Le nuove cupe della mala…

Quella delle nuove cupe della mala è una questione importante. Prima ancora che dal punto di vista criminologico, dal punto di vista sociologico ed urbano. Perchè indica una forma nuova e perversa di vivere il rapporto tra clan e territorio.

Se fino ad ora, da Bari Vecchia al CEP, passando per Japigia ed Enziteto, le “cupe” ossia i nascondigli che la malavita utilizza per mantenere celate ma sempre disponibili armi e droga, erano quasi tutte situate in luoghi privati, oppure in strutture pubbliche in disuso, da qualche anno, ormai, si va affermando invece l’abitudine di eleggere come propri “Fermo-posta” o “depositi di fiducia” pezzi dell’arredo urbano o pertinenze infrastrutturali del quartiere che sono accessibili a tutti e di pronto utilizzo. Dagli androni condominiali o dagli atri si è passati ai tombini della fognatura. Dai grandi box serranda del mercato coperto di Enziteto, al Libertà si preferiscono attualmente le cassette di derivazione pubbliche dell’ENEL.

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Ed è un fatto grave. Perchè denuncia un capillare controllo del territorio, così pervasivo e intenso da garantire agli uomini dei clan la possibilità di depositare o rifornirsi di armi o stupefacente senza nei fatti doversi allontanare da un incrocio presidiato. Assicura agli uomini d’arme di poter garantire sicurezza senza, nei fatti, avere addosso un’arma – nel caso in cui si attivassero controlli. Ed allo stesso tempo protegge gli spacciatori dal rischio di farsi sorprendere con il “materiale” addosso in caso di un blitz dell’antidroga.

Quel che più inquieta, in tutto questo, è che nelle mani dei responsabili di piazza di quelle “cupe” non solo ci sia una mappa mentale perfetta che segna i luoghi di custodia. Non basta; nelle tasche, questi ultimi custodiscono anche le chiavi delle cassette o i ganci di ferro utili a sollevare i chiusini. Ed è questo il tratto che nemmeno troppo metaforicamente deve far riflettere. Quando un gruppo ha il controllo di questi luoghi e ne ha “le chiavi” cosa lo distingue, nei fatti, dal padrone di quei luoghi? E se quei luoghi sono ingranaggi sensibili per la vita di un quartiere… chi è il padrone del quartiere?

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