I comizi di Camorra, i concertini che fanno male…

Due notizie che danno il peso di una situazione che è sfuggita di mano tempo fa. E ciclicamente torna a presentare il conto. Due storie di dabbenaggine, sottovalutazione dei rischi, profonda ignoranza. Oppure, e sarebbe peggio… Danno il peso di quanto sia diffusa una consapevole sensazione di impunità ed inviolabilità in certi ambienti. E, purtroppo, pare proprio che sia così.

Primi di novembre, città vecchia: concertino per la festa di diciott’anni di un ragazzino che, dall’anno scorso, è ai domiciliari per tentata estorsione. Aveva minacciato di danneggiare l’albero di Natale sistemato tra le mura di Bari Vecchia se l’installatore non gli avesse garantito una certa somma. S’era scusato, non aveva nemmeno concretizzato l’estorsione. Era a casa, per provare ad evitare che la contiguità con ragazzi marchiati da condanne serie e più gravi potesse compromettere ancora di più il lavoro delicato di recupero. Per la sua festa, però, la famiglia e gli amici avevano pensato che non potesse mancare un momento da ricordare per sempre, che facesse parlare tutto il quartiere – nulla da sorridere nemmeno, in alcuni contesti è una faccenda drammaticamente delicata quella della celebrazione; ed in merito c’è da studiare più che fare battute. Il ragazzino, entusiasta del suo idolo che blocca la strada con le casse e finisce immortalato in decine di video in cui canta per lui e per il suo compleanno, non resiste. Al richiamo della folla in strada e del cantante nel microfono, schizza fuori dalla porta di casa e duetta col cantante. Immortalato da decine di telefonini che condividono il video in tutto quel sistema e quel network di rapporti e conoscenze che è Bari Vecchia Social. Risultato? Il ragazzino è tornato al minorile. Nella delicatissima fase del passaggio dalla minore alla maggiore età. Meglio, per diamine, non poteva pensare di festeggiare!

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Scena due: pochi giorni fa, quartiere San Paolo – CEP. Una vecchia conoscenza del clan Telegrafo-Montani-(MIsceo?) viene sorpreso dalle fotocamere di incolpevoli residenti ad arringare una folla di picciotti e giovinastri in coltivazione. Arma in pungo! Più che un summit, alle forze dell’ordine, quello cui si trovano ad assistere una volta intervenuti pare un vero e proprio comizio di mala. I presenti non riescono a dileguarsi. L’arma, seppur nascosta inizialmente, viene ritrovata e confrontata con le foto scattate dagli agenti un attimo prima di intervenire. Il comiziante è riportato dietro le sbarre: porto abusivo di arma da fuoco (guerra?). Il tutto, lo ripetiamo, succedeva non in un locale appartato, ma per strada, tra la gente. Come, se, appunto,  quella fosse una pertinenza propria, ad esclusiva loro disposizione.

Come il vicolo dove quel ragazzino s’è messo a cantare, abbracciato al suo cantante. Senza rendersi conto che quel vicolo non era già più casa sua.

Sensazione di imponibilità? Ignoranza, Cialtroneria? O c’è, peggio, la sensazione per questi individui di disporre di quel che li circonda come se fosse una semplice estensione di ciò che è proprio?

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