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Il mercatino bio di Madonnella

Vi ricordate il macello successo a Piazza Chiurlia a Natale del 2016? Decaro decise di rivitalizzare l’ingresso a Bari Vecchia con un mercatino natalizio. I clan, che dovevano ancora fargli pagare la storiaccia delle forcelle del precedente San Nicola, mandarono a far chiasso, casino e taglieggio tutte le primavere delle loro famiglie, i ragazzini.

E finì che scattarono titoloni, vigilanza, socialità. Ed il mercatino di Piazza Chiurlia fu difeso. E visse belle giornate. Finì che la cittadinanza dimostrò vicinanza ad un percorso virtuoso come quello voluto da Decaro contro gli ambulanti abusivi, ma soprattutto contro le mani dei clan sulle feste patronali. Sul controllo criminale su pezzi del folklore, della tradizione, dell’economia.

A Madonnella, lo scorso Natale, è andato in scena un copione simile, eppure diverso. Il mercatino Bio non era promosso dal comune. E i clan di Madonnella non avevano “scorze” con l’amministrazione. Quello che è successo è un fatto più grave. Perchè p vero che tra le bancarelle del mercatino bio hanno cominciato a girare minacciosamente brutte facce del quartiere. Il problema è che quelle persone, in soccorso, le hanno chiamate alcuni esercenti del quartiere, preoccupati dalla possibile concorrenza delle bancarelle. Ed i vigili arrivati in soccorso si sono trovati davanti gente di sistema e commercianti, assieme, che a mezza voce suggerivano a tutti di chiuderla lì, smontare il mercatino. Perchè, evidentemente, lì comandavano altri.

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A poco è servita la vigilanza civile di quartiere, l’entusiasmo con cui tanti cittadini hanno difeso e dato solidarietà agli espositori: il mercatino ha fatto i bagagli ed è andato via.

Spiace. No, meglio, fa rabbia.
Perchè anche questo ci racconta di una città troppo abituata a vivere gomito a gomito con il Sistema, con la Camorra, con le famiglie. Ci racconta di una città e più ancora di un corpo sociale che è davvero troppo abituato a chiamarli coi vezzeggiativi i boss. Ed a credere che in nome di un qualche rapporto di vicinato – che a Madonnella il racket sui negozi non esiste come fenomeno endemico – si sia in diritto di chiamare a difesa la “malagente” solo e soltanto per vantare una propria prepotenza.

Oppure è ormai tristemente vero che ci sono pezzi interi di questa città che, nella contiguità con certi ambienti e certe figure, finiscono per credere che “certi sani e vecchi metodi” siano quelli giusti per far valere, non si capisce a quale titolo, un diritto che tra le brave persone ha solo il nome di prepotenza?

Quelli di Gomorra?!

Sì, si facevano chiamare così. Li conoscevano coi nomi dei protagonisti della serie di Sollima e Saviano. Oppure con nomi di battaglia eloquenti: la pit-bull, ad esempio.
Si erano dati alla “latitanza” o meglio, alla vita social di “malavita” da un paio d’anni. Da quando, smessi i panni dei bravi ragazzi di famiglie esterne al mondo della criminalità organizzata, avevano deciso di entrare a pieno titolo nel Sistema. Mettendosi a spacciare. Acquistando, non è ancora chiaro da chi, all’ingrosso e rifornendo un giro di clientele selezionate e solvibili. Non spaccio di strada, quindi, ma servizio di rifornimento per soggetti precisi, conosciuti e fidelizzato.

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E tra questi soggetti acquirenti, c’era davvero di tutto. O meglio, c’era tutto quello che si potesse considerare estraneo al sottobosco criminale o a quello della disperazione tipica dei contesti di tossicodipendenza diffusa. Servivano quello che qualcuno continua a chiamare il mondo della “Bari-bene”. Tra gli acquirenti stabili anche un rappresentante istituzionale eletto nell’ultima tornata amministrativa. Il suo è lo spaccato più detestabile ed allo stesso tempo più istruttivo di un mondo, quello grigio della Bari che tanto bene non è, che si arrabatta tra debiti di droga e piccolo malaffare diffuso. Tra droga, festini e bell’apparire. Tanto da far dire al capetto della paranza di spacciatori, al vertice della Gomorra cittadina, che proprio lui, quel rappresentante del popolo nelle istituzioni, era la prova provata che la politica era “merda” (cit.)
Ovvio, assieme ai rampolli ed ai giovani rampanti, ci stavano pure i ragazzini delle superiori, quelli dei quartieri estranei alle guerre di mafia. Quelli di Poggiofranco e del centro, per capirci. Come pensarli estranei, in una Bari che ogni giorno si scopre meno distante dalle brutte storie della strada?

Sono finiti tutti dentro o ai domiciliari. Alcuni, pochi per dire la verità, sono indagati a piede libero. Per nessuno è stato invocato il 416 bis. Ma ci sarà da ragionarci su questa storia. Perchè dimostra che, alla fine, la fascinazione per questa vita al limite, oltre il limite, contigua e impastata di codici e camorra, evidentemente fa presa. E tanta. E forse, questa Bari-bene di cui tanti parlano per definire i contesti tradizionalmente estranei dal malaffare… forse non esiste poi davvero.