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Perché Salvini è pericoloso per il calcio, soprattutto a Bari?

Il ministro degli interni Salvini ha davvero fatto il diavolo a quattro per riuscire a farsi affidare la cura della sicurezza interna del nostro paese. Fatto gravissimo. Perché al netto di ogni possibile differenza ideologica e guardando SOLO tecnicamente la faccenda, è comunque molto grave che le questioni di promessa elettorale rappresentino poi la stella polare di una gestione. Soprattutto in materia di ordine pubblico e sicurezza, dove i desiderata devono sempre fare i conti con questioni più alte, più grandi, di maggiore importanza.

E finora, tranne alcuni pessimi esempi, tutti figli della urgenza di accontentare il proprio elettorato ed erodere consensi al M5S, tutti i tiri di Salvini sono pessimamente orientati. Esecrando il decreto sicurezza nella parte relativa alla gestione dei migranti.
Delirante e visionario rispetto alle questioni spicce di ordine pubblico.
Impreparato rispetto alla gestione delle conflittualità interne.
Immobile quando non pericolosamente ingenuo nelle parti relative al contrasto alla criminalità organizzata.
Pasticcione oltre ogni limite a guardare agli interventi in materia di Legittima Difesa e porto d’armi.

Un dicastero delicato come quello degli Interni, poi, in un mondo che corre veloce come il nostro, deve anche essere capace di esprimere prontezza di riflessi. Ed in questo, nella capacità di rispondere prontamente rispetto ad emergenze concrete, il ministro non brilla.

Anzi, come al solito dimostra di non conoscere le questioni di cui parla e cui pensa di poter porre rimedio.

Un esempio? La gestione dell’emergenza Ultras in Italia.
L’uomo comune riuscirebbe paradossalmente a far meglio. Proprio col buon senso.

  •  Salvini NON accetta la possibilità di sospendere le partite in presenza di atteggiamenti violenti o razzisti da parte delle tifoserie, all’interno dello stadio. Si nasconde dietro l’alibi di non darla vinta ai violenti. In realtà sa bene che richierebbe di perdere fette consistenti del consenso giovanile, soprattutto nelle grandi città a nord del Po, che esprimono grandissime tifoserie organizzate quasi mai orientate da un atteggiamento inclusivo e tollerante (ad eccezione della curva granata che è da sempre specchio di un diverso modo di fare tifo!)
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  • Salvini invoca il ritorno a tifoserie capaci di esprimere una organizzazione interna di tipo associato e capaci di confrontarsi per questo sulle grandi questioni delle trasferte organizzate. Terreno scivolosissimo, casato dalla nostra legislazione per due motivi.
    – Il primo è di mero ordine pubblico: il numero di sconti ed incidenti gravissimi avvenuti nel periodo delle trasferte organizzate era molto più alto, con esiti spesso drammaticamente più gravi. Se la nostra percezione è variata è perché è diverso il modo di informare, anche sulle microvicende, è diverso il nostro modo di ricevere le informazioni (la notifica è diversa dall’edizione del TG) e non perchè le trasferte autogestite con mezzi propri siano più pericolose. Crescono i numeri di scaramucce, diminuiscono molto i numeri collegati a fatti gravi. X capirci: la tragedia di Milano non si sarebbe evitata con un treno speciale… l’aggressione sarebbe stata portata con mezzi diversi direttamente al vagone, col rischio di esiti fatali molto più gravi.
    – Il secondo, ben più subdolo ma pesante: le tifoserie italiane, già senza una organizzazione come quella pretesa dal Ministro, sono infiltrate pesantemente dalla criminalità organizzata. Prendere a modello situazioni profondamente differenti, come l’Inghilterra, in cui non esiste la MAFIA, è folle. Il potere delle organizzazioni criminali italiane è enorme e la capacità di influenzare soggetti sociali – che il ministro pretende di trasformare in riconosciuti – così delicati come i gruppi di curva è una nobilitazione che si rischia di dare ed una amplificazione di potere ed autorevolezza criminale e sociale che l’Italia non può permettersi. Soprattutto in un universo debole come quello sportivo, che è già leva per traffici odiosi collegati alle mafie.
  • Salvini ciancia di celle negli stadi e sicurezza militarizzata. A quali tema guarda, Salvini? Quale mondo del calcio è il suo riferimento? Conosce Salvini la profonda differenza tra il mondo del pallone italiano (ormai da anni costretto a riscriversi per soggetti e limiti economici ogni giorno a causa della crisi generale economica che lo investe) e quello inglese (dove i denari affluiti da investitori stranieri sono così tanti che anche piccoli club di serie C hanno stadi di proprietà che costruiscono e gestiscono in autonomia e sicurezza privata che possono pagare)?

E veniamo appunto a Bari.Sì, vero, Salvini è convinto che la mafia a Bari sia solo quella Nigeriana, che i problemi del Libertà siano quelli di spacciatori e magnaccia, che uno Stadio come l’UFO di Renzo Piano possa essere un pilota di questa riforma, perchè da ristrutturare, da inserire in una riqualifica, perchè animato da una tifoseria grande e non troppo chiassosa, perchè nelle mani di un presidente danaroso.

Salvini ignora che: a Bari la mafia c’è. Tanto che infesta la curva. Ne sono stati più volte provati i legami – tra tifoserie e clan – da una serie di processi. Ci sono stati DASPO ed arresti in seguito a risse e violenze scatenate in curva a margine non tanto di dissidi con altri gruppi, ma di questioni interne quasi sempre legate al mondo criminale e non a quello calcistico. C’è una tifoseria che negli anni si è incattivita, nell’ultimo anno ha collezionato una serie di sanzioni personali – complice un delirante percorso di svezzamento in serie D, dove gli scontri sono all’ordine del giorno ma non fanno notizia e l’attenzione delle forze dell’ordine è gioco forza limitata. C’è soprattutto uno stadio ormai inefficiente, tuto da rifare – vero – ma comunque di proprietà comunale. E c’è una proprietà che può anche scegliere di fare i salti mortali, ma ha a che fare con una tifoseria che supera di numero e di gran lunga anche colleghi di serie A. Peraltro con una sacca di mafiosità diretta, al suo interno, davvero preoccupante.

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Queste cose Salvini le sa? Ha bisogno di una bibliografia di riferimento? Ha pensato a parlarne con i Questori che a Bari, dal 2014, si sono succeduti? Ne ha parlato con il Sindaco di questa città? O si affida solo al suo Delfino Romito per farsi spiegare cos’è la mafia a Bari? Se così fosse c’è da vederla dura: il giovanotto di cui sopra non si è mai accorto che a Bari c’è la Camorra Barese. E ci auguriamo non vada mai in curva, a Bari. Perchè una cosa lo accomuna a Salvini: l’uso ossessivo dei social.
E c’è una foto che la dice tutta, sulla inattendibilità di Salvini quando parla di mettere le mani sulle faccende legate al razzismo nel mondo del calcio.
Questa qui sotto. Col signor Lucci, capoultras plurisegnalato ed indagato per una possibile collusione con agglomerati criminali calabresi, proprio a margine del suo ruolo di “uomo forte” della curva.

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Ludopatia, Usura, Azzardo… I business “in chiaro” della Camorra Barese

Allora: a margine delle giornate Micaeliche di Carbonara qualche coordinata in più.

Parliamo di ludopatia, azzardo ed usura, ancora. Perchè è di questi giorni anche la notizia che pentiti altamurani – i fratelli Nuzzi – coinvolti nelle inchieste sul clan Parisi, avrebbero affermato che proprio quel sodalizio criminale, attraverso piattaforme in chiaro riconducibili al figlio del boss, Tommaso, rappresenterebbero uno strumento di approvvigionamento di capitali davvero importante per il clan. amendola1Che attorno al gioco d’azzardo si concretizzassero da sempre gli appetiti dei clan, in città, è fatto storico e acclamato. Col controllo delle bische, già dai primi anni ’80, personaggi del calibro di Antonio Capriati si sono imposti all’attenzione di tutti come boss e uomini di camorra. Quel che è cambiato, negli ultimi quarant’anni, è che parte consistente del gioco si è fatta legale. E con gli smartphone e determinate applicazioni è possibile portarsi in tasca una sala giochi. I sodalizi di camorra più all’avanguardia questo lo hanno capito. E chi aveva capitali ed agganci giusti, probabilmente, è già stato in grado di fare il “salto”. Le dichiarazioni dei Nuzzi, quando parlano di piattaforme con un doppio canale – chiaro e nero – per il gioco, sono dunque non solo attendibili, ma concrete tracce di lavoro per gli inquirenti.

Quello che a noi preme rimarcare qui è che sempre più, in modo sempre più pervasivo, il gioco si sta affermando come strumento di riciclaggio di capitali, perchè davvero molto larghe sono le maglie non tanto delle concessioni pubbliche, quanto della fidelizzazione di agenzie per conto di altre realtà che SOLO FISCALMENTE sono riconosciute dallo Stato ma sulle quali gli enti e le amministrazioni operano controlli di sicurezza in entrata molto più blandi. eb4a450ad657e18c03474cfd69ee9eb8_169_xlE’ quindi sempre più concreto il rischio che si affilino a portali o grandi network di scommesse, in modo del tutto legale, soggetti riconducibili anche “alla lontana” ai clan. E che questo permetta a quei sodalizi due cose: innanzitutto riciclare in quelle società gran parte dei capitali sporchi. In seconda battuta, installare luoghi di azzardo legalizzato offre ai clan la possibilità di radicare, a margine di quei luoghi e quegli affari, giri pericolosissimi di usura di prossimità. Con la compiacenza quando non il concorso di gestori con pochi scrupoli che propongono una pratica non legale, quella del “quadretto”, ossia del conto aperto da saldare a fine mese. Questa pratica, è provato, nei fatti fa perdere drasticamente la percezione di spesa al cliente che, a fine mese, spesso, si ritrova con debiti difficilmente estinguibili – finendo per essere preda delle tentazioni di ricorrere al prestito di prossimità, che in luoghi come le sale giochi fa spesso rima con usura.

Ancora, e davvero in ultima analisi, appena come suggestione, tocca ricordare come inchieste passate abbiano disvelato i rapporti strettissimi intercorrenti tra le grandi mafie dell’est operanti nel grande business delle scommesse pilotate e i clan locali inseriti nel circuito del betting e delle sale d’azzardo. C_27_articolo_75862_immagineprincipaleSono molte le possibilità di sinergia praticabili a margine delle scommesse sportive. Anche grazie ad una fitta rete che lavora all’interno delle comunità migranti attraverso le connessioni social 1 a 1 (whatsapp e simili). Non è difficile, con le giuste connessioni con chi “movimenta capitali” all’interno di quelle comunità, lavorare alla lievitazione “ad arte” di determinate quote sportive per poi speculare su risultati di partite vendute. Il tutto, ovviamente, permettendo a chi gestisce le sale guadagni in chiaro enormi a margine di investimenti di denaro già sporco. A Bari è già successo che alcuni giocatori pagassero care determinate “cattive frequentazioni”.