La “Quarta Mafia” non esiste!

Provocatorio, come titolo? Decisamente. E me ne assumo la responsabilità. Purtroppo, per smuovere gli stagni, a volte, è necessario lanciare un sasso. Ed allora lanciamolo, perché lo facciamo a ragion veduta. Prometto: è l’ultimo post programmatico che vi impongo. Credetemi, però, è davvero necessario.

In Puglia non esiste una sola Mafia. E quindi parlare di Quarta Mafia, quando si ragiona di Puglia, è profondamente scorretto.
La Quarta Mafia, come struttura unica, è esistita solo sulla carta per un brevissimo periodo. Peraltro, solo dietro le sbarre dei carceri di Bari, Trani, Port Azzurro. La Quarta Mafia, conosciuta come Sacra Corona Unita, è già stata processata e riconosciuta come associazione a delinquere semplice, peraltro senza che ne fosse provata la mafiosità, nel lontano 1985. E da allora non esiste più. Non solo per diritto, ma anche nei fatti. Per le strade, nelle carceri, nelle nostre città.

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In Puglia, già dal 1985 e quindi ben prima che se ne cominciasse a parlare e ragionare, la Quarta Mafia già non esisteva più. Questo, ovvio, non vuol dire che non esista mafia in Puglia. Tutt’altro. Di sistemi criminali mafiosi, nella nostra regione, ne esistono almeno tre. Ben distinti tra loro. Ciascuno col proprio ambito territoriale di competenza. Ciascuno con le proprie logiche, i propri rituali, le proprie vocazioni. Ciascuno con un nome ed una struttura propria, differente dalle altre. Eppure, per sciatteria, disattenzione, mancanza di approfondimenti, spesso per una curiosa forma di sensazionalismo che si nutre di un interesse “mordi e fuggi” tanti continuano ancora ad usare, per la Puglia, termini come Quarta Mafia o Sacra Corona Unita. Come se bisognasse confrontarsi con una struttura unica. Con un nemico solo.

Non sono bastati quarant’anni di occasioni mancate, nella lotta ai sistemi criminali organizzati pugliesi, per capire che la definizione di Quarta Mafia è stata un’arma potentissima nelle mani delle mafie pugliesi per radicarsi al meglio e sfuggire con facilità alle maglie della giustizia. Ancora oggi, ancora in Commissione Antimafia, ancora nelle Prefetture, nelle Commissioni Regionali e sulle colonne dei quotidiani più autorevoli, non si smette di ragionare di mafie pugliesi in termini unitari. Ancora oggi si continua a sbagliare. Si continua ad accomunare la Mafia del Gargano alla Camorra Barese, la Società Foggiana alla (nuova) Sacra Corona Unita che opera nel profondo Salento. Ancora oggi si crede che chi da Napoli investa a Gallipoli lo faccia col benestare di una struttura unica che sovrintende ai traffici illeciti di una regione intera. Oppure, si è portati a credere che i cartelli albanesi, quelli che movimentano centinaia di tonnellate di marijuana sulle nostre coste, lo facciano in nome di una alleanza di cartello che vede, sulle nostre coste, un riferimento unitario. Davvero, niente di più sbagliato!

La speranza, con questo modesto ma costante contributo, è che si cominci, una buona volta, a ragionare in profondità di queste mafie così pericolose, moderne e spregiudicate. Prima che altre occasioni finiscano per essere mancate ed altre opportunità perse.

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