Foggia: non solo Ultras

Attenzione a liquidare gli impazzimenti delle scorse settimane come reato comune a sfondo ultras. Come materiale di esclusivo appannaggio della DIGOS, insomma. Quel che è successo a Foggia, dopo il derby perso contro il Lecce ed a margine dell’esonero di  mister Padalino, è qualcosa di molto più grave ed inquietante.

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Gli attentati incendiari di quella notte, che hanno coinvolto società sportiva, aziende dei proprietari e giocatori, sono altro. Sono il segno evidente quantomeno di una città che vive un periodo di imbarbarimento forte, feroce, palpabile. Sono il segno di una città che, anche con la sua faccia più pulita, non riesce davvero ad emanciparsi completamente dalla forma aggressiva e feroce del reato, per discutere, arrabbiarsi, dibattere. E più ancora sono il segno di una infiltrazione pericolosa di ambienti contigui al crimine organizzato anche all’interno di piccole ma pericolosissime frange del tifo. Di quel mondo, insomma, che al fianco di una società sportiva occupa parte importante dell’agenda sociale di una comunità. E se è vero, com’è vero, che la tifoseria di Foggia, nella stragrande maggioranza, è composta da sportivi, entusiasti, tifosi veri, è pur vero che pezzi microscopici di quella galassia sono schegge impazzite pericolosissime. Sono schegge infiltrate da soggetti contigui a ben altri mondi. Schegge che evidentemente hanno maldigerito la gestione di una fase delicatissima come quella appena trascorsa… e sono pronti a porgere il conto alla nuova proprietà. Approfittando di un momento di debolezza evidente del gruppo di giocatori, minati nella fiducia da penalizzazioni e da scarsi risultati. Anche la situazione delle finanze societarie dell’ultimo trimestre sta contribuendo ad esacerbare gli animi, con la paventata ipotesi di una ulteriore penalizzazione per la squadra. Quelli che la società vive in questi giorni sono momenti molto delicati. Ma assieme ad essa dovrebbe vivere le stesse preoccupazioni tuta la città. Perchè una comunità che reagisce, anche solo per piccoli pezzi, col fuoco e con le bombe, nel silenzio e nell’omertà generale, è una città che non sarà mai al sicuro rispetto ad altre bombe ed altri attentati. Ed è una città che alza bandiera bianca. Foggia, però, questa resa, non la merita e non può affatto permettersela.

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Un PON A.M.I.C.O.

Sì: Bari Cal.9 è stato anche – FELICEMENTE – testo di studio per ufficiali ed operatori pugliesi della Polizia Penitenziaria. Il provveditorato all’Amministrazione Carceraria di Puglia, infatti, ha inserito il mio testo tra quelli di studio per un percorso di formazione sui temi della sicurezza e della legalità. Ed ha inserito me tra i formatori. Così, nelle giornate del 28 marzo e del 3 aprile, ho trascorso due intensissime giornate assieme al personale della Polizia Penitenziaria dei carceri della mia Regione. Per parlare loro di criminologia, di sociologia del crimine e della devianza e soprattutto di Camorra Barese.

Un’esperienza intensa, davvero.
Come ho detto aprendo la prima giornata, per me è stato davvero un orgoglio poter cominciare i percorsi di formazione associata al libro da loro. Perchè si tratta del corpo meno considerato, a torto, tra quelli che si occupano di contrasto alla criminalità organizzata. Ci si pensa poco, ma la lotta alle mafie continua anche dietro le mura di un carcere: nell’osservazione, nei percorsi di riabilitazione, nella guerra quotidiana che si fa al reclutamento, al privilegio imposto, alla diffusione della cultura mafiosa anche dietro le sbarre di una cella. Invece, crediamo tutti ci si fermi sulla soglia.

Nulla di più sbagliato, a Bari soprattutto.

Sono state due giornate intense, faticose, ma anche incredibilmente piacevoli. Perchè le abbiamo impostate con la filosofia dello scambio continuo di feedback, di riscontri, con il dialogo ed il confronto… e per me tutti i loro feedback e le loro suggestioni sono state preziose.

Un grazie enorme a tutti loro, Commissari, Ispettori e Sovrintendenti.

UN grazie calorosissimo anche al Provveditore, Dottor Carmelo Catone ed alla Dottoressa Caterina Acquafredda. In ultimo, grazie ai due compagni di percorso che hanno affrontato parte di questo corso assieme a me: il caro Leo Palmisano e don Gianni Ladiana – che voi tutti conoscete attraverso le mie cronache rispetto al Movimento antimafia di Base.

Le prime presentazioni

Qualche immagine dalla presentazione fatta a Portineria 21 in compagnia di Mara Chiarelli e della dottoressa Patrizia Rautiis. E qualche considerazione.

E’ stata una splendida serata. Davvero bello poter incominciare il lungo tour di presentazione di questo libro a Bari, in compagnia di una cronista che la “nera” barese l’ha seguita sempre, con enorme attenzione ed enorme capacità di mettere assieme ai pezzi di un mosaico non sempre facilmente assemblabile. E davvero bello poter presentare un libro che parla anche di storia giudiziaria di questa città con una donna come Patrizia Rautiis, che a Bari è stata magistrato antimafia e che a Bari continua il suo impegno quotidiano come sostituto procuratore in corte d’Appello.

Ed il bello è il potersi confrontare in quella che più che una presentazione formale, ingessata, è stata una chiacchierata. Una chiacchierata intensa, carica di fatti, di ricordi, di connessioni e considerazioni tra tre persone che, alla fine, dritta o storta, questa grande storia l’hanno vissuta in prima persona, su un fronte piuttosto che su un altro. L’hanno vissuta e credono sia importante, adesso, restituirla alla città di Bari perchè sia la città di Bari, tutta, a ragionarci. Come diceva Patrizia, introducendomi…

…” a guardarcisi dentro, per una volta, a figura intera. Senza troppe paure, ma anche senza troppi finti pudori!”

Spero sia solo la prima di tante altre presentazioni così.
Nel frattempo vi consiglio davvero di cuore di passare da Mara a Portineria 21, in via Cairoli,a due passi dall’Università… è un posto magico!

Per le foto grazie di cuore a Isa Lorusso.

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Ceglie e nuovi equilibri

Ceglie è un vetrino importante. Proprio come Japigia. Si propone come tale per i prossimi mesi perché è il territorio di un clan storico il cui padrino è “tramontato”. Come a Japigia, infatti, il vessillo dello storico capoclan è calato. Poco importa se in questo caso il rivolgimento è dovuto al pentimento ed alla morte del boss piuttosto che ad un abbandono del campo per scelte unidirezionali della famiglia egemone. Ceglie è un vetrino importante perchè, morto Di Cosola, la situazione non è affatto migliorata. E quel che adesso sarà importante capire è come si ridistribuirà la struttura rimasta orfana. Come i colonnelli decideranno di gestire la fase di transizione. E che tipo di modello sceglieranno per il prosieguo della loro attività criminale.

Antonio Di Cosola, nella sua storia criminale, ha sempre regnato in modo tirannico ed indiscusso sulla sua struttura. Accentrando quasi sempre nelle proprie mani – o in quelle dei familiari più stretti – il vessillo del comando. E in una carriera trentennale non ha mai accettato alleanze, finendo spesso per combattere guerre sanguinose con chiunque promessa e mettere in discussione il suo dominio. Lo ha fatto coi Parisi, lo ha fatto con la loro emanazione – gli Stramaglia – lo ha fatto con gli Strisciuglio di Carbonara.

Morto Di Cosola, però, alcuni segnali di una profonda riarticolazione ci sono già stati. E sono segnali inquietanti se è vero che proprio in seno alla famiglia di sangue del boss si è scatenata una bagarre tra cugini che ha portato ad arresti, indagini, ridefinizione degli equilibri. E’ del mese scorso, infatti, la notizia di una operazione contro il ramo Masciopinto del clan, quel legato da vincoli di affinità alla figura del vecchio boss. Il dato inquietante è che la vittima delle attenzioni criminali del gruppo, in questo caso, sarebbe stata un figlio del vecchio boss, spostatosi su rami d’affari in chiaro, che il resto del clan aveva in animo di tagliggiare perchè non accettava l’uscita di scena del personaggio. Non in quei termini almeno, non senza pagare dazio. Un segnale evidente di un gruppo ancora fortemente coeso ed agguerrito. Capace di imporre con pochissime remore la propria violenza cieca anche a pezzi della famiglia autorevoli e di lignaggio.

Tutto lascia pensare che il timone non sia stato ceduto e che la linea sia ancora quella di mantenere un controllo autonomo e ferreo sulla ex frazione di Bari. Come questo andrà ad impattare coi delicati equilibri che in città si vano ridefinendo è argomento ancora tutto da leggere prima che scrivere. Di certo resta che si tratta di una frontiera di massima allerta per le forze dell’ordine e per gli inquirenti. Una frontiera che lascia pensare anche a interessanti sviluppi d’analisi.

Ci vediamo a Portineria 21, Bari

Comincia per “Bari Cal.9 – Storia della Camorra Barese” il primo ciclo di presentazioni. Discutiamo del libro, ne parliamo, lo portiamo tra la gente e proviamo a farlo diventare un testo a cui affezionarsi, su cui riflettere.

Cominciamo oggi, a Bari, scegliendo uno spazio culturale nuovo e fresco come la “Portineria 21”, in via Cairoli 139.

Ci vediamo lì, alle 18:30 – e mi raccomando, puntuali!

Assieme a me, a parlare del libro, avrò il piacere di avere
– Mara Chiarelli, giornalista
– Patrizia Rautis, magistrato

Vi aspetto, non mancate!

La DIA a Foggia

Dopo gli eventi dell’ultimo anno e la recrudescenza dei fatti criminali di questo primo trimestre, a Foggia un gruppo di tre associazioni ha deciso di promuovere una raccolta firme per la richiesta della istituzione di una Direzione Investigativa Antimafia per Foggia.

Crediamo sia giusto e doveroso dare a questa iniziativa il massimo risalto possibile. Per cui vi invitiamo a prendere contatto con queste realtà per capire in concreto cosa è possibile fare per sostenere questa causa anche a distanza.

Sui tanti perché che rendono questa iniziativa un passo indispensabile, noi torneremo molto presto.

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