Al via il processo per la strage di San Marco in Lamis

Una notizia importante.

A meno di due anni dalla strage di San Marco in Lamis, costata la vita al boss Romito, a suo cognato e a due vittime innocenti di mafia, i fratelli Luigi e Aurelio Luciani, uccisi solo per eliminare due testimoni scomodi, prende il via il processo in corte d’Assise contro l’unico imputato – allo stato attuale – il presunto fiancheggiatore Giovanni Caterino. Secondo l’accusa, l’imputato avrebbe, nei giorni precedenti, pedinato Romito per studiarne abitudini e percorsi. Il giorno della strage, sempre il Caterino, avrebbe avuto un ruolo attivo nell’agguato, aprendo il corteo delle auto che avevano il compito di compiere l’assalto e ostacolando le vie di fuga al Romito.

Oltre che per la forte valenza simbolica di un processo che si appresta a scrivere parole comunque importanti su un fatto di sangue così grave, l’evento ha una portata rilevante anche e soprattutto per il numero di soggetti che si sono costituiti parte civile. Oltre alle famiglie dei due fratelli agricoltori, colpevoli solo di essere nello stesso luogo in cui la mafia garganica aveva deciso di spargere sangue, hanno richiesto di essere parte civile nel processo, vedendosi ammesse, anche alcune istituzioni particolari. Alle amministrazioni del Comune e della Provincia, anche l’associazione Libera si è vista accordare lo status di parte lesa dalla corte. Sarà quindi possibile, per la prima volta per la associazione fondata da don Luigi Ciotti, prendere parte attivamente in un procedimento penale contro una organizzazione feroce, determinata, ma spesso ignorata colpevolmente dalle istituzioni.

In una provincia come quella sauna, questo dato assume un valore prezioso. è proprio a Foggia e nel suo territorio, infatti, che in questi ultimi anni si è scelto di combattere una battaglia difficile per far emergere in modo chiaro che la scelta di essere al fianco delle istituzioni in modo attivo è l’unico modo di combattere davvero per liberare un territorio dall’oppressione mafiosa. C’è da ricordare, a tal proposito, che proprio la provincia di Foggia, con le sue tre mafie differenti, vanta il tristissimo primato del più basso numero di collaboratori di giustizia. Ed allo stesso tempo la diffusione più debole di una vera cultura attiva dell’antimafia sociale.

Che questo sia un segno importante della rinascita di un territorio e dell’affermazione di un nuovo coraggio civile, dobbiamo essere in tanti ad augurarcelo!

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