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In Ferrari sul sagrato della chiesa

Il Boss delle cerimonie ha fatto scuola anche a Bari. Del resto, la partenopeizzazione della malavita barese è cosa antica. Per dire… si chiama anche Camorra quella barese, e non è un caso.

E così, a chi scrive, il fatto che sul sagrato di una chiesa del quartiere Libertà sia comparsa una Ferrari come auto che accompagnava un figlio di un  boss a fare la prima comunione, non stupisce affatto. Del resto, basta dare un occhiata a certi profili instagram e Facebook di personaggi che contano, nel panorama criminale barese, per rendersi conto che il gusto pacchiano e sfrontato dell’esibizione è ormai il tema ridondante di ogni cerimonia che si rispetti. Ferrari o Limousine, poco importa. L’importante è che sia griffato, sia lussuoso, sia esibito nel modo più plateale possibile.

Di che ci meravigliamo, in un paese che ha sdoganato in prima serata gli eccessi alla Casamonica del popolino napoletano, attraverso un format televisivo come “IL boss delle Cerimonie”? Di che ci stupiamo, in una città dove non solo i neomelodici napoletani, ma anche alcuni volti trash-pop delle tv locali si prestano a comparsate alle ricorrenze dei figli e delle figlie di certi concittadini? Chi scrive, davvero, fa fatica a capirlo.

E ancor più si fa fatica a leggere questo stupore, quando, poi, quotidianamente, la tradizione orale del quartiere, quella che non sempre finisce sui giornali – semplicemente perchè non c’è un morto di cui parlare – raccontano di un luogo a legalità variabile. Racontano di giardinetti blindati e requisiti per le ricorrenze delle famiglie che “appartengono”. Le strade del quartiere sono presidiate in più punti, in modo nemmeno troppo occulto, da chi quel quartiere criminalmente lo abita, lo dirige e lo governa. Il tutto, nel generale silenzio, nella generale indifferenza, più che nella paura da omertà e disagio.

Sarà che ci si è abituati ad una presenza costante e apparentemente ineluttabile? Sarà che quando il mondo reale, invece di impattare drammaticamente con le cronache che ci circondano, ne diventa la copia in sedicesimi, tutto sembra ed appare di colpo lecito. Oppure diventa il fenomeno di cui parlare per un giorno, il feticcio accanto a cui farsi un selfie? Probabile. Una cosa è certa: la dura presa di posizione del parroco della chiesa è legittima: un momento sacro e intimassimo come quello del sacramento della comunione, con la Ferrari, decisamente non ha nulla a che fare. E sacrosanto è anche il diritto di cronaca, ci mancherebbe altro.

Il problema, per chi scrive, è l’oblio dei restanti 364 giorni, rispetto a tante peggiori storture che caratterizzano quelle strade e quei quartieri. Perchè non è possibile auspicare la stessa solerzia di cronaca in occasione delle feste che finiscono sempre nella requisizione di giardinetti e pacchetti? Perchè non si comincia a dare notizia degli spettacoli pirotecnici con cui le famiglie danno segnali là fuori? Perchè non si cerca di avviare un vero e proprio censimento di tutti quegli arredi urbani e quelle infrastrutture che, nel quartiere, la mala usa a proprio piacimento? E ancora, in quel quartiere, nel Libertà, che per parte sta diventando un luna park del sesso e per parte è ancora il buco nero in cui vivono, senza una reale regolarità amministrativa tantissimi cittadini regolari – poco importa il colore della loro pelle – che ne è stato della crociata del sindaco Decaro contro l’abusivismo? UN titolo, una pagina una sui numeri di questo fenomeno? Si chiede troppo?

Lasciamo al bambino il suo giorno da “Boss delle cerimonie”, per cortesia. Le emergenze criminali del quartiere sono una cosa un po’ diversa dalla riproduzione in sedicesimi di un mondo pacchiano e di pessimo gusto. Ci sono cose un pelino più serie di cui dovremmo tutti cominciare ad occuparci, quando guardiamo alla sicurezza ed alla legalità.

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