Saldature inquietanti ed oro verde

Proseguiamo un breve focus sull questione “droghe leggere”. Con particolare attenzione alla marijuana. Sembra doveroso, perché nelle ultime due settimane, complice la coda agostana fatta ancora di movida estiva, ma anche e soprattutto di ripresa del regolare scorrere delle giornate, quel che accade in alcuni luoghi precisi della città finisce per forza di cose sotto la lente d’ingrandimento di cittadini e forze dell’ordine. E crea i presupposti per osservazioni, indagini, interventi.

Nelle ultime due settimane di agosto e nella prima di settembre sono state parecchie le micro-operazioni di polizia contro luoghi di spaccio di sostanze stupefacenti leggere. Gli interventi si sono concentrati soprattutto nelle zone della movida serale ed in alcune zone della città divenute, purtroppo, terra di nessuno. In quest’ultimo caso parliamo della centralissima Piazza Umberto e della vicina Piazza Battisti. Lì, a dieci passi dalla Stazione e da Via Sparano, oltre che dalle principali facoltà universitarie, ormai da un buon quinquennio, il controllo dello Stato appare sempre più debole. Ed i dialetti alberati e le panchine si sono nei fatti trasformati in una zona “franca” che comunica degrado, insicurezza, paura. In entrambe le zone, a più riprese, le forze dell’ordine hanno colpito in modo chirurgico smantellando piccoli network di spaccio di sostanze stupefacenti. Sostanze da fumo e cocaina sequestrate. Immigrati irregolari e cittadini baresi gli arrestati o denunciati a piede libero. Dato rilevante, l’ultimo, i soggetti baresi denunciati o arrestati sono facce note alle forze dell’ordine, ma esclusivamente per reati di bassissima manovalanza.

Il dato è utile per confermarci innanzitutto che sempre più il network di spaccio delle sostanze da fumo è uno strumento di inserimento tra le fila delle organizzazioni criminali. E’ la porta d’accesso al mondo del crimine. Ancora, come già detto pochi giorni fa, si rivela lo strumento con cui il clan applica la propria leva economica, creando ed irrobustendo la cassa corrente e nello stesso tempo permettendo introiti di sopravvivenza agli spacciatori di strada.

NRM01C’è dell’altro, però. Molto più importante. La presenza, tra gli spacciatori, di immigrati irregolari, infatti, contribuisce a collocare nello scenario un altro tassello utilissimo nella analisi delle dinamiche criminali a Bari. Fino ad oggi i network criminali di contrabbando e di spaccio, quelli per capirci che garantiscono ai clan cassa corrente continua e controllo del territorio, erano network inclusivi, utili per allargare la base dei sodali di basso livello, ma mai così tanto “a maglie larghe” da includere extracomunitari o soggetti ritenuti scarsamente affidabili sul piano della sicurezza interna del clan. Da alcuni anni, invece, soprattutto in alcuni luoghi della città, i network dello spaccio minuto sono aperti – quando non completamente appaltati – a manovalanza extracomunitaria. Perché questo avviene? Semplice: si pesa ancora una volta nel degrado, nella fame, nell’esclusione. Ma non basta. Quel che accade, in più, è anche che si interviene ancora una volta in luoghi in cui il radicamento della propria struttura è complicato, faticoso, troppo esposto allo sguardo delle forze dell’ordine. Quindi, per poter acquisire un controllo del territorio su zone lontane dalle proprie roccaforti, e per farlo senza destare sospetti, i clan nei fatti “subappaltano” la gestione minuta dello spaccio, in alcune piazze, a gruppi di extracomunitari già presenti in zona. E’ così che sono nate le batterie di spacciatori neri dei giardini attorno all’Ateneo. Questa operazione di fidelizzazione, quand’anche esterna, di gruppi eterogenei di immigrati alla causa del clan, inoltre, costruisce i presupposti di una pace sociale in altre zone della città dove la coabitazione con la disperazione e la marginalizzazione di quegli stessi immigrati potrebbe portare conseguenze nefaste. Permettere di spacciare a Piazza Umberto a gruppi di immigrati residenti al Libertà – sotto traccia, in zona grigia quando non completamente abusivi ed irregolari – garantisce innanzitutto il riconoscimento tra gruppi di un rapporto gerarchico. Inoltre assicura il fatto che quei gruppi di immigrati che scelgono di delinquere per ragioni di sussistenza, lo faranno lontano dal territorio del clan, con rischi minimi di moltiplicare le attenzioni delle forze dell’ordine sulle proprie roccaforti. Ancora, ed in ultima analisi, l’inserimento morbido nella propria galassia criminale di gruppi di delinquenti ben riconoscibili e ben aggregati tra loro per ceppo etnico, tradizioni, culture e sub-culture, frena tra questi gruppi la tentazione di costruire organizzazioni criminali in proprio, strutturarsi come gang o come gruppo informale e radicarsi come tale sul territorio. Rischio per ora fortunatamente scongiurato in tutti i quartieri di Bari, dove la malavita degli immigrati si manifesta ancora coi canoni della mera sopravvivenza.

WhatsApp-Image-2017-01-24-at-07.42.32-696x392Non possiamo però ignorare che, proprio a partire da rapporti di riconoscimento mutuo di questo tipo, un domani le cose possano degenerare. Ed il fatto che gran parte di queste saldature si concretizza ai margini della quasbah del Libertà è un dato ancora più preoccupante. Perché le ultime indagini dimostrano che la malavita autoctona di quel quartiere, nell’ultimo biennio, benché vincente rispetto alla concorrenza, sta attraversando una delicata fase di crisi interna. Una fase fatta di riorganizzazione degli equilibri e delle linee di comando. Ed in fasi delicate e di riorganizzazione interna – come queste – con le grandi figure di riferimento e gli avversari storici in cella o in condizione di non nuocere, è facile per alcuni avvertire la tentazione di uno strappo nei confronti delle vecchie regole e delle vecchie gerarchie. Non è escluso, ovviamente, che tentazioni del genere possano far prudere il naso anche alle batterie degli immigrati conquistate alla causa. Anche perché, dalla loro, queste ultime hanno una compartimentazione ed un tratto indetitario che le rende molto più forti e coese. E soprattutto perché, sempre di più, il grande traffico di stupefacenti leggeri si muove su direttrici diverse da quelle italiane di riferimento. E quindi risulta molto più semplice, per gruppi diversi, entrare in contatto con le organizzazioni che si occupano di ingrosso e che fanno i prezzi. E un dato di questa portata, è intuitivo, ci aiuta a capire con quanta facilità si possa accedere a tutti gli strumenti per la creazione di un network di spaccio in proprio.

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