5 W che possono tornare utili…

Non sono un giornalista, sebbene tutti abbiano potuto leggere miei contributi, ospitati su una serie di testate a respiro regionale e locale. Non sono, però, un giornalista professionista. E però, lo ammetto, ho rispetto al mestiere del giornalista una fascinazione ed una tensione che tenere a freno, spesso, è difficile. Negli anni del dottorato, quello che il mio tutor mi rimproverava spesso, era un approccio – nello scrivere – poco accademico ed un po’ troppo giornalistico. Lo riconosco, lo ammetto: scrivere in “universities” non mi piace per nulla. Il registro del raccontare lo trovo più comodo da calzare su quel che scrivo. Su quel che studio e restituisco.

Forse è proprio in risposta alla antichissima regola delle 5 W che ho sentito il bisogno di tirare fuori un post come questo. 5 W che inquadrino quanto più possibile il luogo dove siamo. Perché chiunque, passando di qui, possa sapere cos’è, chi lo anima, cosa ci si deve aspettare frequentandolo. 5 domande secche per cinque risposte che valgano a definire in modo chiaro questo spazio, inquadrandone le finalità, le tempistiche, i contenuti.
Procediamo, allora.

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Chi? Per rispondere a questa domanda, teoricamente, basterebbe cliccare sul menù a tendina in alto: c’è una voce apposita sull’autore, me medesimo. Non basta, però. Perché personalmente ho anche un’ambizione più alta: offrire qui spazio ed ospitalità a persone o realtà che si occupano di Antimafia Dal Basso sui nostri territori. Studiosi o semplici attivisti, animatori di associazioni o operatori sociali. Testimoni e vittime, anche, se sarà possibile. Perché questo diventi non solo un luogo di diffusione, ma anche di confronto e partecipazione attiva.

Cosa? Risposta difficile, da dare, soprattutto perché parecchio impegnativa con voi che leggete. Cosa trovare qui? Innanzitutto contributi di studio al fenomeno delle mafie pugliesi, con un interesse particolare verso il fenomeno della Camorra Barese che è quello in cui sono specializzato. Al fianco di contributi di studio, riflessioni, resoconti ed analisi, sarebbe bello poter offrire anche una sorta di rassegna stampa ragionata, che funga anche da cronologia e da osservatorio sul fenomeno – quantomeno su base provinciale. Delle ospitate, poi, abbiamo già parlato poco più su: sì, mi piacerebbe poter inserire delle interviste che siano chiacchierate. O anche, perché no, dei contributi esterni tematici. Vedremo cosa sarà possibile fare!

Dove? Non è retorica, la domanda. Perché in epoca di social e di web 2.0, i luoghi sono zone liquide. Mi piace pensarle come correnti, affluenti. Ogni spazio è specchio e contributo, allo stesso momento, di altri spazi simili – eppure differenti. Per cui, sì, la base operativa delle discussioni sarà questo blog e questo spazio. Ma ad esso saranno collegati una pagina Facebook, un account Twitter e – probabilmente, in futuro – un profilo Instagram. Scelta indispensabile che non disperde… ma moltiplica gli spazi di discussione, gli interlocutori, l’efficienza di questo luogo. Ovvio: i contenuti sulle altre pagine saranno differenti. Sarebbe bello ed utile, però, per chi può, cercare di seguire ciascuno di questi spazi.

Quando? Si sostiene da tempo che essere social e funzionali vuol dire essere sempre sul pezzo. Io, personalmente, ho sperimentato che la presenza ossessiva, tanto di contenuti, quanto di continui contributi a qualsiasi discussione, rischia di diventare nociva. Comunque è molesta. Oltre a questo, disperde una mole enorme di energie, spesso con una ricaduta minima. Non voglio nella maniera più assoluta che questo spazio e queste discussioni rischino da subito di passare come una rottura di scatole. Proprio per questo, i contributi saranno diluiti nel corso della settimana e proveranno a non essere mai più di due o tre. Del resto, per un instant post c’è un luogo come Twitter o Facebook, che è di sicuro più indicato per una riflessione immediata, istantanea, su una vicenda. Qui, dove saranno ospitati contributi e riflessioni più profonde, è anche giusto che ciascuno dei post meriti uno spazio di produzione, lettura e digestione adeguato.

Perché? Bella domanda! Provo a rispondere cercando di essere sintetico. Primo – e lo chiarisce in un certo qual modo anche il post di qui sopra – perché credo fermamente che, ragionando di mafie, soprattutto nella nostra regione ci sia un ritardo di competenze impressionante. Ritardo nello studio, nella diffusione, nella denuncia. Ritardo che non ha fatto altro che permettere alle mafie di radicarsi con molti meno ostacoli. E con molta più efficacia. Ancora, perché credo sia necessario fissare dei punti chiari e fermi in una discussione come quella sulle mafie pugliesi. Soprattutto davanti a studiosi che continuano colpevolmente a sottostimare la portata del fenomeno o a diluirla, in modo a volte imbarazzante, con approssimazioni pericolose ed inaccettabili sul piano accademico. In ultimo, perché mi sono riscoperto stanco ed arrabbiato per come tanti, troppi, nel mondo della politica, dell’accademia e dell’informazione non si rendano conto che quell’Antimafia Sociale che affermano di proporre e sostenere, impatta drammaticamente con un loro modo di vivere le comunità, comunicare, operare. Modo che inconsciamente – ne sono convinto – facilita il lavoro proprio alle mafie. Ed io credo invece sia utile e doveroso, proprio partendo dallo studio e dalla conoscenza delle mafie pugliesi, cominciare a praticare davvero quelle forme di Antimafia dal Basso che sono gli anticorpi più importanti. A partire, anche, dalla creazione di consapevolezze chiare, dalla applicazione quotidiana di buone pratiche, da impegni precisi – anche impopolari, magari – nel campo del proprio agito politico e professionale. A partire dalle consapevolezze minime, come quella del post qui su.

Parole come Manifesto e simili mi appaiono desuete. A tratti tristemente insignificanti. Diciamo che oggi ho davvero voluto prendere un impegno con voi. Vi assicuro che ce la metterò tutta.

 

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