalmente estranei ad un mondo. Normalmente al sicuro. Passare sotto le porte, incunearsi, proprio come fanno i liquidi. Le corse in moto come strumento criminale di appropriazione di un luogo sono un passo ulteriore. Perché eliminano anche le ragioni di un contatto. Florian Mesuti era morto perché la “camorra” ormai invadeva gli spazi di un vivere civile, inquinava i rapporti tra pari, modificava le linee gerarchiche… e però, Florian Mesuti, con quello schiaffo dato ad un ragazzino di camorra in difesa di un ragazzino estraneo a quel mondo, aveva scelto di entrare in contatto con un mondo. Aveva messo il piede nella pozza della Camorra. Inconsapevolmente aveva scelto di confrontarsi con un mondo che aveva delle regole. I motorini che rombano, le ronde che chiudono le strade, i centauri che se ne fregano se qualcuno attraversa… quelli già da soli valgono a dire che la scelta è solo tra “vivere” un luogo dove la Camorra, quel che deve far Paura, è nell’aria. Oppure non viverlo, perché si smette di respirare. Ecco perché, forse, a guardare il Libertà, viene da chiedersi se la paura, lì, abbia più un senso immaginarsela liquida.

1f52b6e0-70ef-11e5-ab4e-f326bdb84cacE di esempi potremmo farne tanti. I giovanissimi spacciatori che intercettano i giovanissimi coetanei “perbene” ed attraverso la cessione dello stupefacente, progressivamente, offrono ai compratori una affiliazione liquida che permetta loro – ai ragazzini dei clan – di raggiungere luoghi fino ad allora preclusi, come i licei o le secondarie superiori? Guardate bene e considerate che stiamo parlando di percezione, non di forma. Come percepireste la cosa se foste il genitore di quel ragazzino usato come cavallo di troia? La scelta di un contatto può farci apparire la situazione ancora accettabile, ancora liquida. Ma chiedetevi, davvero, se l’attuale depenalizzazione, nel sentire comune, dell’uso di “erba e fumo” tra i giovani, possa farci avvertire quel contatto come la scelta di un “nuovo gioco” cui giocare. A quei ragazzini i millenials della Camorra del Libertà non propongono una rapina, attenzione. Propongono una “fumata”. E se tutti, diffusamente, smettiamo di ritenere il rapporto tra spacciatore ed acquirente SEMPRE un comportamento criminale, allora in quel contatto non siamo più capaci di percepire il “piede nella pozza”. E quel contatto diventa gassoso. E proprio per questo, spaventa di più.

Fermiamoci qui. Ancora, ai soliti tre indizi che fanno una prova. Credo, però, ci siano delle valide ragioni, abbastanza evidenti, per affermare che ormai la paura, in alcuni luoghi e contesti, ha fatto un preoccupante salto di stato.