Japigia come scenografia…

Rimaniamo sull’ultimo fatto di sangue. Cercando anche di capire cosa ci dicono i luoghi in cui questo è avvenuto. Perchè anche questi ultimi parlano. E raccontano verità importanti. Che è fondamentale mettere nero su bianco, se si vuole raccontare e capire.

Japigia, da più di trent’anni considerata da tutti – a volte anche in modo esagerato – il giardino di casa del boss Savino Parisi. Japigia, per trent’anni piazza di spaccio più grande della provincia, ma anche hub logistico dei grandi traffici di stupefacente. Supermarket all’ingrosso e al dettaglio. Ancora una volta, da sempre considerata territorio dominato dal clan Parisi in condizione di assoluto monopolio.

Negli ultimi dieci anni almeno 3 grandi processi hanno interessato il clan in oggetto. Si è trattato di processi – alcuni ancora in corso – nei quali, al fianco dell’associazione a delinquere, agli imputati venivano contestati reati molto diversi da quelli legati al traffico degli stupefacenti. Indicativo, evidentemente, del fatto che le cose non stanno proprio come vuole raccontarle qualcuno. Indicativo, invece, del fatto che il clan Parisi, secondo gli investigatori, avrebbe invece compiuto un salto di qualità differente. Quello che fa balzare quella struttura dalla strada e dai commerci di strada al mondo dei business in chiaro, degli affari, di alcune stanze dei bottoni. Basta guardare i processi Domino, Domino Bis e Do Ut Des per capirlo: imprese collegate, prestanome, proprietà e imprese sotto sequestro, quote azionarie, appalti inquinati. A fianco estorsioni e condizionamento della libera concorrenza nel campo dell’imprenditoria edile. Ultima, in ordine di tempo, l’inchiesta che su base nazionale ha interessato una serie di compagnie di scommesse che secondo l’accusa sarebbero inquinate dalla presenza di uomini e capitali riconducibili a Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra Barese (su quest’ultimo versante col coinvolgimento di Tommaso Parisi, figlio di Savino e di Vito Martiradonna).

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Diciamolo dunque con una certa serenità: Japigia è ancora una piazza di spaccio enorme, è ancora un hub strategico, è ancora il luogo in cui per tanti clan è possibile approvvigionarsi all’ingrosso. Ma di sicuro, da questo ristretto punto di vista, non è più un luogo dove i Parisi dettano legge in senso monopolistico. Questo omicidio, assieme alla guerra di mala dello scorso anno, danno solo la riprova di quanto stiamo dicendo. Perchè, nel trentennale regno di Parisi su quel quartiere, a Japigia non si era mai fatto sangue. Quantomeno, mai in questi termini. Questo sangue denuncia a chiare lettere un cambio di passo nella storia criminale di quel quartiere. E conferma, a fianco di quell’ipotesi di salto di qualità, anche un altro dettaglio: Savino Parisi, fiaccato dai continui processi, dalla detenzione, dall’attenzione asfissiante di investigatori e magistrati, avrebbe probabilmente abbandonato il campo. Quello legato al controllo diretto sul territorio e sulle sue dinamiche criminali, s’intende. Non si spiega diversamente, vero, il fatto che molti degli omicidi che si sono susseguiti nel quartiere abbiano come sfondo non semplicemente le vie di quel pezzo di città, ma il Quadrilatero, antico quartier generale del clan.

Per questo e solo per questo abbiamo inteso rimarcare il luogo come simbolico e importante. Perchè racconta chiaramente altro su altre vicende parimenti importanti. Perchè parla di un declino, di una mutazione, di un sovvertimento di gerarchie, codici e rituali, in seno alla criminalità organizzata barese. Perchè per la strada certifica il tramonto di una vicenda e di una narrazione enorme (quella legata ai Parisi) ed allo stesso tempo elimina una figura importante che della storica Camorra Barese è stato a suo modo un protagonista certificato (Domenico Capriati). Japigia, per tutto il resto, non ha alcun ruolo in questa vicenda.

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Perchè Japigia, allora, per ammazzare Domenico Capriati? Semplice: quell’uomo abitava lì. Aveva scelto quella come residenza, come dimora. Ma nulla, per il resto, lo legava a quei luoghi ed a quelle vicende. Ovvio, come abbiamo detto, se si continua a leggere una storia per quella che non è e definire un soggetto per quello che non è, facili suggestioni possono balzare all’occhio. Ma stando ai fatti ed a quello che ci consegna la storia della Camorra Barese ricostruita dalle sentenze e dalle operazioni, Japigia è solo il teatro inconsapevole, solo la scenografia. Nel fatto, nel delitto, non ha alcuna parte attiva.

 

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