Modugno e le Sante Alleanze

Ci è voluta una nuova inchiesta della procura di Bari a mandare alla sbarra l’ennesima articolazione di Camorra Barese nell’hinterland. Con più precisione, nel comune di Modugno, in quella zona liquida in bilico tra status di comune autonomo e territorio contiguo al CEP – San Paolo e alla zona industriale del capoluogo. Insomma… un hinterland che è sempre più inglobato nella città. Un hinterland che si fa fatica a definire tale.

Tant’è comunque. Le forze dell’ordine hanno sgominato, nelle scorse settimane, una organizzazione criminale dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti che agiva indisturbata in situazione di assoluto ed indiscusso monopolio nel comune, rifornendo le piazze di spaccio della cittadina e gestendo in modo verticistico anche il lavoro di alcuni dettaglianti free-lance che non avevano alcuna possibilità di rendersi autonomi sulla piazza.

Il dato interessante dell’inchiesta che ha portato in carcere trentadue persone ed ha dovuto dare anche avvio ad una serie di pratiche di affido di minori – alcuni anche coinvolti direttamente nello spaccio – è che l’organizzazione non era assolutamente autonoma. A dirla tutta, più che un clan a se stante, essa si proponeva come diretta articolazione di un cartello criminale di primissimo piano nel panorama camorristico barese. I riferimenti del gruppo, capeggiato da figure del calibro di Siciliani Lorenzo e Martino Valentino – già nel mirino degli investigatori dall’anno passato, operazione Pandora – erano, nemmeno a dirlo, i clan Diomede e Capriati. Per essere più precisi, il cartello di famiglie che questi due sodalizi compongono a far data ormai dal 1990.Ed infatti, per Siciliani e Martino, i riferimenti erano chiari: Cesare e Nicola Diomede a Carrassi ed i Capriati a Bari Vecchia. E quando le figure di cui sopra, per morte o sopraggiunto arresto, non hanno più potuto gestire i rapporti in prima persona, ecco i supplenti, sempre legati a quelle storie, a quelle famiglie, a quelle tradizioni. Erano i Capriati ed i Diomede a rifornire il gruppo attivo su Modugno, garantendosi introiti considerevoli dalla cessione all’ingrosso di marijuana e cocaina – oltre ad assicurarsi il controllo su un territorio strategico, per le sue peculiarità di cerniera e cintura rispetto a più territori differenti.

Una dimostrazione, qualora ancora ve ne fosse bisogno, del fatto che alcune famiglie ed alcuni cartelli, pur se falcidiati da indagini e inchieste, pur se alla sbarra in processi complessi e con carichi di pena molto importanti, riescono comunque a mantenere il controllo su determinate enclave e da quelle mantenere attive linee auree che rappresentano forme di sostentamento e sopravvivenza irrinunciabili. La dimostrazione, senza dubbio alcuno, che molto è ancora il lavoro da fare rispetto alla Camorra ed a certe famiglie che sembrano non morire mai.

Quella tra i Capriati ed i Diomede è una alleanza antica, storica, nelle vicende della Camorra Barese. Affonda le sue radici nella prima vera guerra di mafia a Bari, quella combattuta per il controllo della piazza di spaccio del San Paolo nei primi anni ’90. Allora, Antonio Capriati e Michele Diomede, i boss delle due famiglie, decisero di unire le proprie forze per affrontare la banda – successivamente clan – capeggiata da Andrea Montani, per affermare sul grande quartiere popolare a ovest di Bari una supremazia nel traffico di stupefacenti.

Sono ormai anni che i Diomede hanno dovuto abbandonare il campo e che i Capriati non riescono a riemergere dalla loro roccaforte di Piazzetta San Pietro, nella città vecchia. Eppure, anche se minati da lutti, arresti e processi, entrambi i clan mantengono il controllo saldo su territori esterni alla città. E proprio attraverso questi riescono a tenere viva la loro posizione di assoluta autorevolezza.

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