Processo Pandora e quell’asse curioso tra vecchi e nuovi leoni

Il processo Pandora è iniziato da alcune settimane. E’ quello nato dall’omonimo maxiblitz dello scorso giugno e che vede alla sbarra, tra gli altri, i vertici del clan Mercante-Diomede. Nel caso di Giuseppe Mercante, parliamo di uno dei capostipiti della Camorra Barese. Il processo mira a smantellare in aula un clan che si è radicato a Bari negli ultimi trent’anni, con alterne fortune legate quasi sempre alla sua capacità di reclutamento. Quando attorno c’era un vuoto, Giuseppe Mercante interveniva a colmarlo. Prima fidelizzando a sé batterie intere di contrabbandieri, poi irrompendo nel mercato dello spaccio, dell’estorsione e dell’usura.

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Alla sbarra, con Giuseppe Mercante, anche alcune figure epicali del sodalizio familiare legato ai Diomede. Negli anni, infatti, quel che è provato è che questi ultimi, divisi tra i quartieri di Carrassi – dove risiede Biagio – e San Paolo – dove invece c’è il ramo che fa capo a Michele – hanno avviato una forte e profonda saldatura proprio con la figura dello storico capobastone del Libertà. Approfittando proprio di questa saldatura per guadagnare sul campo quei galloni di affiliazione autorevole che mai hanno potuto vantare. Galloni utili, soprattutto dopo la guerra del CEP dei primi anni ’90, quando il loro avversario storico Montani si affiliò a Gravina prima e Anemolo dopo, garantendosi con questo rapporto un nome di rispetto in città.

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Il Processo Pandora è importante proprio perché mira a chiarire il concetto cardine secondo il quale, ancora oggi, le affiliazioni, le alleanze, i vecchi rituali, restino comunque un ancoraggio “tradizionale” irrinunciabile per i clan. Che proprio attraverso questi rapporti profondi mantengono legami o costruiscono geometrie nuove con cui controllare i territori. Non è secondario infatti ricordare come nello stesso processo siano chiamati come imputati anche uomini provenienti dalla provincia, in questo caso legati al clan alleato dei Capriati, che in nome e per conto dei due sodalizi gestivano traffici illeciti in alcuni territori della provincia. Da questo punto di vista emblematico sarebbe – stando all’accusa – il rapporto che corre tra il gruppo di Domenico Conte, affermato su Bitonto, ed i gruppi che fanno capo a Mercante e Capriati. Non è un mistero che alcune paranze di Bitonto, infatti, abbiano ereditato rapporti diretti, soprattutto nel campo dello stupefacente, proprio con le vecchie famiglie dell’aristocrazia camorristica barese – una volta vantavano addirittura un filo diretto con Savino Parisi.

Non resta che seguire le fasi processuali che, in sede dibattimentale, dopo la costituzione di rito delle parti, si avviano ad entrare nel vivo della vicenda.

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