La fine dei Di Cosola? Non scherziamo

Di enorme importanza l’operazione che nelle scorse settimane ha portato all’azzeramento di un gruppo criminale dedito al controllo dello spaccio in alcune zone della città di Verona e dell’hinterland scaligero.

Il dato che rende l’informazione di primaria importanza, al nostro sguardo, è quello che il gruppo smantellato era, a tutti gli effetti, una cellula emigrata del clan Di Cosola, gruppo che si credeva polverizzato e disgregato subito dopo il pentimento e la morte dello storico boss Antonio.

Invece, a quanto pare, un pezzo considerevole del clan era ancora attivo. E non solo in termini di mera resistenza e controllo della roccaforte di Ceglie del Campo – come l’operazione contro i fratelli Masciopinto di un paio di mesi fa lasciava intendere. Le indagini che hanno portato all’arresto di venti persone tra Veneto e Bari, proverebbero invece la presenza di un gruppo di riferimento della famiglia nella città e nella provincia scaligera. Gruppo che, stando alle accuse, settimanalmente si garantiva approvvigionamento di stupefacente da riversare su piazza, in una situazione di controllo di piccole porzioni di territorio. Non tragga in inganno la modesta dimensione del traffico: si trattava, fino a qualche mese fa, di una attività collaterale per il gruppo che, solo negli ultimi mesi, aveva deciso di intensificare l’azione e migliorare le performance in prospettiva di una scalata e di una affermazione ben più considerevole nel prossimo futuro.

In tutto e per tutto, dunque, una forma di esportazione di un modello criminale preciso, quello dei Di Cosola, strutturato secondo le vecchie logiche di Camorra, attraverso un controllo ristretto delle leve di comando nelle mani di familiari e sodali di massima fiducia. A dimostrazione, ancora una volta, del fatto che la Camorra Barese, proprio come le altre mafie italiane, ha ormai know how ed autorevolezza sufficiente per dettare legge anche fuori del suo giardino di casa.

Le presentazioni in giro qua e là

Domani facciamo tappa nella mia città, Giovinazzo.

E’ una ottima scusa per un post veloce. Un post che parli un pochino del libro, che continua a riscuotere un buon successo – inaspettato, se penso che ancora oggi in realtà, complice il cambiamento repentino arrivato come un felice tsunami nella mia vita, il libro non ha avuto ancora il tour organico di prestazioni che stiamo organizzando. Sì, se ne discute, a Bari. Anche a margine di quella che è stata una campagna elettorale breve ma intensa, in cui solo il Sindaco uscente ha avuto il coraggio di affrontare sul serio i temi della legalità, senza paura di chiamare le cose col proprio nome.

Se ne sta parlando, quindi. Se ne discute. Ma è bene, ora, cominciare davvero a fare sul serio. E questo vuol dire che è bene cominciare a pensare a presentazioni a tappeto, nelle province pugliesi e magari oltre.

Cominciando da Giovinazzo.
Domani, in sala San Felice, grazie all’interessamento della Pro Loco Cittadina e della Associazione Culturale Socrate – cui vanno i miei ringraziamenti più sentiti – discuterò di Bari Calibro 9 assieme al Procuratore di Bari Dottor Giuseppe Volpe ed assieme a Leonardo Zellino, giornalista del TG2 RAI e profondo conoscitore della Camorra Barese, come ex giornalista del TG3 Puglia.

L’appuntamento è per Sabato 1 giugno, quindi. In Sala San Felice, nello splendido Centro Storico della mia città.

Siete tutti invitati!

Modugno e le Sante Alleanze

Ci è voluta una nuova inchiesta della procura di Bari a mandare alla sbarra l’ennesima articolazione di Camorra Barese nell’hinterland. Con più precisione, nel comune di Modugno, in quella zona liquida in bilico tra status di comune autonomo e territorio contiguo al CEP – San Paolo e alla zona industriale del capoluogo. Insomma… un hinterland che è sempre più inglobato nella città. Un hinterland che si fa fatica a definire tale.

Tant’è comunque. Le forze dell’ordine hanno sgominato, nelle scorse settimane, una organizzazione criminale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti che agiva indisturbata in situazione di assoluto ed indiscusso monopolio nel comune, rifornendo le piazze di spaccio della cittadina e gestendo in modo verticistico anche il lavoro di alcuni dettaglianti free-lance che non avevano alcuna possibilità di rendersi autonomi sulla piazza.

Il dato interessante dell’inchiesta che ha portato in carcere trentadue persone ed ha dovuto dare anche avvio ad una serie di pratiche di affido di minori – alcuni anche coinvolti direttamente nello spaccio – è che l’organizzazione non era assolutamente autonoma. A dirla tutta, più che un clan a se stante, essa si proponeva come diretta articolazione di un cartello criminale di primissimo piano nel panorama camorristico barese. I riferimenti del gruppo, capeggiato da figure del calibro di Siciliani Lorenzo e Martino Valentino – già nel mirino degli investigatori dall’anno passato, operazione Pandora – erano, nemmeno a dirlo, i clan Diomede e Capriati. Per essere più precisi, il cartello di famiglie che questi due sodalizi compongono a far data ormai dal 1990.Ed infatti, per Siciliani e Martino, i riferimenti erano chiari: Cesare e Nicola Diomede a Carrassi ed i Capriati a Bari Vecchia. E quando le figure di cui sopra, per morte o sopraggiunto arresto, non hanno più potuto gestire i rapporti in prima persona, ecco i supplenti, sempre legati a quelle storie, a quelle famiglie, a quelle tradizioni. Erano i Capriati ed i Diomede a rifornire il gruppo attivo su Modugno, garantendosi introiti considerevoli dalla cessione all’ingrosso di marijuana e cocaina – oltre ad assicurarsi il controllo su un territorio strategico, per le sue peculiarità di cerniera e cintura rispetto a più territori differenti.

Una dimostrazione, qualora ancora ve ne fosse bisogno, del fatto che alcune famiglie ed alcuni cartelli, pur se falcidiati da indagini e inchieste, pur se alla sbarra in processi complessi e con carichi di pena molto importanti, riescono comunque a mantenere il controllo su determinate enclave e da quelle mantenere attive linee auree che rappresentano forme di sostentamento e sopravvivenza irrinunciabili. La dimostrazione, senza dubbio alcuno, che molto è ancora il lavoro da fare rispetto alla Camorra ed a certe famiglie che sembrano non morire mai.

Quella tra i Capriati ed i Diomede è una alleanza antica, storica, nelle vicende della Camorra Barese. Affonda le sue radici nella prima vera guerra di mafia a Bari, quella combattuta per il controllo della piazza di spaccio del San Paolo nei primi anni ’90. Allora, Antonio Capriati e Michele Diomede, i boss delle due famiglie, decisero di unire le proprie forze per affrontare la banda – successivamente clan – capeggiata da Andrea Montani, per affermare sul grande quartiere popolare a ovest di Bari una supremazia nel traffico di stupefacenti.

Sono ormai anni che i Diomede hanno dovuto abbandonare il campo e che i Capriati non riescono a riemergere dalla loro roccaforte di Piazzetta San Pietro, nella città vecchia. Eppure, anche se minati da lutti, arresti e processi, entrambi i clan mantengono il controllo saldo su territori esterni alla città. E proprio attraverso questi riescono a tenere viva la loro posizione di assoluta autorevolezza.

Legalitra, un 3 maggio da ricordare

Al netto di tutte le difficoltà per raggiungere Martina Franca e la scuola – maledetto navigatore, quella del 3 di maggio è stata una mattinata importante, densissima, di cui essere davvero orgogliosi. Perchè quella all’ITCS Leonardo non è stata solo o semplicemente la presentazione di un libro o un firmacopie – che non ho mai fatto. No: quella del 3 maggio è stata soprattutto l’occasione per discutere con lettori giovani che Bari non la vivono, non la conoscono, non la praticano di un fenomeno incredibilmente peculiare come la Camorra barese.

E scoprire che le contraddizioni, le difficoltà, le sirene e le paure del rapportarsi con i Sistemi Criminali non conoscono geografie o latitudini di sorta. Scoprire che i ragazzi di Martina Franca, come quelli del San Paolo o di Bari vecchia, quando racconti certi meccanismi tipici della malavita organizzata – quella che si rapporta al mondo esterno dei ragazzi, degli adolescenti – si danno di gomito e si guardano complici tutti nello stesso modo. Perchè ce l’hanno tutti un amico che per colpa degli spinelli si è ficcato in un giro da cui uscire è complicato. O un’amica che, da quando frequenta determinate persone, è cambiata. Tanto, forse troppo.

Ancora e di più, però, è stato anche un momento importante di confronto su temi molto più larghi e inclusivi: i temi della legalità, del rispetto per il concetto di comunità, dell’amore per la curiosità e per l’indignazione civile di fronte a quello che dovrebbe filar dritto invece va drammaticamente storto.

La conquista più bella della giornata? Aver visto tutti che staccavano – chi prima chi non troppo dopo – gli occhi dai telefonini per ascoltare e partecipare. Forse è questo il dettaglio più bello della giornata. Perchè racconta di un mondo ed una gioventù che davanti agli stimoli giusti, ci riesce ancora a scegliere che gli importa, gli interessa…

Speriamo sia una bella traccia da cui ripartire. Speriamo sia una visione sempre più comune, d’ora in poi…

Bellissima discussione e splendida scoperta

A Bari c’è una libreria, che è anche un luogo di discussione, che si chiama Bari Ignota. E’ uno di quei posti preziosi, perché chi la anima ha scelto che quello non sia solo un luogo dove comprare un libro, ma anche un luogo aperto e accogliente dove poter riflettere e ragionare del mondo che ci circonda.

Scoprirlo è stato bellissimo… ed è capitato per caso. Grazie al vulcanico fratello d’armi Leonardo Palmisano, che è non solo il mio editore, non solo il mio collega di impegno antimafia… ma è anche un carissimo amico. L’ho scoperto perchè mi ci hanno invitato a chiacchierare del mio libro assieme ad una scolaresca di ragazzi delle medie e ad altri oratori. Per una giornata importante, quella di ieri, giovedì scorso, in cui si commemora il sacrificio di Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e tre agenti della loro scorta.

Quel che ho fatto è stato cogliere la palla al balzo per una riflessione diversa, importante e piacevole, su quanto la memoria debba essere coltivata in modo diverso. Non come sterile ricordo, non come “si deve”… Ma come piccolo punto di partenza per un impegno nuovo, più profondo, più consapevole.

E, come al solito, poterlo fare parlando ai giovanissimi… è sempre un grande piacere. Oltre che una vera responsabilità. Una sfida bellissima, tutto sommato. Ed è bello quando scopri che una sfida così bella ti può capitare anche fuori da un’aula di scuola, ma in una libreria… che davvero, sarebbe bello far tornare ad essere un luogo di sogni, più che altro.

Ecco… qui parliamo di Antimafia, di impegno civile e sociale, di cittadinanza consapevole. E le librerie sono un luogo in cui cassette degli attrezzi così si formano e si irrobustiscono. Per questo, un contributo così, qui, non può mancare.

Non è solo questione di aggiornarvi sulle presentazioni. E’ il piacere di condividere una scoperta e fare un po’ di passaparola su un luogo prezioso, in questa Italia, in questo Sud, in questa Bari.

Tornare sul campo?

Enziteto è stato il primo quartiere con cui mi sono confrontato, da studioso, a Bari. Una sfida facile solo sulla carta. Da quella prima stagione di osservazioni, annotazioni, riflessioni, è nato un libro: “San Pio, per tutti ancora Enziteto” che la casa editrice la Meridiana di Molfetta ha pubblicato nel 2013. Gli studi alla base di quel libro sono tutti datati tra il 2007 ed il 2009 – le interviste hanno preso gli ultimi sei mesi di lavoro. Eppure, drammaticamente, nulla è cambiato. A dispetto di 3 grandi operazioni di polizia e di una presenza costante, sul territorio, delle forze dell’ordine.

Io, nel frattempo, in quei luoghi ci sono tornato altre due volte. Per cercare di leggere la speranza di un cambiamento, uno qualsiasi, uno che fosse uno.

Purtroppo, nulla. Cambiano le facce a lavoro – spaccio – tra Via del Rispetto e Via della Legalità. Cambiano e crescono le facce delle vedette che prima ti accoglievano. E che ora sono lontane – perchè sono riuscite ad affrancarsi dal quartiere o perchè sono finite inghiottite dalla malavita e sono dentro, in carcere. Quello che non cambia la declinazione di una esistenza di comunità quotidiana. Una esistenza fatta di marginalizzazione, di degrado, di abbandono da parte delle istituzioni. Quello che non cambia, purtroppo, è la consapevolezza, da parte dei clan, che quelle che si sperimentano ad Enziteto – io la chiamo ancora così quella parte di città – sono le condizioni migliori per chi voglia mettere criminalmente radici in una comunità. Per farla propria come quel pezzo di città.

Triste, quando un libro che ha una storia e delle stagioni alle spalle resta ancora di scottante attualità, non trovate?

Le elezioni comunali…

Si avvicinano, a Bari, le consultazioni amministrative per decidere quali saranno i prossimi cittadini chiamati ad amministrare Bari e la sua enorme macchina cittadina nel prossimo futuro.

Si avvicina la consultazione e, purtroppo, al netto del lavoro di chiusura mandato del Sindaco Decaro, comunque impegnato in una serie di progetti che hanno a cuore anche e soprattutto il tema della legalità, la questione “sicurezza, legalità, antimafia” sembra latitare dalla scena politica e dalla discussione elettorale.

E se in generale quasi tutti i candidati sostengono l’importanza di un impegno costante e crescente per le tante periferie di Bari… Francamente, ad oggi, si fa fatica a capire quale sia l’approccio con cui i candidati vogliano procedere. E si fa fatica a leggere questi interventi, innanzitutto perchè tutti, ma proprio tutti, partono da un punto non condivisibile. Nessuno valuta come serio punto di discussione il carattere mafioso di alcune emergenze di quei quartieri dove si pretende di intervenire.

E quindi, ancora oggi, 2019, siamo costretti ad accettare il fatto che gli sfidanti di Decaro – in primis il collega di centrodestra Di Rella – non vogliano vedere. Oppure, per ragioni ancora poco chiare, continuino a sottovalutare una questione che ha viziato e vizia la città, la sua economia, la sua socialità.

Quel che purtroppo latita ancora, inoltre, è un serio codice etico per le liste ed il comportamento da tenere – impegnativo tanto per i candidati alle presidenze, quanto per quelli ai consigli. E quindi, allo spulcio delle liste, ancora una volta più di qualche disattenzione nelle scelte delle facce e delle storie da caricare nelle liste. E quindi, ancora, imperante ovunque in città la pratica oscena dell’apertura di comitati elettorali, soprattutto nei quartieri delicati. E, purtroppo, nessun monitoraggio di questi “mordi e fuggi” della malapolitica.

Poco più di una settimana al primo turno, comunque. Una consultazione da seguire con enorme attenzione.