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Enziteto: abbattere il monumento al male?

Quando ho cominciato a frequentare per la mia indagine il quartiere di Enziteto, a chi mi chiedeva quale fosse il simbolo dello scempio, rispondevo sempre con una certa sicurezza: il mercato coperto. Credevo – e credo – che in quella struttura si annidi il peggio di quell’esperienza urbanistica. Un mercato coperto costruito ad uso e consumo di un quartiere che aveva ambizioni di aprirsi al resto della città, confinato in un luogo inaccessibile ai più, lontano da tutto e da tutti. Un memento allo spreco di denaro ed uno schiaffo alla voglia di radicamento, avvicinamento, riscatto, di una comunità.

Enziteto non doveva sorgere lì, vero. E strutturata ed edificata correttamente, nel luogo inizialmente individuato, tutt’altro senso sarebbe leggibile nelle tracce di iniziativa commerciale che si sono sistemate nel quartiere. Tra Santo Spirito e Palese, un mercato coperto con quelle dotazioni avrebbe di sicuro creato un volano in termini di frequentazione del quartiere, di interscambio civico, soprattutto di opportunità di lavoro per tanti. Invece, lì buttato, assieme al pugno di case popolari che lo circondava, il mercato è stato sin da subito abbandonato. Tanto che, correva l’anno 2007, non era ancora stato proposto un regolamento di gestione comunale degli spazi dopo qualcosa come 15 anni. Tanto che, da subito, la mala del quartiere, intuendo le potenzialità di tutti quei box serranda, si era appropriata di quelli che sarebbero presto diventati depositi criminali in affitto – anche a lungo termine. Per la maggior parte, spazi che vennero appaltati alla mala bitontina che si occupava di grandi furti ai camion di merce che sulla 16 e sulla 98, spostavano beni lungo le direttrici verso nord. Dopo, con l’avvento degli Strisciuglio, il mercato divenne una grande cupa a cielo aperto, dove spesso era anche possibile esercitarsi nel tiro con armi da fuoco.

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Ora, mentre il quartiere continua a declinare la propria attività criminale, ma lo fa su scala fortemente ridotta, assolvendo solo alle necessità delle comunità di Santo Spirito e Palese, oltre che alla domanda interna, quel mercato è stato destinato all’abbattimento. Finalmente, certo. Perchè Enziteto ha già spazi commerciali sufficienti a soddisfare la propria domanda interna. E non ha allo stato attuale, alcuna forma di immigrazione di capitali. Meglio, molto meglio, uno spazio sociale, fosse anche un nuovo impianto sportivo destinato alla socialità di tutti. E’ un buon primo passo per cominciare. Perchè a volte, anche la simbolicità dello smantellare le cattedrali criminali, può rivelarsi importante!

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Mai “… nel posto sbagliato, al momento sbagliato…”

Quella che vedete qui sopra è la foto del monumento in ricordo di Michele Fazio, quindicenne barese, vittima innocente di mafia, ucciso nel luglio del 2001 da un commando di minorenni legato al clan familiare Capriati, Bari Vecchia. Michele, quando fu colpito, rincasava dopo una giornata di lavoro al bar. Michele, con la barbarie della Camorra Barese non c’entrava niente. Ho voluto quella foto, più di altre, perché la storia di Michele, prima di tante altre che purtroppo l’hanno seguita, a Bari ed in provincia, è emblematica per chiarire un concetto.
Troppe volte, davanti ad una vittima innocente di mafia, ci tocca leggere o sentire le parole: “… al posto sbagliato, nel momento sbagliato…”
Una locuzione come questa, qui, in questo spazio di discussione, non ha alcun diritto di cittadinanza.

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Non so voi, ma io sono stanco di questi giri di parole senza senso. Perché denunciano un modo profondamente sbagliato di affrontare queste faccende. Anche e soprattutto da parte di studiosi, cronisti, istituzioni, che non dovrebbero permettersi leggerezze così inaccettabili. Cittadine e cittadini come Michele, Gaetano Marchitelli, Rosa Tarantino non erano nel posto sbagliato, al momento sbagliato. Sempre, in ogni momento, ad essere sbagliati sono i criminali che pretendono di vivere i nostri spazi come fossero loro giardini di casa. Se invece accettiamo – o peggio contribuiamo a diffondere – il concetto che Michele, Gaetano, Rosa siano morti perché si trovavano nel posto sbagliato ed al momento sbagliato, allora accettiamo che a scrivere le logiche del nostro vivere siano altri e ben più pericoli soggetti. Altri padroni tanto dei nostri spazi quanto dei nostri tempi. Accettando che possano addirittura disporre delle nostre vite, se ci ritroviamo per caso “nel posto sbagliato al momento sbagliato”. Credo fermamente sia un approccio inaccettabile! E’ per questo che il blog ha come foto di testata il monumento alla memoria di Michele Fazio.

Personalmente, credo sia doveroso farne una questione di principio e non semplicemente un feticismo stilistico o retorico. Perché fare Antimafia dal Basso significa innanzitutto cominciare seriamente a rivendicare certi concetti e certe sensibilità. E non solo accettarle, ma praticarle in primis. E pretendere – sì, pretendere – che siano sposate tanto dai nostri interlocutori istituzionali, tanto da chi ha il compito di formarci ed informarci, come cittadini.
Credevo valesse la pena ribadirlo, perché fosse chiaro da che parte sta questo blog.