Foggia: che succede?

Quello che in queste ultime settimane sta accadendo a Foggia non è altro che la chiara e lampante dimostrazione di quello che non solo su queste pagine da mesi potete leggere. Trovate raccontato e spiegato quello che sta succedendo nel capoluogo dauno dentro le relazioni semestrali della DIA, da almeno un lustro buono. Trovate queste grida disperate in tutte le interviste degli operatori di forze dell’ordine, in tutte le relazioni dei giudici, dei PM, dei procuratori.

A Foggia e nella provincia dauna, quel che sta accadendo è presto detto: le mafie foggiane, forti dell’ignoranza e della scarsa preparazione di tanti, stanno aggredendo la città ora che i clan della Società sono alla sbarra, in attesa di processi che si preannunciano lunghi e lasciano intendere condanne davvero pesanti.

Bomba devasta negozio a Foggia

Dai monti del Gargano, dalla piana di San Severo e dal golfo di Manfredonia, le batterie di queste tre piccole e agguerritissime associazioni a delinquere stanno muovendo una manovra di accerchiamento. Perché il tessuto produttivo, economico e commerciale del capoluogo fa gola in termini di potenzialità economiche. E le potenzialità economiche, per i clan, altro non sono che pizzo, estorsioni, pagamenti in natura, assunzioni di comodo. Un mercato importante, per i clan, che su business del genere costruiscono parte del welfare criminale. A fianco a loro, i pezzi di criminalità urbana espulsi o tenuti ai margini dallo strapotere della Società: pezzi che, adesso, nell’apparente assenza di nuclei organizzati, provano ciascuno per proprio conto la spallata. Come ed in che modo i clan forestieri sceglieranno di confrontarsi con la picciotteria di basso cabotaggio è ancora difficile da capire. Potrebbero scegliere di nobilitarli, inglobandoli nella propria egida. Oppure di spazzarli via, sostituendosi in toto a quei soggetti, nella gestione e nel controllo delle piazze. Ovvio, attraverso uomini fidati: perché nessuno dei gruppi che dalla provincia sta aggredendo Foggia ha voglia di abbandonare i territori ed i traffici che tradizionalmente li rendono forti.

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E’ un momento difficile, che va combattuto con le armi della fermezza, della risposta senza tregua e dell’impegno di tutti. E’ una fase complessa che può essere superata solo con un vero moto di riscatto civile, in cui per prima cosa quel che si assicura alla giustizia ed alle forze dell’ordine è la piena collaborazione di tutti. Perchè questo testimoniano le ultime operazioni: denunciare paga. Andare fino in fondo, anche contro gli attentati che ti devastano il negozio una, due, tre volte, alla fine paga. Perchè quello dell’estorsione, del pizzo, è un sistema progettato per non fallire e per garantire ai clan una fidelizzazione della vittima pressoché infinita.

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