I rampolli foggiani: giovani, armati, pericolosi

Non illudiamoci: gli arresti delle scorse due settimane operati a Foggia dall’antimafia sono una risposta certo decisa e forte dello Stato al delirio di attentati che ha tenuto sveglia e preoccupata la città in questo funesto inizio 2019.
Purtroppo, però, non si possono considerare un intervento risolutivo.

Lo abbiamo detto e ripetuto: con i sistemi criminali che operano nel foggiano bisogna andarci cauti con gli ottimismi del “gran bel botto”. Perchè poi i “botti” te li fanno loro. E si è visto, in questo gennaio delirante che è seguito alle maxioperazione contro i clan storici della Società.

Nell’ultimo blitz, a finire agli arresti è stato un nome di quelli da prima pagina: Rocco Moretti, figlio di Pasquale e nipote (porta il suo stesso nome di battesimo anche) di uno dei pezzi da novanta dell’organizzazione criminale operante a Foggia. Secondo la DIA, proprio il clan che fa capo a Rocco Moretti senior, dopo aver raccolto anche l’eredità dello storico padrino foggiano Giosuè Rizzi, sarebbe la struttura che governa la città e salda legami importanti con le altre organizzazioni, garantendosi comunque alleanze importanti. A leggere le relazioni degli inquirenti, proprio l clan di Rizzi starebbe avviando in questi ultimi mesi una decisa saldatura con un gruppo di criminali sanseveresi capeggiati dal “professore” La Piccininna. Ma qui siamo chiaramente ancora di fronte alle risultanze di investigazioni e non di processi.

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Quel che è certo e che è bene sottolineare, invece, è che proprio i foggiani, dopo la decapitazione di tutti i sodalizi in  guerra nella città ed in seno alla Società, probabilmente con l’aiuto di manovalanza della provincia, hanno provato a segnare un punto che chiarisse immediatamente che anche di fronte agli arresti, nulla cambiava. E quello che inquieta non è tanto la “familiarità” delle dinamiche e dei sodalizi, quanto la velocità con cui il turn over è garantito, la rapidità con cui le teste dell’Idra tornano a spuntare. Rocco Moretti junior, arrestato assieme a “cumparielli” di tutte le età, era un giovane a capo di una batteria di giovani. E se è vero – com’è vero – che spesso, nello svecchiamento, le organizzazioni sono costrette a fare di necessità virtù, è vero allo stesso modo che i ruoli ricoperti dai giovanissimi finiti dentro assieme a Moretti erano ruoli di tutto rispetto. C’è poco da stare sereni, insomma.

A Foggia, ormai, si è acquisita una piena intercambiabilità generazionale, capace anche di saltare a piè pari piani orizzontali per muoversi da nonno a nipote. Allo stesso modo, la politica accorta e l’elevata autorevolezza del padrino senior sembrano garantire il sodalizio da tentativo di spallata esterni. Una mafia così difficilmente si sradica a colpi di arresti e solo di arresti.

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