A Bari “cantano” in tanti

Sì. Lo ripetono fiduciosi molti magistrati. A Bari, il numero dei collaboratori di giustizia e dei pentiti, molto più che quello dei dissociati o degli irriducibili, cresce. Un’arma concreta, efficace, importante, nella lotta al crimine organizzato. A Bari è una manna, se paragoniamo il dato del capoluogo di regione a quello di città e province come quella di Foggia, dove l’omertà è davvero un muro impenetrabile e dove il numero di criminali che si dissocia e decide di collaborare è bassissimo… quando non drammaticamente vicino al valore di testimonianza.

Esiste una ragione precisa, per questa inspiegabile differenza. Quella di Bari, adesso, è una Camorra nuova, arrivata sulla scena soltanto da un quindicennio. La vecchia criminalità organizzata, quella delle Aristocrazie dei Parisi, dei Capriati, dei Mercante, ha una tempra diversa, molto più vicina a quella foggiana. Ha una tempra forgiata in decenni di carceri duri, di riti, di affiliazioni, di vecchi e antichi discorsi sull’onore. Quella Camorra non parla. Ma quella è anche la Camorra che ha smesso di diventare un problema concreto da tempo. O che ne ha fatte così tante, seminando tracce, prove, indizi… che ricostruirne le gesta e portarla a processo non è difficile. Per vecchi sistemi che si fondano sui vincoli di sangue, una volta incrinato il muro, agire è facile. E il Clan Capriati lo sa bene, visto che tra le sue fila di sangue ci sta il primo pentito eccellente che Bari abbia conosciuto: Mario. Lo sa ancora meglio il clan Di Cosola, retto da Antonio, morto da collaboratore di giustizia. Aveva deciso di pentirsi perchè non sopportava l’idea di non poter vivere i suoi nipotini, l’unica gioia sincera che gli era rimasta. E parliamo in questo caso di un uomo feroce, cui tante cronache e tante affermazioni processuali attribuiscono anche l’uso dei maiali per far sparire i corpi dei nemici.

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Quella che è falcidiata dai pentiti, invece, è la nuova Camorra. Il sistema nato attorno alla figura di Domenico Strisciuglio, quella federazione impastata di batterie dal turn over continuo, in cui qualsiasi guazzetto di strada può provare a diventare boss. Ecco, in quei casi, in queste storie di camorra volatile, instabile, senza formazioni, scuole e padrini, si annida anche il germe della paura del carcere, della insofferenza alla lontananza dalle famiglie, della difficoltà a sopportare una vita che, lontano dalle piazze e dalle stanze dei bottoni, prevede una minima che sempre più non permette di arrivare a fine del mese.

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Ecco: su questo e tanto lavorano i magistrati baresi. E’ una realtà di cui tutti dobbiamo fare tesoro, anche e soprattutto per smentire tante di quelle credenze. Perchè se è vero com’è vero, che i pentiti sono tanti, che il loro numero cresce di operazione in operazione, allora è anche vero che ha senso, e tanto, denunciare. Perchè solo attraverso la denuncia, davvero e fino in fondo, si aiutano magistrati e investigatori a fare il proprio lavoro. Tante delle operazioni degli ultimi due anni, in merito, parlano chiaro. Questa è la strada giusta, è su questa che bisogna continuare.

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