Il film “La paranza dei bambini”

Un film che farà discutere. In una Italia che sui libri non discute perchè non li legge. Amaro modo di cominciare a riflettere, proprio in un luogo di confronto che fa della lettura/scrittura lo strumento di comunicazione. Purtroppo, tant’è.

Il film La paranza dei bambini, nelle sale nelle scorse settimane, è la riduzione cinematografica del primo romanzo scritto da Roberto Saviano. Omonimo rispetto al film. Ci sono racchiuse, nei fotogrammi, le storie e le educazioni camorristiche di un gruppo di ragazzi che nemmeno troppo per gioco, giovanissimi, si infilano in vicende troppo più grandi di quelle solitamente frequentate dai coetanei. Finendo per farsi fagocitare. Finendo per ricevere i propri battesimi di sangue, fuoco, morte.

Non ho mai amato criticare le scelte crude dei registi e degli sceneggiatori. E credo che proprio il noir, all’apparenza solo un genere d’intrattenimento, abbia invece il potere invidiabile di far riflettere su quello che accade.

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Far riflettere, appunto.

Purtroppo, lo scarto che dai libri di Saviano ai film – o alla celeberrima Gomorra – passa è proprio la capacità di stimolare una riflessione. Sarà che lo spazio di reazione che la pagina assicura è più dilatato e funzionale, di quello di un film da iniettarsi sotto pelle in due ore o poco meno. Però, purtroppo, nelle pellicole che attraverso la penna dello scrittore sono arrivate a noi, il compiacimento, il sensazionalismo, la ricerca dell’effetto… vengono prima. Hanno uno spazio maggiore. E, al netto dei registri stilistici che non possono essere imposti, fanno riflettere meno e fanno gasare di più. Saranno le scelte clippettare, saranno le necessità di scena… ma sta tutta qui la differenza tra un FILM come Gomorra – di Garrone – ed una SERIE come Gomorra – di Sollima et al.
Garrone, con la sua pellicola, non nasconde nulla, ti sbatte la Camorra sotto gli occhi. Anche quella vissuta, patita, amata da un ragazzino di dodici anni. E però lo fa suscitandoti ansia, paura, disagio. Perchè questo, in una società civile, deve fare quello spettacolo. Metterti a disagio. La scelta di raccontare con epica distorta un passaggio di formazione così delicato… purtroppo non è vincente. Ed alla lunga, non si può nasconderlo, rischia anche di creare quella maledetta fascinazione che oggi fa riempire la bocca dei detrattori di Saviano. Duole dirlo, ma un film così curato nei passaggi epici e così solo appena sussurrato, suggerito, in quelli che dovrebbero essere momenti di riflessione, non è un film di denuncia, ma un Noir compiaciuto che parla troppo dritto ad un pubblico sensibile.

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Non lo so… Vi dico la verità: a me è piaciuto, dal punto di vista tecnico. Mi ci sono anche entusiasmato, perchè la mitica corale di alcuni momenti è messa in pellicola magistralmente. Ma io i miei anticorpi ce li ho!

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