La Camorra aristocratica, quella del click-click

Voleva gente che facesse click click, Vito Martiradonna, al secolo Vitino l’Enel, per decenni indicato come il cassiere e la mente economica dietro il vecchio boss Antonio Capriati. I cani feroci del bus bus, quelli che pensano solo a spacciare, li chiamava quattro scemi. Poveracci, rispetto ai “grandi universitari” che reclutava.
Aveva messo in piedi un sistema che tirava fuori dalle cantine e dai bassi vecchi arnesi di Camorra e li metteva assieme a giovani e caricatissimi rampolli dell’aristocrazia camorristica, come Tommaso Parisi, figlio di Savino, ancora una volta accostato dalla magistratura al clan del padre.
E assieme, Vito Martiradonna s’era tirato appresso gente del clan Santapaola e gente delle cosche della ‘Ndrangheta – i vecchi amori che non si scordano, per il sistema barese.

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Si occupavano di scommesse. Per dirla tutta, secondo l’accusa, grazie a triangolazioni tra paradisi fiscali e forti di una cassa spropositatamente enorme, si erano nei fatti inseriti nei circuiti di alcune grandi marche del betting – non solo online – e si erano assicurati, attraverso prestanome, il controllo di una serie di punti scommessa fisici. Giocavano con le fiscalità dispari dei portali online, veicolando il grosso sui circuiti del “.com” esterni al controllo dell’ADM (agenzia dogane e monopoli). E grazie alle tassazioni irrisorie di Malta e della Romania (paesi dove avevano infiltrato altre agenzie come la Centurion) riciclavano e ripulivano grossissime somme moltiplicandole.

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C’è molto ancora che bolle nel calderone delle indagini. Ci sono, a margine di altri processi, le dichiarazioni di due pentiti altamurani che indicano in Tommaso Parisi il referente di un sistema che proponeva l’affiliazione di sale scommesse a marchi precisi, sottolineando i vantaggi di associarsi a portali che mantenevano la doppia desinenza internet .it e .com. Il tutto, precisano i pentiti, senza bisogno di alzare nemmeno la voce, visto che l’affare, già da subito, appariva vantaggiosissimo. C’era solo da ringraziare la scaltrezza del proponente, a sentire i pentiti.
C’è molto nel calderone perchè nell’inchiesta sono coinvolti i paradisi fiscali europei e non, ci stanno in mezzo agenti dell’AISI. C’è, per esempio, il fronte siciliano legato ai Santapaola. Clan che ha con Malta e con la mafia di quell’isola già enormi legami, per esempio a margine dei grossi traffici di contrabbando di petrolio. E c’è tutta la frangia calabrese legata ai Bellocco, proprio quelli che diedero i natali alla struttura criminale Pugliese ormai quasi quarant’anni fa.

C’ tanto, davvero, da chiarire in questa inchiesta. Quel che però si capisce chiaramente è che pezzi interi della narrazione camorristica barese, quelli storici, che qui definiamo aristocratici perchè unici depositari, ancora, delle prime investiture ed unici ancora oggi a poter spendere con sicura autorevolezza il proprio nome, hanno fatto il salto di qualità.  E Martiradonna, che nel processo Borgo Antico – solo in quello – fu processato e condannato come pezzo di un sistema, sembra abbia saputo spendere bene il proprio nome. Come collegato ad uno dei sei fondatori della Camorra Barese. Quell’Antonio Capriati che, ancora oggi, è erroneamente considerato l’uomo che regge le fila di un clan intero – nei fatti ed in verità da tempo passato di mano ai suoi nipoti. Quell’Antonio Capriati che, si evince chiaramente da sue escandescenze durante i colloqui, su Martiradonna e sui suoi traffici non ha più alcun controllo.

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E’ una Camorra nuova, affaristica e spregiudicata. Ma è anche una Camorra – questa – che rappresenta la sparuta minoranza dei sistemi criminali attivi a Bari. Il grosso a quel salto di qualità non è ancora potuto arrivare. Semplicemente perchè la scarsa autorevolezza criminale riconosciuta preclude, a questi parvenue del crimine, l’accesso a certi livelli.

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