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Foggia: non solo Ultras

Attenzione a liquidare gli impazzimenti delle scorse settimane come reato comune a sfondo ultras. Come materiale di esclusivo appannaggio della DIGOS, insomma. Quel che è successo a Foggia, dopo il derby perso contro il Lecce ed a margine dell’esonero di  mister Padalino, è qualcosa di molto più grave ed inquietante.

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Gli attentati incendiari di quella notte, che hanno coinvolto società sportiva, aziende dei proprietari e giocatori, sono altro. Sono il segno evidente quantomeno di una città che vive un periodo di imbarbarimento forte, feroce, palpabile. Sono il segno di una città che, anche con la sua faccia più pulita, non riesce davvero ad emanciparsi completamente dalla forma aggressiva e feroce del reato, per discutere, arrabbiarsi, dibattere. E più ancora sono il segno di una infiltrazione pericolosa di ambienti contigui al crimine organizzato anche all’interno di piccole ma pericolosissime frange del tifo. Di quel mondo, insomma, che al fianco di una società sportiva occupa parte importante dell’agenda sociale di una comunità. E se è vero, com’è vero, che la tifoseria di Foggia, nella stragrande maggioranza, è composta da sportivi, entusiasti, tifosi veri, è pur vero che pezzi microscopici di quella galassia sono schegge impazzite pericolosissime. Sono schegge infiltrate da soggetti contigui a ben altri mondi. Schegge che evidentemente hanno maldigerito la gestione di una fase delicatissima come quella appena trascorsa… e sono pronti a porgere il conto alla nuova proprietà. Approfittando di un momento di debolezza evidente del gruppo di giocatori, minati nella fiducia da penalizzazioni e da scarsi risultati. Anche la situazione delle finanze societarie dell’ultimo trimestre sta contribuendo ad esacerbare gli animi, con la paventata ipotesi di una ulteriore penalizzazione per la squadra. Quelli che la società vive in questi giorni sono momenti molto delicati. Ma assieme ad essa dovrebbe vivere le stesse preoccupazioni tuta la città. Perchè una comunità che reagisce, anche solo per piccoli pezzi, col fuoco e con le bombe, nel silenzio e nell’omertà generale, è una città che non sarà mai al sicuro rispetto ad altre bombe ed altri attentati. Ed è una città che alza bandiera bianca. Foggia, però, questa resa, non la merita e non può affatto permettersela.

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Foggia: che succede?

Quello che in queste ultime settimane sta accadendo a Foggia non è altro che la chiara e lampante dimostrazione di quello che non solo su queste pagine da mesi potete leggere. Trovate raccontato e spiegato quello che sta succedendo nel capoluogo dauno dentro le relazioni semestrali della DIA, da almeno un lustro buono. Trovate queste grida disperate in tutte le interviste degli operatori di forze dell’ordine, in tutte le relazioni dei giudici, dei PM, dei procuratori.

A Foggia e nella provincia dauna, quel che sta accadendo è presto detto: le mafie foggiane, forti dell’ignoranza e della scarsa preparazione di tanti, stanno aggredendo la città ora che i clan della Società sono alla sbarra, in attesa di processi che si preannunciano lunghi e lasciano intendere condanne davvero pesanti.

Bomba devasta negozio a Foggia

Dai monti del Gargano, dalla piana di San Severo e dal golfo di Manfredonia, le batterie di queste tre piccole e agguerritissime associazioni a delinquere stanno muovendo una manovra di accerchiamento. Perché il tessuto produttivo, economico e commerciale del capoluogo fa gola in termini di potenzialità economiche. E le potenzialità economiche, per i clan, altro non sono che pizzo, estorsioni, pagamenti in natura, assunzioni di comodo. Un mercato importante, per i clan, che su business del genere costruiscono parte del welfare criminale. A fianco a loro, i pezzi di criminalità urbana espulsi o tenuti ai margini dallo strapotere della Società: pezzi che, adesso, nell’apparente assenza di nuclei organizzati, provano ciascuno per proprio conto la spallata. Come ed in che modo i clan forestieri sceglieranno di confrontarsi con la picciotteria di basso cabotaggio è ancora difficile da capire. Potrebbero scegliere di nobilitarli, inglobandoli nella propria egida. Oppure di spazzarli via, sostituendosi in toto a quei soggetti, nella gestione e nel controllo delle piazze. Ovvio, attraverso uomini fidati: perché nessuno dei gruppi che dalla provincia sta aggredendo Foggia ha voglia di abbandonare i territori ed i traffici che tradizionalmente li rendono forti.

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E’ un momento difficile, che va combattuto con le armi della fermezza, della risposta senza tregua e dell’impegno di tutti. E’ una fase complessa che può essere superata solo con un vero moto di riscatto civile, in cui per prima cosa quel che si assicura alla giustizia ed alle forze dell’ordine è la piena collaborazione di tutti. Perchè questo testimoniano le ultime operazioni: denunciare paga. Andare fino in fondo, anche contro gli attentati che ti devastano il negozio una, due, tre volte, alla fine paga. Perchè quello dell’estorsione, del pizzo, è un sistema progettato per non fallire e per garantire ai clan una fidelizzazione della vittima pressoché infinita.