Pedonalizzare via Manzoni a Bari? Parliamone!

Le promesse che si fanno nei sei mesi prima di una competizione elettorale andrebbero sempre prese con le pinze. Soprattutto in un’era come questa, in cui, pur di sostenere una propria coerenza ed una propria inflessibilità rispetto alle promesse fatte, spesso si persevera nel dar seguito a veri e propri spot elettorali che rischiano di creare strappi peggiori dei buchi che si prefiggono di tappare.

La pedonalizzazione di alcuni pezzi del Libertà, dalle parti di Via Manzoni, rischia di diventare questo: una toppa che rovina tutto molto peggio dello strappo. Ed il rischio, questa volta, non è collegato all’idea in sè. Piuttosto, al modo in cui si mette in pratica una misura. Ed all’opera di costante follow up che una pedonalizzazione in un quartiere a rischio porta con sé.

Ci sono evidenti ragioni commerciali che suggerirebbero diinterdire la circolazione veicolare in quei quadrilateri. C’è da sostenere un commercio diventato tragicamente di prossimità per evitare che si estingua. C’è da sostenere le esigenze del quartiere di vedersi riconosciute altre aree di socialità diffusa. E sono ragioni incontrovertibili, verso le quali una buona amministrazione deve sempre muoversi.

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Non possiamo però non guardare al contesto della macro-area in cui si opera, quando volgiamo amministrare. Ed amministrare bene. Emblematico, su una scala più ampia, è tutto il percorso storico della realizzazione per esempio di Enziteto. Un quartiere pluripremiato ed osannato sulla carta come modello di progettazione su larga scala umana e socializzante. Divenuto, per il suo piazzamento scellerato e per altre vicende collegate alla gestione urbanistica ed all’amministrazione burocratica di quegli spazi un quartiere in cui la parola d’ordine è da sempre marginalità.

Ed allora, se il Libertà è quello che è – un quartiere con enormi contraddizioni e con un livello di marginalizzazione ed esclusione altissimo, pensiamoci, a pedonalizzare una zona. Peraltro larga. Perché, se pedonalizziamo ma non diamo un concreto seguito alla pedonalizzazione, con una corretta e costante opera di vigilanza di prossimità – il vigile di quartiere mediatore, spogliato dagli orpelli securitari, come figura di contatto con la comunità più che con funzioni di repressione può essere un esempio – quel che otterremo è consegnare alla mala di quel posto un luogo che è contemporaneamente spazio di reclutamento per le giovanissime generazioni e luogo di spaccio e controllo del territorio per il resto della paranza. Creare una zona interdetta alla circolazione privata in un pezzo di quartiere innervato da arterie di smistamento importanti per quella circolazione, inoltre, crea logisticamente comode vie di fuga e buchi veri e propri nel sistema di sicurezza interna del Libertà.

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E se non bastasse l’analisi strategica su scala “militare”… beh ci basti guardare a quel che succederebbe quotidianamente in una zona nella quale si pedonalizzasse senza controllo: gli scooter e i mezzi su cui le giovani leve della mala si muovono ci metterebbero un attimo a conquistare gli spazi. Creando nei residenti e nei cittadini che fruiscono degli stessi la certezza di una assenza concreta dello Stato. Chi vuol vivere serenamente quegli spazi se ne allontanerebbe e quei luoghi sarebbero facilmente conquistati da chi li pretende per fare altro. Con la diretta conseguenza di marginalizzare ancor di più quella zona, rendendola insicura agli occhi di chi vuole frequentarla. Il commercio, da una situazione del genere, subirebbe solo contraccolpi violenti.

Appunto: le pezze peggio dei buchi.

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E allora, riflettiamoci sul quartiere, ma facciamolo per bene. Non mi si venga a dire che si tratta di un intervento facile e brutalmente doveroso. Non me lo si venga a dire in un quartiere refrattario a qualsiasi tipo di ordinanza. Un quartiere nel quale “lo sparo della mala” è un must a cui tutti si sono abituati ed in cui, in alcune zone, anche solo il regolare controllo di un passo carrabile rischia di diventare pericoloso per la pattuglia di vigili urbani che lo esercita.

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