“Protocollo Movida”: lo spaccio come forma di racket

Porzioni intere della città di Bari, negli ultimi venticinque anni, hanno conosciuto una frizzante evoluzione grazie all’intraprendenza di una serie di imprenditori che, puntando sul mercato della ristorazione e dell’aggregazione, hanno riqualificato isolati, piazze, luoghi di ritrovo prima lasciati in abbandono. E’ con questa costante opera di apertura di pub, bar, pizzerie ed esercizi di ristorazione che, negli ultimi vent’anni, Bari vecchia e determinate porzioni del lungomare e del centro – quelle a ridosso del quartiere Madonnella, ai margini della city commerciale – hanno conosciuto un vero e proprio rinascimento in termini di presenze, aggregazione sociale, espressione economica e commerciale.

Come sempre, ovunque si sviluppino occasioni di mercato, la Camorra Barese si è presentata a porgere il conto. E cercare di sviluppare occasioni di arricchimento parassitando quello costruito dalle imprese.

hqdefault.jpgNei primi anni, le attenzioni pericolose delle famiglie di camorra baresi si sono espresse attraverso la forma del racket delle estorsioni, con richieste di denaro “in cambio di sicurezza”. Utilizzando un protocollo ben rodato: minacce, intimidazioni, incidenti causati ad arte a margine della movida per poi ripassare e suggerire – nei fatti imporre – agli esercenti il pagamento di una decima settimanale o mensile. Il tutto in cambio della possibilità di continuare ad operare tranquilli. E’ stato così, a Bari, per il primo lustro buono. E nei fatti, questa attenzione criminale, dopo poco si è tradotta nella crisi e nella chiusura di molti degli esercizi in questione, strangolati dalle richieste estorsive e dalle fisiologiche difficoltà di lanciare un settore fino ad allora sconosciuto in quelle zone della città. Nello stesso momento, però, l’evidenza che a Bari il racket contro gli esercizi ristorativi stesse prendendo piede, ha attirato anche l’attenzione delle forze dell’ordine che a più riprese sono intervenute per stroncare – o provare a contenere – il fenomeno. Anche perché, a margine del racket estensivo, quello che si verifica è l’aumento esponenziale dell’incidenza di altri reati: usura e riciclaggio in primis.

bari-carabinieri-650x250.jpgDopo un quinquennio buono di assestamento, le cose sono cambiate. Un nuovo rinascimento ha interessato le zone della movida barese – rimaste le stesse anche a distanza di un decennio. Nello stesso momento, però, quel che è apparso subito evidente è una diminuzione drastica di tutte quelle spie che aiutano a segnalare la presenza di un circuito estorsivo stabile ed aggressivo. La Camorra aveva abbandonato il campo? Tutt’altro. Perchè quel che si stava verificando era un cambio di strategia radicale delle organizzazioni criminali, rispetto ai mercati offerti dalla nuova movida. Non più in funzione parassitaria, no. Questa volta la Camorra recuperava un protagonismo fino ad allora sconosciuto e scendeva in campo con un network di nuova generazione: quello dello spaccio diluito all’interno della movida.

Nei fatti, quello che i clan avevano notato era che a margine del grande mercato del divertimento e della ristorazione, ad aumentare era anche il bacino di utenti potenziali per il traffico di stupefacenti. Chi arrivava a Bari Vecchia o sul Lungomare in cerca di divertimento, di una bevuta o di una pizza, era spesso anche un potenziale consumatore di sostanze stupefacenti – soprattutto quelle leggere o quelle sintetiche. Ed era quindi auspicabile, per i clan, che non intervenissero cause esterne ad allontanare quel mondo di potenziali consumatori che si affacciava. Anzi, era preferibile che il mondo della movida proliferasse, nella speranza che questo aumento di utenti si traducesse anche in una crescita esponenziale della domanda. Allo stesso tempo, ai clan era stato subito evidente che strozzare l’economia della ristorazione avrebbe portato una robusta contrazione del mercato della droga, con un crollo dei ricavi conseguente. Per cui, i gruppi criminali hanno imposto per le strade una dottrina diversa: una rete di spacciatori inseriti all’interno dei circuiti della movida come frequentatori abituali di determinati luoghi e determinate piazze. Questi soggetti, autorizzati ad allestire un proprio mini-network di spaccio, hanno negli anni colonizzato i luoghi del divertimento garantendo un rifornimento continuo del mercato ed una soddisfazione generale della domanda. Il tutto, in una situazione di relativa “pace sociale” e tranquillità apparente garantita anche e soprattutto dalla loro presenza. L’ordine impartito dai clan, infatti, è da subito stato quello che non ci fossero problemi di ordine pubblico ad attirare le attenzioni delle forze dell’ordine sulle zone della movida. Al tempo stesso, l’abbandono delle attività estorsive ha enormemente ridotto l’emergenza di reati spia, tranquillizzando, in un primo tempo, magistratura ed apparati repressivi.

spaccio-hashish.jpg.aspx.jpegNei fatti, però, la Camorra barese occupa stabilmente i luoghi di aggregazione e divertimento. Li condiziona e li controlla. Il tutto, sia chiaro, senza che ristoratori o esercenti possano essere considerati parte della filiera o soggetti coinvolti. Quando vi sono contatti, infatti, essi sono sempre di natura ricattatoria o persecutoria. Gli esercenti, i negozianti, i ristoratori, di fronte a questo nuovo protocollo, sono VITTIME. Il tutto, per almeno un decennio buono, nel silenzio e nella sottovalutazione generale del fenomeno. Il tutto, troppo spesso, mentre ci si ripeteva che, infondo, si trattava solo del commercio di sostanze leggere – un commercio sempre sottovalutato nella sua pericolosità. Intanto, però, in un decennio, la malavita barese ha ingrassato le proprie casse e costruito le proprie fortune anche su questo mercato. Ed ha sviluppato un controllo del territorio e delle dinamiche così forte da essere anche intervenuta, almeno in un caso, nel recente passato, anche con il tentativo del salto di qualità. In un caso, infatti, la magistratura ha anche provato pesanti infiltrazioni di un clan nella gestione di un grande e conosciuto ristorante della Città Vecchia. E sono in molti a sostenere, di fronte alle recenti assegnazioni demaniali per la gestione di spazi ristorativi a margine della muraglia, sul lungomare che dal porto arriva al Margherita, che la infiltrazione criminale sia stata così forte da condizionare gli esiti di alcuni bandi. Su questo, però, allo stato attuale, non c’è alcuna certezza – né risultano indagini o particolari osservazioni a riguardo.

Quel che invece è certo è che sia necessario intervenire con un controllo costante ed una attenzione maggiore sui luoghi della socialità barese. Soprattutto perché la “prateria libera” che finora i clan hanno sperimentato sul campo è una occasione ghiottissima, per le famiglie di camorra, per mettere radici in un sistema economico che, un domani, può offrire molte e più allettanti opportunità.

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