Deve far paura il 21 settembre 2018 a Bari!

1537567914739.JPG--aggressione_nel_quartiere_liberta_al_corteo__mai_con_salvini___2_feriti_gravi.JPGAttenzione a liquidare la storiaccia oscena di ieri sera, a Bari, quartiere Libertà, come una faccenda da due soldi. Come la solita vecchia solfa di fasci e cinesi che si acchiappano e si menano. Perché non è affatto così. Sebbene, ad uno sguardo poco attento, questo possa apparire.
I fatti: da decenni il quartiere Libertà vive una vera e propria condizione di ghettizzazione. Conseguenza di politiche sciagurate che non hanno sostenuto il quartiere nel mentre i suoi servizi degradavano, la crisi mordeva i calcagni, le fabbriche attorno chiudevano e per molti diventava sempre più difficile mettere un piatto a tavola lavorando onestamente. Da decenni, al quartiere Libertà, la Camorra barese ha potuto mettere radici indisturbata. E, in quel ghetto dimenticato, a due passi dal centro, ora, si è installata da un decennio buono una delle centrali operative della cosca più radicata e potente di Bari. img_20180211_110237.pngAncora i fatti: da un quindicennio buono, complice l’abbandono del quartiere da parte di chi poteva permetterselo, il Libertà è divenuto il luogo dove maggiormente ha radicato la propria residenza la comunità migrante che ha fatto di Bari la sua seconda casa. Si tratta nella stragrande maggioranza di cittadini in regola col permesso di soggiorno. Colorati, sulla pelle, nel vestire, nel parlare dieci lingue diverse. Ma sempre cittadini, in regola col permesso e con tutti gli adempimenti burocratici. No, per essere precisi non tutti: la comunità migrante di stanza a Bari, spesso, pur di avere un tetto sulla testa, al Libertà ha dovuto accettare un compromesso detestabile e tutto meridionale: quello del nero abitativo. Perché – e questo lo ha evidenziato anche un controllo a tappeto delle istituzioni comunali – al Libertà i baresi che affittano, soprattutto ai migranti – o lo fanno in nero, oppure lo fanno riciclando unità immobiliari dichiarate depositi, box, rimesse. E questo causa marginalizzazione ed invisibilità rispetto ai servizi pubblici, rispetto alla burocrazia, rispetto all’amministrazione. E questa marginalizzazione, negli anni, porta la gente intorno a guardarti con sospetto. Oltre, spesso, a metterti in condizioni disperate. Oltre a impedirti di accedere a molti servizi assistenziali del comune.
Aggressione-Libertà.jpgAncora i fatti: da un anno buono la nuova Lega, quella che invece di dividere l’Italia tra Nord e Sud vuole spaccarla tra Con Noi-Contro di noi, ha cominciato a soffiare sul fuoco della marginalizzazione e della crisi amplificando a dismisura per ragioni elettorali la xenofobia. Creando, sì, creando ad arte, una emergenza immigrazione che a Bari, nel quartiere, oltre la piccola e sporadica preoccupazione che è fisiologia in un quartiere così problematico, non si è mai conosciuta. Fino ad inventare un comizio di Salvini battezzato come oceanico, raccattando in giro per la provincia un paio di centinaia di supporter ad uso e consumo delle telecamere.
Comizio nel quale, per dieci minuti, in una città che ha la propria giustizia raminga e terremotata, il Ministro degli Interni ha detto che “Ci saranno per le strade del quartiere più poliziotti, per contrastare immigrati irregolari, spacciatori e papponi!” Non una parola sulla Camorra, che del quartiere, da decenni, è il vero problema. Come se non esistesse.
Ultimo fatto: da un po’ proprio in quel quartiere, complice l’emergenza costruita ad arte attorno alla comunità immigrata, si è installata in via Eritrea una sede di Casapound. Naturale, fisiologico: un gruppo politico va dove è convinto di poter “lavorare” su una “emergenza” per “espandere la propria base, fare reclutamento, avviare radicamento”.

Ieri sera, a margine di una iniziativa per l’integrazione del quartiere e nel quartiere e contro marginalizzazione e politiche salviniane, un gruppo di persone provenienti dalla sede di Casapound ha aggredito alcuni attivisti e promotori del corteo. Ferendo alcuni. Ne è nato un corteo che si è mosso verso il Libertà e la sede di Casapound. Corteo bloccato con violenza dalla Polizia.

I fatti di ieri, i fatti di avant’ieri e quelli indietro fino a quarant’anni fa stanno messi sopra, in fila uno dietro l’altro.

Unknown.jpegQuel che non si deve ignorare, però, sta dietro le righe. Sta in mezzo alle parole. Nelle pieghe della Memoria. A Bari, quarant’anni fa e qualcosa di più, una situazione così si è già verificata. Lo scenario era quello di Bari Vecchia. Gli ingredienti tipici del ghetto marginalizzato c’erano tutti. Non c’erano gli immigrati ma degrado, disoccupazione, povertà, delinquenza di sopravvivenza… ci stava tutto. Mancava la fogna, per dirne una… ma questo più che attenuare le condizioni di cui sopra, magari le aggravava. In quella Bari Vecchia, una serie di cantieri di politica e socialità la sinistra li aveva inaugurati. E stava ottenendo risultati. Tanto da conquistare dalla sua anche alcune fette di quel blocco sociale che delinqueva nel contrabbando per portare il pane a casa, quando ancora la Camorra barese non esisteva. E quando Bari Vecchia era solo un ghetto di povertà e non una centrale operativa delle mafie cittadine. I fascisti a Bari Vecchia non ci potevano entrare. E quel bubbone rosso a due passi dal centro faceva paura a tanti. Perché era rosso. E perché era fatto degli ultimi veri. Degli straccioni. Dei barivecchiani. Così qualcuno pensò bene di ispirare una ventina di rampolli della Bari nera, di impastarli ad un’altra ventina di sciagurati e mezze tacche del crimine e di suggerire loro di fare casino. Di menare qualche rosso, magari di quelli che si permettevano di mettere la testa fuori dalla cloaca che era Bari Vecchia. E così qualcuno con la lama in tasca pensò bene di passare dai cazzotti alle coltellate. E con una vigliaccheria davvero degna di essere ricordata, in una scazzottata provocata ad arte, scelse di accanirsi sull’unico che non poteva scappare, perché poliomielitico: Benedetto Petrone. Com’è successo ieri, al Libertà, quando ad essere aggrediti sono stati cinque attivisti che stavano accompagnando a casa una ragazza nera col suo passeggino, col suo bambino. Pari pari.

b_978-88-8176-995-7.jpgMagari gli ispiratori di quel che è successo a Bari ieri non sono gli stessi di quarant’anni fa. Forse vengono fuori da sotto allo stesso vetrino di coltura. Però la strategia è la stessa. Picchiare, scatenare il panico, pestare perché ci sia una risposta violenta. E perché la risposta si declini lungo una direttrice sola: quella degli opposti estremismi. Chi ispira questo conosce bene i baresi. E sa che una cosa così è già successa. Dopo l’omicidio di Petrone. Quando la città si strappò in due. Tra chi diceva che c’era una emergenza fascista e chi diceva che infondo era solo crepata una zecca. Anzi, uno che zecca lo era due volte: barivecchiano e comunista. Sui due lembi di questa città strappata a metà, nessuno che ricordasse che quel che era successo era figlio di una lotta precisa. Una lotta che denunciava e cercava di colpire una emergenza: quella della ghettizzazione, della marginalizzazione, della disperazione che rischia di diventare altro. Come andò a finire? Che a Bari Vecchia i cantieri politici e sociali si chiusero. E che anche i contrabbandieri più rossi finirono per sbiadire. Ed emerse una nuova leva di delinquenti. Gente che più che delinquere per sopravvivere, lo faceva per arrivare, per arricchirsi, senza troppi scrupoli. Come andò a finire davvero? Che a Bari Vecchia nacque uno degli storici clan della Camorra Barese.

7135aggressione_bari.jpgLa città, sulla scazzottata di ieri, rischia di spaccarsi di nuovo. Anche perché i luoghi di discussione incontrollati dove di questo si ragionerà sono molto più potenti dei giornali e dei bar, delle sezioni e dei circoli ricreativi. Ed i rischi della replica di uno strappo, però, oggi sono molto più gravi. Perché Libertà è un ghetto molto più complesso di Bari Vecchia quarant’anni fa. Perché al Libertà oggi c’è ed è viva una comunità migrante regolare, onesta ed operosa nella sua maggioranza schiacciante. E però è una comunità sola e marginalizzata rispetto alle istituzioni. Soprattutto per colpa di chi a quella comunità da casa. Soprattutto per colpa dei baresi. Se la città si strappa su questo, in un quartiere dove la Camorra non ha nulla da imparare, anzi è attiva e già operosissima, modernissima, agguerrita, le minacce per tutti, dopodomani, saranno terribilmente più gravi. Restare lucidi dopo le botte è sempre difficile. Ma è necessario, centomila volte oggi più di ieri, che nessuno dimentichi che i fascisti non sono l’emergenza del Libertà, oggi, ma un sintomo dei problemi più gravi, più strutturali, più storici di quel luogo.

bari sparatoria-2.jpgSe ci dimentichiamo di questo, come quarant’anni fa, a banchettare saranno altri. Saranno i signori dimenticati o ignorati nei discorsi del Ministro e dei suoi scherani. Saranno i Camorristi. Ed i fascisti che sull’emergenza immigrazione continueranno a montare casi. Mentre chi fa crimine continuerà a farlo, sempre più. E chi oggi delinque per sopravvivere, bianco o nero che sia, domani, forse, sceglierà di fare un salto.

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